Cultura Lingua 07/05/2017 15:27 Notizia letta: 142 volte

Siculish. E il pic-nic diventò picchinicchio

Il vernacolo degli emigrati
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Metti una sera a New York, con un siciliano emigrato in America, che non parla americano, ma un dialetto siculo arcaico, con interpolazioni. Ad esempio? Bentari, piegare da to bent; e frasi come «sono molto bisi (busy)», Camunì da come on; Ferrubottu da ferry boat; la giobba il lavoro da job; loccare (to lock), il picchinicchio da pic nic; la scioppa (shop) e la scecchinienza o il trubbulo (trouble, guaio), anciuovu, l'acciuga, in inglese anchovy; sceva, doccia, shower; tracchettu, piccolo camion, truck; acubbencia, agopuntura, agopuncture; bisiniss, lavoro, business

Si chiama Siculish, ed è il vernacolo degli emigrati nei paesi anglofoni. Ne la “Zia d’America”, racconto tratto dalla raccolta “Gli zii di Sicilia” scritta da Leonardo Sciascia nel 1958, i pacchetti di ciunga  sono gli chewing-gum. Ma prima di Sciascia, Luigi Capuana, nel suo “Gli Americani di Rabbato”  scrive: «E se non vi fossero i nostri paesani non ci capirebbe nessuno perchè parlano una lingua ingresa che pare se la masticano coi denti mentre il linguaggio siggiliano e`tanto spiccio che sarebbi meglio parlassino siggiliano. Figurativi che per dire: buona sera dicono: cuttinaite».

Giovanni De Rosalia, nato a Palermo nel 1864 ed emigrato a New York prima del 1907, diventa un attore famosissimo, soprattutto per la comunità migrante, grazie alla creazione del personaggio di Nofrio Lafardazza, un siciliano che deve combattere ogni giorno per farsi capire.

«Hey, mister, you scusi mi picchì I non spicchi merican, ma cu tempu n’signi mirican», dice Nofrio per conquistare una “ghella miricana” così come si puo leggere nel libro di Giuliana Fugazzotto “Sta terra nun fa pi mia”.
Gli sketch di De Rosalia ebbero un successo tale che negli anni Venti vennero fatti registrare in 78 giri popolarissimi.

Alcuni testi di Dean Martin e Frank Sinatra sono testimonianza della pervasività del siculish nella cultura italo-americana. Cui succede oggi lo slang di Mario Incudine, il cantautore ennese che in un suo testo dedicato alla migrazione canta: «Sugnu: troppu very well — troppu very well, troppu very well, troppu very well, — troppu, veramenti troppu».

Fino all'inarrivabile Mondello Beach di Raphael Gualazzi, scritta dal ragusano Lorenzo Vizzini: "Quannu m'aiu a spusari/’Twill be just you and me/Idda m'arrispunniu/Come back to Italy". 

Redazione