Cultura Recensione Film 21/05/2017 11:29 Notizia letta: 434 volte

King Arthur. Re Artù come non si era mai visto

Il potere della spada
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Ennesima interpretazione cinematografica della leggenda di Re Artù. E questa volta, la regia affidata a Guy Richie non si è risparmiata. Il film, uscito nelle sale cinematografiche da pochi giorni, è visivamente spettacolare. Adrenalina a fiumi, effetti speciali eccezionali, azione. Vi è, soprattutto, una bella prova di recitazione di Jude Law, antagonista assatanato di potere, quasi shakespeariano.  Ma che sia chiaro: chi si aspetta una versione fedele del mito, resterà deluso. Si tratta, infatti, di un fantasy storico, rivisitazione di quella leggenda che, al cinema, non stanca mai.

Andando in ordine cronologico, l’ultima interpretazione del mito di Re Artù è uscita nel 2004: quel King Arthur prodotto da Jerry Bruckheimer, basato sulla sceneggiatura di David Franzoni, lo stesso che scrisse quella de “Il Gladiatore”. E ci si aspettava lo stesso successo, visto anche il cast messo in piedi. Invece, fu un flop al botteghino. Le vicende, infatti, erano ambientate nel 460 d. C. e ci proponevano un inedito Artù al servizio di Roma e un’improbabile Ginevra in versione amazzone.

Mago Merlino, invece, era quasi non pervenuto. Ora, la leggenda di Artù e di Excalibur prende di nuovo vita grazie all’opera di Richie in un’insolita versione pulp.  Il giovane Artù, cresciuto in un bordello, somiglia molto ad un teppistello di strada, che vive di piccoli imbrogli. Ma la sua nobiltà d’animo si nota nelle piccole cose. Il film, dagli effetti speciali roboanti, ricorda molto gli action movie con supereroi moderni e ciò, stranamente, non dispiace. Interpreta il giovane Artù Charie Hunnam. Nel cast, anche un demoniaco Jude Law e Eric Bana che, purtroppo, ci abbandona dopo pochissime scene.

Il film si apre in medias res, ed è interessante scoprire l’antefatto passo dopo passo. Questa operazione, però, non è stancante per lo spettatore, aiutato anche da dialoghi brillanti, scazzottate e ironia dissacrante. Non manca l’elemento magico, stavolta dall’effetto travolgente, con la “maga” che riesce ad esercitare il potere sugli animali, creando un’atmosfera fantasy degna davvero del miglior Signore degli anelli. 

La leggenda dei cavalieri bretoni, in questo adattamento, è quanto di più lontano ci si possa aspettare per uno spettatore che ha in mente la classica leggenda di Artù e i cavalieri della tavola rotonda, ma ci piace moltissimo. E’ come se Artù fosse arrivato, finalmente, negli anni duemila. E lo fa in modo spettacolare. Jude Law, davvero in stato di grazia, dà “un senso al demonio”, come viene anche specificato nel film. Un uomo divorato dal potere, pronto a sacrificare tutti i suoi affetti più cari pur di conquistare il potere.

E’, sicuramente, un personaggio shakespeariano che ricorda moltissimo il Claudio di Amleto: anche lui, infatti, uccise il fratello e anche lui sarà sfidato dal nipote che lo considera un usurpatore del regno. Le scene sono accompagnate da una colonna sonora rockeggiante molto apprezzabile, composta da Daniel Pemberton.

Irene Savasta
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