Cultura Libri 18/05/2017 09:19 Notizia letta: 150 volte

Stampa e potere, un libro di Patrizia Maltese

Villaggio Maori edizioni
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Catania - «La gente non capisce quanto questo la riguardi». Sono le parole di uno dei giornalisti intervistati da Patrizia Maltese per il suo libro “Stampa e potere – Storie di censura giornalistica”, pubblicato da Villaggio Maori Edizioni.
Il “questo” di cui parla il cronista è lo stretto rapporto che passa fra un’informazione libera e di qualità e l’esercizio della democrazia. Ed è anche il cardine su cui ruota il lavoro di Maltese: «Non una difesa a prescindere della “casta”, come la chiamerebbe qualcuno – spiega l’autrice -, ma una rivendicazione del diritto dei giornalisti ad informare e dei cittadini ad essere correttamente informati perché da questo derivano le scelte importanti per la vita di ognuno di noi, dal rifiuto del clientelismo al ripudio della mafia».

Fra intimidazioni, minacce di morte, calunnie, mobbing, licenziamenti, pressioni, il rapporto in Sicilia fra la stampa e le varie forme di potere (dai politici agli imprenditori, dai boss mafiosi agli editori fino ai presidenti delle squadre di calcio) viene analizzato attraverso il racconto delle storie professionali ma anche personali di una dozzina di giornalisti. Nella convinzione che, più che i numeri e le statistiche, siano proprio le testimonianze degli esseri umani, e in particolare di lavoratori ricattati e ricattabili (senza contratto o con paghe vergognose), a dare un’idea delle sabbie mobili in cui si muove la democrazia.

Il tutto in una regione soffocata per oltre mezzo secolo da una situazione di monopolio dell’informazione che condiziona il lavoro dei cronisti e in conseguenza le scelte dei cittadini, che apprendono soltanto quello che il potere vuole che apprendano.
Il volume si divide in due parti: nella prima, appunto, le esperienze di questi cronisti, attraverso i loro stessi racconti dai quali emergono spesso rabbia e paura, ma a volte anche una sorta di rassegnazione; nella seconda il resoconto dell’attività di Ossigeno per l’Informazione, l’Osservatorio promosso da Ordine dei Giornalisti e Federazione Nazionale della Stampa, che da una decina di anni tiene il conto dei cronisti minacciati oltre a svolgere attività di assistenza legale e formazione e dal cui sito – avendo deciso di focalizzare l’attenzione soltanto sulla Sicilia – sono stati estrapolati altri episodi di intimidazioni e minacce ai danni di giornalisti siciliani.

Ne emerge un quadro soffocante – fra censure, autocensure e querele temerarie finalizzate a imbavagliare la libera informazione – che fa capire quanto possa essere difficile per i giornalisti svolgere con serenità il loro lavoro. In Sicilia, ma non soltanto: non è un caso infatti se – proprio a causa di intimidazioni e minacce – nella classifica mondiale 2016 di Reporters sans frontières sulla libertà di stampa l’Italia era al 77° posto, ampiamente preceduta da paesi governati da regimi dittatoriali. «E non è consolatorio – afferma Maltese - che nel 2017 il nostro Paese sia risalito di 25 posti: è successo soltanto perché i giornalisti Nuzzi e Fittipaldi, sotto inchiesta per l’affaire Vatileaks, sono stati assolti, ma per il resto, come sostiene la stessa Ong, è rimasto tutto come prima e i cronisti continuano ad essere minacciati e querelati. In un Paese del cosiddetto mondo civilizzato».

Redazione
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