Cultura Scicli 04/05/2017 20:19 Notizia letta: 162 volte

Silvana Grasso, se la scrittura è un'urgenza

Solo se c'è la luna
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Scicli - Si chiama storytelling. In italiano, narrazione. Non conta ciò che si è. Conta ciò che che si racconta di essere, e ciò che gli altri raccontano di noi. Silvana Grasso è una delle voci che oggi fanno una narrazione della Sicilia autentica, fuori dll'orizzonte delle attese. Vera e cruda, come la sua lingua, potente e forbita.

E' stato presentato, al caffè Brancati, il libro Solo se c'è la luna, Marsilio editore. A presentare la scrittrice Peppe savà, mentre il professore Giuseppe Pitrolo ha intervistato Silvana davanti a un pubblico divertito e partecipe. Incontenibile, rossa e fumante come l'Etna, la scrittrice-grecista-docente ha ripercorso il mondo poetico della sua scrittura partendo dall'infanzia, dal bisogno di carta da scrivere che avvertiva sin da bambina. 

Donna che ama il “disìo”, Silvana Grasso ha presentato il libro ma prima ancora il suo processo creativo. Più che la lingua è importante l’architettura: le parole transitano, vagano ed è importante fermarle nel posto migliore, attingendo da una sorta di catasto di fantasia, scegliendo un’architettura adatta, in questo caso leggera e minimale. Un percorso, quello che vede nascere l’opera, fatto di sensibilità e animalità che registra infine la maturaazione e il distacco del frutto: c’è un momento in cui l’opera va congedata e bisogna aspettare l’onda di ritorno dai lettori. Il pubblico non a caso è stato coinvolto, punzecchiato e provocato di continuo dalla Grasso, scrutatrice attenta e non meno severa di ogni manifestazione d’interesse.

Cosa vuol dire quel titolo così enigmatico, Solo se c'è la luna? La condizione lunare è dichiaratamente essenziale affinché qualcosa si manifesti. Se il periodo ipotetico ha necessariamente bisogno di due parti, il romanzo stesso è costruito d’altro canto sulle due protagoniste, il giorno e la notte diremmo, o meglio il sole e la luna, quell’oscillare tra luce e tenebre che poi è la vita umana e che ognuno di noi in fondo ha dentro se stesso, ha svelato l’autrice.

“Vivere è avere la certezza di morire, di poter esplodere da un momento all’altro, di centellinare l’attimo e scandire metricamente il tempo, capendo che quello dell’attesa è in fondo il migliore”.
Se è vero quindi che le storie di carta riflettono tensioni sociali e familiari -ha spiegato la Grasso, perché nella carta può permettersi di tutto e quindi raccontare la vita- è altrettanto vero che l’ossimoro della “lunare solarità” di cui il libro parla non è altro che quella dell’autrice stessa e quella insita nell’essere umano.

Redazione
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