Attualità Ragusa 20/07/2017 11:27 Notizia letta: 258 volte

Petrolio, il j'accuse di Legambiente contro Eni ed Edison

I dati sulle compagnie petrolifere
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Ragusa - Eni ed Edison hanno presentato un ricorso contro il piano paesaggistico in provincia di Ragusa. E questo, secondo Legambiente, è solo il preludio per l’assalto al petrolio. Continua nella provincia iblea la corsa verso l’oro nero: dalla piattaforma Vega B, ai colossi delle compagnie petrolifere. Non stupisce, poi, il dossier presentato da Goletta Verde per Legambiente. Legambiente spiega che dopo anni di battaglie, dal 2016 la Provincia di Ragusa ha il suo Piano paesaggistico, uno strumento che tutela lo straordinario patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico del territorio. Il principio del piano è che non si possono modificare la morfologia dei suoli e non si possono fare sbancamenti.

Eni ed Edison hanno impugnato, in particolare, l’articolo 20 del Piano che divide i territori in tre zone di tutela. Se decadesse questo articolo verrebbero meno tutti i piani paesaggistici della Sicilia che sono non regionali, bensì suddivisi per provincie. “Oggi con Goletta Verde assegniamo la bandiera nera ad Eni ed Edison, i due principali nemici del clima del nostro Paese – dichiara Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente –  per la continua corsa all’oro nero nel canale di Sicilia e per l’arrogante ricorso presentato contro il piano paesaggistico approvato dalla provincia di Ragusa per tutelare un prezioso territorio della Sicilia sempre più vocato al turismo di qualità e allo sviluppo di attività economiche e culturali alternative al petrolio”. Il caso più eclatante è sicuramente quello della Vega B.

Il canale di Sicilia oggi ospita, infatti, l’unica richiesta presente nel mare italiano, per la realizzazione di una nuova piattaforma petrolifera, la Vega B appunto, (nell’ambito di una concessione in comproprietà tra Edison ed Eni) a meno di 12 miglia dal sito di interesse comunitario Fondali Foce del fiume Irminio. Una richiesta che purtroppo ad oggi continua ad andare avanti nel suo iter autorizzativo. Nel luglio 2016 si è aperta addirittura una nuova istruttoria, conseguente alla richiesta di Edison di implementare il programma di coltivazione con ulteriori 8 pozzi, passando così dai 4 inizialmente previsti a 12, ovvero triplicandone il numero.
La stessa Eni nel progetto di rilancio delle attività dell’area industriale di Gela previste dal protocollo di intesa, firmato nella primavera 2014 da Regione Sicilia, Assomineraria, EniMed spa, Edison Idrocarburi Sicilia srl e Irminio srl, prevede 1,8 miliardi di euro per le attività di estrazione di petrolio a mare su un investimento complessivo di 2,2 miliardi di euro.

“Colpisce l’accanimento di Eni ed Edison verso quel territorio, dove i giacimenti attuali sono in evidente di calo di produzione ormai da anni e dove è stato scelto un nuovo modello di sviluppo locale, basato su sostenibilità, cultura e turismo di qualità – dichiara Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia -. L’arroganza delle compagnie è innegabile quanto le assurde scelte di politica energetiche della Regione Siciliana. Tutto questo, infatti, sembra dare seguito agli impegni presi nel giugno di tre anni con un protocollo d’intesa firmato da Regione, società e Assomineraria, nel quale le parti si impegnavano ad intraprendere iniziative per rilanciare le attività produttive nell’isola.

Scelte scellerate, dannose e che vanno contro le stesse decisioni delle comunità locali che stanno promuovendo con forza un altro modello basato su turismo culturale e agricoltura di qualità. Il Governo siciliano continua, insomma, a guardare al passato condannando la più grande piattaforma di energie rinnovabili del Mediterraneo, qual e? la Sicilia, all’arretratezza e al sottosviluppo. Senza contare – conclude Zanna – che un eventuale incidente potrebbe causare danni incalcolabili alle coste siciliane dal punto di vista ambientale”.

La produzione di petrolio nel canale di Sicilia nel 2016 è stata di 277.504 tonnellate, 30mila in più rispetto all’anno precedente, corrispondente al 7,4% della produzione nazionale (terra e mare) e al 38,5% della produzione offshore del nostro Paese.  Le concessioni di coltivazione attive ed operative sono 3, di cui 2 sono ubicate di fronte la costa di Gela ed appartengono alla Eni Mediterranea idrocarburi, mentre la terza concessione si trova di fronte la costa di Ragusa ed appartiene a Edison-Eni.

In totale in queste concessioni di produzione sono installate 6 piattaforme con 36 pozzi; oltre alla produzione di petrolio, le stesse concessioni estraggono anche gas, anche se in misura modesta: poco più di 4 milioni di Standard metri cubi (Smc) corrispondenti al 0,094% della produzione nazionale a mare che ammonta a oltre 4,267 miliardi di Smc.
Nel 2017 la produzione nei primi 4 mesi (gennaio – aprile) è stata di 80.415 tonnellate di petrolio, circa il 30% in meno rispetto alla produzione nello stesso periodo dello scorso anno.

Irene Savasta