Cultura Noto 23/07/2017 12:15 Notizia letta: 2113 volte

Un acquazzone di felicità

Racconto di mezza estate
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Noto - “Se l’è? “

“Noto, mamma, NOTO”, risponde seccata Giulia.

“Noto? In due e l’è? Non lo so mica?”, incalza la donna.

“In Sicilia… sulla costa orientale, vicino Taormina”, conclude Giulia sperando di mettere fine all’interrogatorio in corso.

“Ma ci vai da sola? E poi scusa, non avevi deciso di partire per la Grecia con Elisa?”. Giulia sbuffa .

”Si mamma, ci vado da sola. E quanto alla Grecia…Elisa mi ha dato buca. Così in quattro e quattr’otto ho prenotato un b&b a Noto. Me ne ha parlato bene un collega di lavoro. Dice che Noto gli è rimasta nel cuore, che è piena di viuzze con localini e ristoranti, che si respira un’atmosfera vivace e frizzantina, che lì ha mangiato la ricotta con il miele….”.

“E se poi ti annoi?" l’interrompe bruscamente la mamma.

“Uffa! Sei sempre la solita guastafeste. Non so se mi annoierò, non ho la palla di vetro. So solo che voglio andarmene da Milano. E’ una città infernale e ho bisogno di cambiare aria. Ah dimenticavo, in cucina c’è la lista delle cose che devi fare. Mi raccomando le piante e il gatto. Deve mangiare 2 volte al giorno. Non lasciare la persiana del bagno alzata perché se viene un temporale si sporcano i vetri. E poi, quando entri in casa, metti le pattine sennò mi strisci il parquet”.

Non è mai stata in Sicilia, Giulia. Tutto quello che sa di quest’isola l’ha imparato dalle guide turistiche, dai depliant, dai siti Internet e dai racconti degli amici. E’ felice di partire per una terra ignota, ricca di storia e di arte, e ha un buon presentimento. Che cosa sia quella piacevole sensazione che la pervade non sa spiegare. Pensa a quando atterrerà all’aeroporto di Catania e sarà inebriata dalla luce, dai profumi, dai colori e dal caldo africano di quella terra per lei ancora sconosciuta…. Ma adesso basta con le elucubrazioni. Domani si parte.

“Prego si accomodi, lei è la signora Giulia, vero?”, chiede cortesemente Ignazio, il proprietario del b&b.

“SI, sono Giulia, mi scusi se sono in ritardo….”.

“Non si preoccupi, l’autobus da Catania avrà sicuramente trovato traffico. Venga, le mostro la stanza”.

La camera è al primo piano di uno splendido palazzo settecentesco nel cuore di Noto e affaccia su un tranquillo giardino interno colorato di bouganville e gelsomini il cui inconfondibile profumo sale fino alle sue narici.

“Ma qui è un paradiso”, dice Giulia ad alta voce mentre ispeziona dall’alto le bellezze del posto. Sembra in estasi, ma all’improvviso ritorna in sé, prende il cellulare e compone un numero.

“Mamma, ciao, sono io. Sì, tutto bene, sono arrivata da un quarto d’ora. Dovresti vedere che meraviglia che è Noto. Senti, mentre ero in autobus, mi è venuto in mente che la rotellina del frigo è sul 4. Non ha senso che sia così alta con il frigo vuoto. Abbassala a 2. Anzi è meglio a 1”.

Tre giorni sono volati. Giulia sfrutta tutto il suo tempo per scoprire la città, ma di sera è uno straccio. Niente movida o passeggiate lungo il corso principale, niente abiti eleganti e trucco appariscente. Giulia torna in camera, fa la doccia, mangia un arancino alla rosticceria più vicina e poi a nanna. Vacanza salutare ma noiosa fino a quando il proprietario del b&b la sorprende con una proposta.

