Cultura Scicli 26/04/2017 12:37 Notizia letta: 712 volte

Io, il Santo e le reliquie

Cuffitella, da Noto
http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/26-04-2017/santo-reliquie-500.jpg

Scicli - Ricordo, ero un ragazzino, la processione penitenziale all’eremo di San Guglielmo si svolgeva a Scicli il venerdì dell’Ottava di Pasqua.
Padre Arciprete, Mons. Guarino, prendeva fra le mani il braccio reliquiario del santo. Io, chierichetto, portavo la croce astile. Una comunità orante s’incamminava dalla Chiesa Madre verso l’umile casa che era stata del Santo, Guglielmo Cuffitella, nella Cavuzza di Santa Maria la Nova, detta, appunto, per la presenza di questo piccolo fabbricato, “di San Guglielmo”.
Davanti alla chiesetta che ingloba l’eremo, sostavamo un attimo, il tempo di una breve benedizione e del canto della canzoncina. Poi, sempre in preghiera, ritornavamo in Chiesa Madre.
A questa processione penitenziale partecipavano il Gonfalone del Comune con due Vigili in alta uniforme, il Sindaco e la Giunta quando questi ultimi non erano di Sinistra.
Dopo la messa, ogni sera e per tutto l’Ottavario, ai fedeli in Chiesa Madre si proponeva, dopo il canto della canzoncina, il bacio del braccio con le reliquie. Al termine della funzione religiosa, le reliquie si riponevano dentro l’arca d’argento. Io, con la campanella, seguivo il sacerdote cui era affidato questo delicato compito. Era in quest’occasione che, aprendo la cancellata a custodia dell’arca, si aggiungevano bottiglie di acqua o si prelevavano alcune già depositate, in ricordo di una pia, antica e sentita tradizione.
La domenica, a conclusione dell’Ottavario dopo la messa, Padre Arciprete, sempre portando in processione il braccio reliquiario, faceva con i fedeli il giro di Piazza Italia.

Questa, in sintesi, la festa di san Guglielmo nei miei ricordi giovanili. Oggi ha subito una leggera modifica. L’Ottavario è stato ridotto a un triduo e la processione si fa solo ed esclusivamente il venerdì.
Sono cresciuto all’ombra delle reliquie del Santo e nell’ardente devozione espressa per lui non solo dal venerato Arciprete Guarino ma da tutta la Comunità parrocchiale, dalla mia famiglia, dalla “Signorina Presidente” dell’Azione Cattolica, l’indimenticabile Signorina Giovannina Trovato.
Nessuno saprà mai il vero motivo della sua straordinaria e improvvisa conversione. Fulminata come Paolo sulla via di Damasco, ho sempre avuto il sospetto che un ruolo fondamentale in questa sua metanoia l’abbia giocato il Santo, del quale lei fu devotissima e fervente sostenitrice fino alla morte.
Mi piace qui ricordare una sua celebre battaglia, ingaggiata con alcuni alti esponenti dell’Azione Cattolica diocesana di Noto, a proposito di una gaffe fatta al tempo in cui si dotò la Cattedrale di Noto di un pannello raffigurante San Corrado.

In quell’occasione, lei pretese che si dipingesse accanto a quello un altro pannello raffigurante il Nostro San Guglielmo, in memoria dei due grandi santi eremiti della Diocesi. E così fu.
Da circa quarant’anni la processione esterna e solenne con le reliquie del Santo Patrono, cioè col busto e l’arca d’argento, è stata ripristinata dopo anni di proibizioni, dovute a vivaci intemperanze occorse tra i fedeli che rivendicavano, per collegiata o chiesa di appartenenza, il privilegio di custodire le spoglie.
Ripenso ancora, con profonda emozione, a quella prima processione.
La grande affluenza di gente, una moltitudine commossa e orante, dimostrò che il Santo e la Città continuavano a essere un tutt’uno come nei secoli passati.
Anche quella volta e nelle successive edizioni furono presenti il Sindaco e il gonfalone della Città, la Giunta e gli esponenti politici più importanti a sottolineare e riconoscere il grande e prestigioso ruolo sociale e politico che l’Uomo prima e la devozione alla sua santità, poi, avevano svolto all’interno della Comunità sciclitana.
Da qualche anno, ahimè!, la processione si svolge purtroppo sotto tono. Una statua moderna in legno ha sostituito non solo le reliquie ma anche il significato storico profondo e sociale che esse hanno nei secoli avuto, rubando all’intera comunità il desiderio di solennità, il senso profondo e intimo di “Lui con noi” che la aveva animata e la anima ancora.
Mai era successo in quasi Cinquecento anni di Storia un simile fatto a Scicli!
Poter vantare, in passato, un santo e custodire le sue reliquie erano motivo di grande prestigio per una città e per il suo popolo.
Valore storico (sacrosanto!) e testimonianza evangelica (necessaria!) non possono assolutamente e non devono essere svalutati, snaturati o scissi.
Ciò non è permesso neppure se a farlo sono, a volte, uomini stessi di Chiesa.
Il mio vuol essere, dunque, un appello accorato prima di tutto al nuovo Parroco della Chiesa Madre (oggi, appunto, sotto il titolo di San Guglielmo) a ripristinare l’antica tradizione di portare in processione il Busto e l’arca reliquiario.
Quella statua lignea saprà ben testimoniare in chiesa un culto e una fede nei tempi e nelle occasioni in cui non sarà possibile ostendere queste due venerate e autentiche gioie della Chiesa locale. Ma nulla di più.
Per carità di Dio! Riportiamo nelle nostre strade questo Concittadino speciale che da mezzo Millennio ci ha fatto onore e dono della sua presenza e non rifiuta la sua preziosa intercessione presso il Padre Celeste a noi che lo preghiamo!

Voglio sperare, ancora, che il nuovo Sindaco, per la grande sensibilità che sempre ha manifestato e lo distingue nel valorizzare antiche tradizioni e storia della città, si degni di ripristinare l’antica consuetudine durante la processione di venerdì prossimo, accompagnando le reliquie con il gonfalone della città e la sua stessa presenza a sottolineare l’importanza non solo evangelica ma anche storica che il Santo ha avuto per Scicli.
La Città di Noto mai avrebbe permesso che le reliquie veneratissime di San Corrado, suo Protettore, fossero sostituite con un simulacro! E mai rinuncerebbe il popolo di Noto a portare per le vie della città i suoi resti mortali, quasi a santificarle!
Voglio credere che l’uno e l’altro mio invito non cadano nel vuoto. Che il Nostro popolo accolga prontamente e faccia suoi questi miei desiderata per un rispetto della memoria cittadina che solo nella Tradizione può trovare la forza e il desiderio di progettare il suo futuro.
Perché Scicli è “Memma”, cioè di Guglielmo, non dimentichiamolo! Nessuna delle nuove generazioni potrà e dovrà negare questo importante e storico valore di appartenenza anche nel tempo che verrà.

© Tutti i diritti riservati all’Autore

Un Uomo Libero.
http://www.ragusanews.com//immagini_banner/1505383848-3-peugeot.jpg