Cronaca Modica 14/06/2017 20:01 Notizia letta: 849 volte

Le maestre e la paura dell'orco

Ti do all'orco
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Modica - “Alzati, ti do tanti di quegli schiaffoni! Sei un bambino insopportabile!”; è un incubo questo bambino, se la smetti di piangere forse vai, perché sei un disturbo”; questa è rimbambita…c’era l’acqua nel bicchiere, ma sei rimbambita”; ce la smetti, ce la smetti! Non ti sopporta più nessuno, guarda che schifo, fai a casa ad asciugarti il naso”; ti arrivano tanti di quegli schiaffoni brutto maleducato! … non deve venire a scuola uno di questi, deve stare a casa sua, perché è un bambino che non si sopporta più!".

"Perché hai voluto l’acqua, delinquente, stupido, perché ahi voluto l’acqua e poi non la bevi, ti do tanti di quegli schiaffi bestione, sei un bestione. Quest’altro rimbecillito è un tormento questo, un tormento…e poi si permette di dire che i compagni non vogliono giocare con lui, vergognati!”; il bambino dice: “devo fare la cacca” e la maestra risponde: “a casa tua la fai la cacca”; ti do all’orco".

Leggendo e rileggendo queste intercettazioni ambientali delle due maestre dell'asilo di Modica, oggi rinviate a giudizio, sorge spontaneamente una domanda: perchè tanto odio? Astio, acredine, odio puro nei confronti di alcuni bambini che, in fondo, chiedevano solamente un bicchiere d'acqua, di andare in bagno, di poter giocare. Un rancore profondo emerge da tutte queste conversazioni: ed ecco, allora, che il bambino di turno è definito "bestione", "maleducato", "delinquente", stupido", "tormento".

E la minaccia delle minacce, almeno per i bambini, è quel "ti do all'orco", l'uomo nero degli incubi, il babau delle leggende nere. Le maestre in questione, al di la del giudizio insindacabile di una corte, sono già palesemente inadeguate a svolgere la professione di educatrici.

Spontanea anche un'altra domanda: perchè intraprendere una professione così delicata, quando si detestano in modo così plateale i bambini? Resta solo l'amaro in bocca per una vicenda che poteva chiudersi anche l'anno scorso, visto che l'indagine è scaturita nel 2016, con una piccola speranza: in fondo, i bambini dimenticano presto e forse con il giusto supporto socio-psico-pedagogico, potranno anche superare senza grossi traumi questa vicenda. Ma gli adulti no. Loro non devono perdonare. A loro, non è concesso.

Irene Savasta