“Signorina Giulia, stasera in un locale sulla spiaggia di Marina di Noto, si esibisce una band bolognese molto brava. Io conosco il chitarrista, perché è stato mio cliente per molti anni, e le assicuro che vale la pena andare ad ascoltare la loro musica. Non è lontano. Quattro chilometri da qui…. “.

“Ignazio, lei è sempre molto gentile ma io non sono una che esce molto la sera. E poi, anche volendo, non ho la macchina…”.

“Se è per questo”, ridacchia Ignazio, “il problema è risolto. Può andare con mia nipote Concetta che li vede stasera “.

Giulia tentenna. E’ tentata di accettare ma la sua indole di donna assennata, con la testa sulle spalle, precisina e ordinata, la frena.

“Il problema è che se poi voglio andare via prima non so come tornare. Non mi va di condizionare sua nipote”, si giustifica. “Non credo che sarà così, sono sicuro che si divertirà. Ma nell’ipotesi contraria, può prendere l’autobus che collega Marina di Noto a Noto ogni mezz’ora, fino alle 3 di notte”.

“Pronta?”. Concetta bussa alla porta in attesa di una risposta. “Solo un minuto” urla Giulia che è agitata come se dovesse presenziare a un evento di importanza fondamentale per il corso della Storia. Ci ha messo due ore per decidere cosa indossare e adesso è sudata nonostante abbia fatto la doccia. Non sa se mettere i tacchi alti o i sandali, se vestirsi elegante o casual… E’ così indecisa e insicura che per farsi coraggio si ripete che non sono questi i problemi della vita e che, mentre lei è lì a cazzeggiare, ci sono migliaia di persone che hanno grattacapi molto più seri. Il training autogeno fa effetto e allora, dopo aver messo a soqquadro la valigia, opta per i soliti jeans, che in verità, le stanno benissimo. Jeans, maglietta corta e ballerine. Tanta fatica per nulla, ma il risultato è soddisfacente. “Entra Concetta”, dice aprendo la porta. Concetta è bellissima e lei si sente il brutto anatroccolo. Ha un vestito attillato e scollato, tacchi vertiginosi e gambe magnifiche. Una strafiga. Il confronto la tramortisce. “Ciao Giulia, che piacere conoscerti. So che vieni da Milano, è una città che mi piace molto, guarda ci vivrei proprio volentieri”. Concetta è un fiume in piena, le persone del Nord le sembrano più interessanti della gente del posto e parla senza interruzioni. “Stasera ti faccio conoscere 4 miei amici di Bologna che hanno messo in piedi un gruppo dal nome un po’ strano, La Piada Band. Per me è ridicolo, ma a loro piace perché mangiano piadina quasi tutti i giorni. E’ come per noi con gli arancini. Vedrai, ci divertiremo. Io ho una mezza storia con il chitarrista Hans (in effetti si chiama Anselmo) ma non lo dire a mio zio. Qui non siamo a Milano…"

Sono arrivate a Marina di Noto senza che Giulia abbia proferito parola. Carmela si precipita fuori dalla macchina e corre ad abbracciare il suo Hans. Lei resta in auto, indecisa sul da farsi. “Hai intenzione di passare lì il resto della serata?" Giulia si volta di scatto e incrocia lo sguardo di due occhi scuri e profondi. “Dai su, scendi”. L’uomo apre la portiera e le tende la mano. “Sono Tommaso, Tom per gli amici, e sono il batterista di una band di cui fa parte anche quel deficiente di Anselmo che da mezz’ora si sta sbaciucchiando con Concetta. Stasera suoniamo qui, e c’è già un sacco di gente…”. Giulia lo osserva divertito mentre lui, col suo linguaggio colorito, le racconta un po’ della sua vita bolognese. “Manca ancora un’ora all’esibizione. Che ne dici se beviamo qualcosa?”. Giulia si irrigidisce. Eccolo qua, il solito avvinazzato, che poi puzza di alcool e va fuori di testa. Lei, invece, è orgogliosa di essere astemia, solo una birra piccola ogni tanto quando mangia la pizza. Lo accompagna al bar. “Due prosecco”, urla Tom al barista. Lei lo corregge. “Scusa, per me niente prosecco, solo succo d’arancia”. Tom si gira lentamente e la guarda. I suoi occhi appannati e lucidi sono la prova che non è il primo bicchiere della giornata. “Tesoro, ci aspetta una serata speciale. Hai bisogno di un po’ di carburante…..”.

