Cultura Ragusa 13/04/2017 11:15 Notizia letta: 3216 volte

Luigi Spoto, l'ottico

Da 62 anni è l'uomo degli occhiali
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Ragusa - Il suo nome a Ragusa è indissolubilmente legato all’ottica. Dallo storico negozio di viale Ten. Lena sono passate intere generazioni. Il personale è lo stesso da decenni ormai e se è vero che ciascuno di loro trasmette professionalità, la presenza del proprietario rafforza la fiducia del cliente che senza esitazione si affida loro. In Colazione da Tiffany nel 1961, Audrey Hepburn spiegava come il negozio fosse “divino” non per i brillanti ma per l’atmosfera che si respirava, “niente di brutto può accaderti qui dentro” diceva. Ecco, chi entra in negozio cerca degli occhiali ma avverte anche la tranquillità stratificata negli anni, la sicurezza che il nome garantisce e quella correttezza col cliente consolidata in più di un secolo. Da 62 anni il signor Luigi Spoto vende occhiali a Ragusa e, nonostante i marchi più famosi, la qualità eccellente e l’assistenza impeccabile al cliente, molti ragusani scelgono il suo negozio per lui, per la sua storia, per il suo nome.

Quando ha iniziato a lavorare?
Avevo 14 anni, era il 1955 e mio padre, ottico come suo padre prima di lui, aprì il negozio a Ragusa. Mio nonno aveva inaugurato il primo nel 1911 a Modica, al Corso, e aveva molti clienti ragusani. Nei primi anni ’50 a Ragusa si scoprì il petrolio, arrivarono gli americani della “Gulf” –il direttore lo chiamavano “lo sceriffo” perché girava con un cappello da texano- e l’economia della provincia cambiò, così mio padre decise di aprire un secondo negozio nel cuore del capoluogo, in viale Ten. Lena che all’epoca era affollatissimo. Mio fratello e io già da piccoli gli davamo una mano, la prima volta che ho usato una molatrice (la macchina con cui si tagliano le lenti, nda) avevo dieci anni, ricordo che mio fratello mi prese in giro quando mi vide salire sullo sgabello! Poi nel 1958 andai a Firenze per seguire il corso di ottica e quando tornai venne naturale che lui stesse a Modica e io a Ragusa, con mio padre a fare da spola tra i due negozi. Quello ragusano era grande solo 45mq, poi nel 1989 il negozio accanto, la Singer, chiuse e così presi in affitto anche quello per ampliare.

Qual è il momento che più ricorda di questi 62 anni?
Le 13.30 del 9 gennaio del 1975, l’incendio. Avevo chiuso il negozio per la pausa pranzo ed ero andato a prendere i miei figli a scuola: tornando verso casa guardai il cielo e vidi un fitto fumo nero in corrispondenza del negozio. Corsi, coi bambini in macchina, e trovai un incendio. I pompieri non poterono entrare subito perché la celluloide è tossica quindi dovettero procurarsi le maschere: nel frattempo le fiamme bruciarono tutto. Gli impianti erano vecchi, c’era stato un corto circuito e, complici i materiali altamente infiammabili, il lavoro di vent’anni era andato letteralmente in fumo. L’anno scorso, durante il trasloco, abbiamo trovato in magazzino degli occhiali vintage che avevano ancora i segni del fuoco. Fu un momento terribile. Dopo pochi giorni venne il direttore del Banco di Sicilia, Carmelino Guastella, e mi chiese che intenzioni avessi e, sentito che volevo riaprire subito, mi invitò in banca: mi disse “faccia quello che deve fare, non si preoccupi, quando ha finito mi faccia sapere”. Sebbene fossi solo un cliente, si assunse tutte le responsabilità e il prestito fu siglato con una stretta di mano. Riaprì il 5 giugno: andai a trovarlo e mi disse di non preoccuparmi, di riposarmi ad agosto e tornare con calma a settembre. In due anni restituì tutto. Non dobbiamo dimenticare che sono le persone che fanno le banche.

Che cambiamenti ci sono stati?
Il laboratorio mi è sempre piaciuto, il montaggio rimane la parte che preferisco, nonostante i macchinari resta ancora un’operazione artigianale. La scelta prima era piuttosto limitata: le montature erano di celluloide nera o tartaruga e il metallo, nero, dorato o argentato, era una lega d’acciaio, pesante e fragile. Poi negli anni ’70 arrivò l’acetato, di tutti i colori, e negli anni ’80 il titanio. Oggi c’è una scelta incredibile e la varietà non può che essere un bene per il cliente. Questi un tempo si affidava totalmente, oggi sono tutti più informati ma anche più diffidenti, temono di essere ingannati, forse hanno preso qualche delusione ma non certo qui: la nostra politica è sempre stata la correttezza, siamo sicuri del nostro lavoro. Poi è anche cambiata molto la città: prima sembrava sempre festa, la mattina con il via vai degli uffici, il pomeriggio per la passeggiata. Oggi il centro si è svuotato, i poli commerciali hanno contribuito ma non ne sono la causa: già vent’anni fa i ragusani, non so perché, preferivano andare a passeggiare a Modica o a Scicli. Ero favorevole alla pedonalizzazione della via Roma ma è chiaro che da sola non basta. Oggi il centro dalle 18 è deserto, tuttavia non ho mai pensato di spostarmi in un centro commerciale, al contrario abbiamo appena aperto il nuovo negozio in piazza Libertà.

Avete investito molto nel nuovo negozio ma anche a Modica e a Marina di Ragusa. Cosa è rimasto uguale?
I miei figli, Giorgio a Ragusa e Gaetano a Modica, hanno seguito le mie orme. Anche a loro il mondo dell’ottica è sempre piaciuto fin da bambini e oggi siamo alla quarta generazione di ottici. A Marina abbiamo aperto per dare assistenza. A Natale a Ragusa abbiamo lasciato la sede storica per spostarci di pochi metri: ho sempre voluto un negozio mio ma dove eravamo prima la proprietà non voleva vendere quindi quando si è presentata l’occasione abbiamo comprato l’immobile degli Invalidi di Guerra direttamente dal Ministero della Difesa. Quello che per me è importante è che anche nel nuovo negozio, nel cambiamento, il nostro modo di fare rimanga lo stesso: oggi abbiamo un negozio di lusso ma il modo di rapportarsi col cliente deve essere modesto e senza fronzoli. I rapporti umani vengono prima del commercio, la correttezza prima del guadagno, l’umanità prima della vendita.

La Sicilia

Anna Terranova
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