Economia Ragusa 22/04/2017 09:52 Notizia letta: 402 volte

Francesco Valenti, il segreto del Moscato di Noto

Doc dal 1973
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Ragusa - Francesco Valenti, vignaiolo, poeta, sognatore, ma anche ricercatore innovativo e raffinato uomo di cultura. In Contrada Gisira sorge una vasta proprietà che vanta una storia di famiglia antichissima, di oltre 650 anni, dove produce, fra gli altri, il suo “Acantus Moscato di Noto Doc”, lo Chardonnay Trebacche – dal nome di una grotta catacombale, scavata nella roccia del terreno di proprietà nell’altipiano ragusano, e di sua proprietà – ad un Nero d’Avola autentico perché nasce nello storico terroir dell’Eloro in Val di Noto, fino alle prelibate creazioni di pasticceria artigianale, con in primo piano i panettoni e le colombe al Moscato, autentici capolavori d’arte dolciaria, che, grazie al suo mitico Moscato Acantus, rimangono morbidissimi per lungo tempo, senza aggiunta di conservanti.

Il Moscato di Noto

Per molti è il vitigno più antico in Sicilia. E' il Moscato bianco, meglio conosciuto come Moscato di Siracu- sa. Furono i Greci e i Fenici a diffondere questa varietà in tutto il Mediterraneo. Era il vino Pollio, ovvero il vino Biblino di cui scrivono nell’antichità e che viene identificato proprio come Moscato di Siracusa. A tal proposito è indicativo il saggio pubblicato nel 1802 dallo storico enologo Saverio Landolina Nava: “Dell’Antico vino Pollio siracusano, per dimostrare l’assoluta identità del Pollio con il Moscato di Siracusa”.

Le analisi e le osservazioni di Landolina si fondano sulla conoscenza diretta, che l’autore ebbe della prassi vinicola siracusana e sull’utilizzo delle testimonianze storico-erudite, quasi tutte tratte dalla tradizione greco-latina: Omero, Pindaro, Teocrito, Ate- neo, Virgilio, Lucrezio, Catullo, Ovidio, Svetonio ecc.
E questo mette in luce che il Moscato bianco fosse una varietà già coltivata in antichità e che in seguito avrebbe dato origine a un’elevata variabilità e a diversi biotipi. Dalle origini all’analisi organolettica, cominciamo a capire quali sono le sue caratteristiche. Partiamo dal colore che, al contrario di altri varietali che vengono utilizzati per produrre vini da dessert, non raggiunge mai una col ambrata, bensì conserva sempre quel colore oro intenso. All’olfatto mostra subito la sua eleganza con quei profumi fruttati in particolare di agrumi, sentori floreali, ma anche note di miele, pesca, datteri e mandorla. Ci sono tutte quelle note che racchiudono la Macchia mediterranea e che fanno parte del suo Dna di uva aromatica.

Al palato si contraddistingue per la sua grande freschezza e facilità di beva. L’ingresso è rotondo, dolce ma mai stucchevole, di struttura e di carattere. Di notevole persistenza e assolutamente fine. Il Moscato Siracusa è stato riconosciuto come Doc nel 1973. Nell’ottobre 2011 il Moscato di Siracusa è stato sostituito dalla Doc Siracusa. La nuova Denominazione di Origine Controllata ha ampliato le tipologie di vini che possono fregiarsi del nome Siracusa e, oltre a mantenere la produzione del Moscato dolce e secco, ha introdotto le tipologie Spumante, Passito, Nero d’Avola, Syrah e Siracusa Rosso e Bianco. Tutte queste tipologie sono inoltre tutelate da un lavoro costante de Le Strade del Vino e sei Sapori della Val di Noto che, attraverso una serie di eventi e attività mirate, porta avanti il racconto di tutto ciò che è figlio di questa parte di Sicilia e che interessa non solo diverse cantine
ma anche diversi comuni, da Avola a Noto, da Ispica a Pachino, da Palazzolo Acreide a Rosolini e produttori di altre eccellenze agroalimentari.
Tra gli accostamenti preferiti con il Moscato le paste alle mandorle, preferibilmente di Avola o la pasticceria secca in generale. Questo è un abbinamento che in gergo tecnico si definisce per concordanza, in quando al dolce si abbina il dolce. Scardinando un po’ le regole e accontentando sia i wine lovers che i cheese lovers, possiamo pensare anche a un abbinamento diverso, ovvero un caprino servito con miele di acacia. Il risultato è una sensazione di pulizia al palato e una chiusura con un’alternanza fresco-dolce che facilita la degustazione.

Redazione
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