Cultura Ballo 16/06/2017 21:24 Notizia letta: 466 volte

Lezione di Tango

Il ritorno del Liscio
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Balere e discoteche, liscio e new wave. Il ballo è l’umore delle generazioni, lo specchio delle abitudini che cambiano, delle tradizioni che restano. E del divertimento.

Ci sono i salti, i volteggi e le giravolte, in una parola il liscio. Eppure non è proprio il liscio di una volta. Perchè lo ballano i ragazzi, adattato nel ritmo, e lo imparano quelli che prima si nutrivano di samba e salsa.

Quelli dell’underground lo chiamano “neoliscio”, altri vagheggiano uno stile “latino-romagnolo”. Ma se il ballo è il termometro dei tempi e delle età — il minuetto affettato per l’aristocrazia, il valzer nella società borghese, i balli americani, rock’n’roll e boogie, a sancire la liberazione dalle regole — questo revival modernizzato racconta tante cose.

Dopo il boom delle discoteche, dei locali che aprono all’alba, dell’happy hour in spiaggia, dei balli più o meno etnici, si torna alle origini. Anche qui c’entra forse la globalizzazione e il bisogno di ritrovare una propria identità, una radice: il ballo a chilometro zero che alimenta l’appartenenza. Anche i giovani l’hanno capito, e per questo non snobbano più la musica dei bisnonni. “Vorrei che le teenager amassero Casadei”, canta Caparezza.

La new age del liscio, in questi giorni in Riviera, ha un’etichetta per tutti i gusti: tradizionale, rivisitato, mixato, contaminato, distorto. Liscio punk, liscio indie, liscio underground, liscio hardcore. Cinquanta sfumature di do in clarinetto che per settantadue ore, dalla mattina all’alba, fanno ballare mazurche, valzer, polche, saltarelli, manfrine.

C’è un indubbio bisogno di tornare alle tradizioni di una musica che è come il tango per l’Argentina, la ricerca di un ballo che avvicina le coppie e allontana le solitudini. 

Fino a poco tempo fa, il liscio era relegato solo alle balere, alle feste dell’Unità e alle sagre di paese. Puro folclore, ballo per anziani, musica da naftalina. Poi, un improvviso scatto d’orgoglio. “Bisogna tornare a essere bambini per governare”, scrive Tonino Guerra nel Dizionario fantastico a proposito dei valzer che “escono dagli altoparlanti rannicchiati fra gli alberi” e fanno ballare “per non perdere le radici, gli altri, il mondo”.

L’era dei balli latino-americani è tramontata. Resistono i tormentoni estivi, ma poi si balla altro. Prima in sordina, e via sempre più in fretta, il liscio è diventato fenomeno. Da almeno un paio d’anni le statistiche si impennano.  

Liscio non è più un tabù nemmeno per gli under Trenta. Nè per chi lo balla nè per chi lo suona. I social rilanciano pure i rave del liscio, appuntamenti improvvisati sulle note dei violini e degli organetti. Funzionano le notti della Mazurka clandestina, un gruppo che si ritrova nelle piazze o nei parchi con un semplice avviso su Facebook. Anche i centri sociali si sono accorti di questa nuova ondata. Frequenti sono i concerti di gruppi che mixano fisarmoniche, violini e batterie.

Già, liscio. Ma quale è l'etimo i questo nome?

L’origine del nome non è mai stata chiarita, ma la definizione viene legata a un ballo eseguito con passi che sembrano sfiorare, lisciare il pavimento. Esistono poi i "girati". Si chiamano così i balli del liscio in cui si volteggia: valzer, polca, mazurca.

Foto di Tonino Trovato

Redazione
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