Cronaca Chiaramonte Gulfi 03/07/2017 18:58 Notizia letta: 6572 volte

Così ho perso la mia casa nell'incendio di Chiaramonte

Il racconto di un superstite
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Chiaramonte Gulfi – Raffaele Lucifora ha 85 anni e ha perso la sua casa. E non riesce ancora a capire perché.  L’ha persa a causa dell’incredibile incendio che ha distrutto la pineta di Chiaramonte Gulfi durante la notte fra il 30 giugno e l’1 luglio. Il signor Lucifora oggi è ospitato da sua figlia Cinzia, ma abitava in via Fontana in una casa in legno di circa 100 metri quadri.

Tutta la famiglia andava a trovarlo ogni giorno: le figlie, i figli, i nipoti. In particolare, Cinzia si occupava di lui durante il giorno ed è lei a raccontarci i fatti di quella tragica notte, quando hanno assistito impotenti alla fine di un posto che per questa famiglia significava tanto: era la casa dei ricordi, la casa in cui trascorrevano la maggior parte del loro tempo, perché si trova in una zona verde appena fuori dal centro abitato. Ma oggi la rabbia è tanta perché nessuno riesce a spiegarsi perché la casa ha preso fuoco.

“La casa si poteva salvare”, dichiarano a gran voce: “Non c’era davvero motivo che andasse a fuoco”. Il ricordo di quella notte è rimasto scolpito nelle loro menti e non sarà mai più cancellato. Cinzia, infatti, ricorda: “Erano circa le di sera e noi stavamo mangiando in casa, come sempre. Dopo cena, ci siamo accorti che il fuoco stava davvero avanzando e così abbiamo deciso di prendere mio padre e di portarlo da me e abbiamo chiamato immediatamente i soccorsi. I primi ad arrivare sono stati gli uomini della protezione civile. Anche mio figlio ha dato loro una mano, ma avevano un mezzo insufficiente. Noi, abbiamo assistito a tutta questa scena dal balcone di casa mia. Urlavamo, eravamo disperati perché ci rendevamo conto che un piccolo focolaio aveva raggiunto il capanno degli attrezzi”.

In effetti, dal balcone di Cinzia si vede perfettamente la casa di suo padre. Il racconto prosegue: “A mezzanotte, quando abbiamo visto che il focolaio si ingrandiva, mio nipote è andato a chiamare personalmente i vigili del fuoco che erano fermi nella piazzola della circonvallazione. Gli è stato risposto che non erano autorizzati a muoversi di lì”.

Mario Brullo, nipote di Cinzia, conferma la versione: “Io sono andato a chiamarli e mi hanno detto due cose diverse: uno mi ha risposto che non erano autorizzati, l’altro che doveva chiedere al suo superiore. Sta di fatto che nessuno è venuto e sono arrivati con un ritardo mostruoso, quando il fuoco aveva già preso la casa”.

Cinzia, continua: “La casa era di legno, è bruciata in pochissimo tempo. Ma io non riesco a darmi pace perché nessuno ci ha dato aiuto. Se avessimo saputo che nessuno ci avrebbe aiutato, saremmo rimasti lì a presidiare la casa e avremmo cercato di spegnerla noi”. Della casa, non è rimasto nulla, nemmeno le macerie.

Irene Savasta