Cultura Saggistica 26/05/2017 19:13 Notizia letta: 241 volte

La politica dei beni culturali in Sicilia. Un libro

Di Mariarita Sgarlata
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«L’avvenire non è un probabile dono del cielo, ma è reale, legato al presente come una sbarra di ferro, immersa nel buio, alla sua punta illuminata»
Brancati, Paolo il caldo

Nell’autunno del 2016 un problema assillava gli juventini: i tre attaccanti Dybala, Manzukic e Higuain avrebbero potuto giocare insieme? Sarebbero stati per il mister Allegri un problema? Ma per fortuna della Juve l’allenatore ha trovato “la quadra”, facendo diventare il problema risorsa.
Ora pensate alla “squadra” Sicilia: i Fenici, i Greci, i Romani, i Bizantini, gli Arabi, i Normanni, il Barocco, il Rococò, il Liberty, i siti UNESCO, le Eolie, l’Etna, Vendicari, lo Zingaro, gli scrittori, i film, i fotografi, Dolce & Gabbana, la gastronomia etc… ovvero una squadra straricca di talenti, “eppure eppure eppure” (Jovanotti) la sciagurata politica (sic!) regionale preferisce tenerli in panchina, magari per far giocare il raccomandato di turno.
Dei beni culturali siciliani – che potrebbero essere strumento di identità e sviluppo – parla il libro “L’eradicazione degli artropodi” di Mariarita Sgarlata (presentato il 14 Maggio a palazzo Spadaro – nell’ambito de Il Maggio della cultura a Scicli – da Pietro Di Rosa, Angelamaria Manenti, Giuseppe Pitrolo e Caterina Riccotti).
Mariarita Sgarlata è professore associato di Archeologia Cristiana e Medievale dell’Università degli Studi di Catania. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali. Attivista ambientalista, è da anni impegnata sul fronte della difesa del paesaggio e contro il consumo del suolo. Da aprile 2013 a settembre 2014 è stata assessore prima ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana, poi al Territorio e Ambiente della Regione Siciliana: vista la sua preparazione, fu salutata come la donna giusta al posto giusto, ma nei suoi 507 giorni a Palermo si scontrò con l’ottusità, le meschinità e i maneggi regionali.
En passant ricordiamo che l’assessore Sgarlata era stata a Scicli nel ricco convegno organizzato dall’Arch. Eleda Trovato: trascrivo da un mio articolo quanto affermato dalla Sgarlata: “cultura e turismo vanno reciprocamente integrati, anche tramite il web: in Sicilia su 83 siti internet di beni culturali ne sono immediatamente visibili e reperibili solo 9. Bisogna cogliere le opportunità della rete e delle APP: infatti la programmazione UE dà la priorità alle applicazioni tecnologiche”.
Il pamphlet “L’eradicazione egli artropodi” inizia così: “una lettera, datata 3 aprile 2013, giorno del mio insediamento all’Assessorato dei Beni Culturali della Regione Siciliana, in cui si chiedeva un piano di controllo/eradicazione della infestazione di artropodi nel sito di Tindari. No, non ci posso credere – pensai ridendo – mi trovo ad affrontare nei prossimi mesi una delle questioni più complesse e strategiche per la Sicilia, la politica dei beni culturali, e invece che cosa mi chiedono? Di organizzare un «piano di lotta» contro le zecche! Mai e poi mai avrei immaginato che, nei mesi a venire, questa sarebbe diventata la mia principale aspirazione: eradicare artropodi/politici dalle aree archeologiche, dai centri storici, dalle coste”.
La Sgarlata – malgrado i tanti dubbi – aveva accettato la proposta di Crocetta di lasciare le rassicuranti aule universitarie per affrontare le infide paludi della Regione perché “quando mai può ricapitare la chance di poter incidere sui processi di cambiamento della propria terra e di farlo nella propria materia, i beni culturali?”. Ma se per Benigni le piaghe della Sicilia sono tre (“la siccità, l’Etna e il tttraffico”) e se per Antonio Rosmini le piaghe della Chiesa sono cinque, molte di più sono le piaghe della “gestione” (sic!) dei beni culturali in Sicilia, e della Regione in generale, che è ormai solo uno stipendificio mangiasoldi e mangia futuro, per cui l’autonomia va abolita.
Nei giorni scorsi si è tenuto, alla Fiera di Roma, il mega concorso per cancellieri: chi lo vincerà, anche se di Porto Palo, accetterà di andare a lavorare al tribunale di Torino o in quello di Milano: invece in Sicilia i custodi dei beni culturali devono avere il posto di lavoro vicino casa; e così la maggior parte dei custodi lavorano nelle province di TP e PA (a PA 500 su 1.500, a SR 151); 42 al museo di Centuripe (cos’era codesto? nel 2012 ha fatto solo 398 paganti e 1.136 euro l'incasso), ma soltanto 9 alla villa del Casale di Piazza Armerina!
La tutela dei bb.cc non si può separare dalla loro valorizzazione.
Ma la Sgarlata sa legare (cattiva) gestione dei beni culturali a riflessioni sullo sciasciano “contesto” politico: “la paura di un futuro fuori dalla politica attiva ha terrorizzato tutti indistintamente e così l’epidemia ha attecchito presto in tutta l’Italia, garantendo ai mariti una longevità politica attraverso le loro mogli, che il versatile Porcellum ha accompagnato direttamente ad un nuovo e più remunerativo lavoro”: ed è amaro constatare che tutto il dibattito sulla legge elettorale ha lo scopo precipuo di garantire una poltrona a chi già ce l’ha.

Tuttavia “Barocchi siamo!” quindi con un filosofo del Seicento, Francis Bacon, alla Pars destruens facciamo seguire la Pars costruens: pensiamo solo alla Regione che con la L.77/80 faceva sì che i cittadini di Scicli (Vincenzo Manenti Sindaco) potessero diventare proprietari di palazzo Spadaro, acquistato col 95 % di fondi regionali. Liga canta: “E Bari e Palermo/ fra cielo ed inferno/ non sempre puoi fare una scelta”: ma noi qui affermiamo, con buona pace di Liga, che le scelte si possono e si debbono fare! E quando si fanno, i risultati arrivano: basti solo pensare alla Scicli che dalla metà degli anni Novanta ha operato scelte concrete e vere a favore dei beni culturali e del turismo: citiamo solo il PRG, il PARF, l’Unesco, Montalbano (“per promuovere la Sicilia vale più una puntata del Commissario Montalbano che una campagna pubblicitaria tradizionale”: Mariarita Sgarlata), v. Mormina Penna ZTL, i 70 miliardi della L. 433 (Peppe Drago santo subito!), la nascita della sezione turistica del “Cataudella”, le giornate del FAI, i siti culturali aperti (10.000 € in 4 giorni; contro i 3 € al giorno del Museo reg.le di Centuripe), gli investimenti di un’imprenditoria illuminata, i più di 1.000 foresti che in questi ultimi anni hanno comprato casa a Scicli, etc…: non è un caso, dunque, che Scicli nel 2016 abbiamo avuto la maggior crescita turistica regionale: “Yes, we can!”, ci siamo detti e abbiamo fatto.
Perciò ora è indispensabile che una nuova generazione di funzionari e amministratori, preparati ed efficienti, governi pure alle Regione, per rivoluzionare la Sicilia e per ottenere e utilizzare le enormi risorse europee del 2014-2020, destinate alle innovazione tecnologiche e alla comunicazione.
Solo con un ricambio di classe dirigente la squadra Sicilia potrà utilizzare le proprie immense potenzialità.
E vincere!

Giuseppe Pitrolo
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