“Ti sbagli”, risponde lei con fastidio. ”Sono già carburata”. “Come vuoi”, conclude lui deluso mentre accende l’ennesima sigaretta. “Allora, per la signorina niente prosecco. Un bel succo d’arancia che fa bene alla salute”.
Sono le 22 e la band è sul palco. Dopo il battibecco al bar, lei e Tom non si sono più rivolti la parola. “Meglio così. Antipatico e presuntuoso, sono sicura che si ubriaca tutte le sere e fuma 40 sigarette al giorno. Forse è anche sposato e picchia la moglie… Non capisco cosa ci sto a fare qui”. Da quando sono arrivate al locale, Concetta è sparita e lei è rannicchiata su una sedia in attesa di ascoltare i 4 geni della Piada Band. E’ prevenuta, ma quando inizia il concerto tutto cambia. Le note del soft rock del gruppo si insinuano nella sala generando nei presenti un’emozione profonda, che si percepisce dai loro volti beati e dagli occhi sognanti. Sul palco Tom sembra un’altra persona. Da potenziale ubriacone si è trasformato in un vero artista la cui musica va dritta al cuore. E’ un grande successo e, quando le luci si spengono, Giulia è quasi rammaricata di lasciare il locale. Cerca con lo sguardo Concetta, ma non la trova. A malincuore si avvia verso la fermata dell’autobus, ma Tom le viene dietro. “Allora, bacchettona, me lo merito o no un altro bicchiere di vino?”. La frase rompe la magia del momento e i buoni propositi di Giulia che, senza salutarlo, prende al volo l’ultimo pullman per Noto.

“Signorina Giulia, signorina Giulia, la cercano al telefono alla reception”. E’ Ignazio che bussa alla porta. “Ma sono le 8 di mattina e sono ancora in pigiama. Chi è?”.

“Non l’ha detto. Mi ha solo pregato di chiamarla perché è una cosa urgente”.

“Oddio, mica sarà successo qualcosa a Milano”.

Si veste di corsa e scende al piano terra. “Oltre che bacchettona, sei anche maleducata. Stanotte sei andata via senza salutarmi….”. Tommaso, per gli amici Tom, è dall’altra parte del telefono e lei ha un moto di rabbia. Balbetta “Ma…ma come ti permetti di chiamare a quest’ora? Mi hai fatto venire un colpo. Noi, a Milano, non disturbiamo le persone all’alba senza un motivo importante”.

“Io ce l’ho un motivo importante… Volevo sapere se stasera vieni a Marina. Suoniamo di nuovo… “.

“Senti, ho la luna storta e non sono in vena di scherzare. E non so se stasera avrò voglia di uscire”. Si siede sul letto e continua a rimuginare sulla telefonata che, in fondo, dovrebbe lusingarla.

“Ma tu pensa che faccia tosta. Come mai fa lo scemo con me con tutte le fan di Marina di Noto che gli muoiono dietro?”. E’ confusa ed è anche pentita di averlo liquidato in malo modo. In fin dei conti, che cosa ha fatto di così grave? La rabbia è svanita e adesso ha voglia di sentirlo per scusarsi. Il problema è che non sa come rintracciarlo. Concetta può aiutarla. Concetta… te la raccomando. In altri frangenti l’avrebbe evitata come la peste, ma stavolta no, stavolta le serve perché ha il numero di cellulare di Tom. Lo chiama poco dopo mezzogiorno. “Tom, lo so, sono insopportabile. Mamma me lo dice sempre…”. Si ferma un attimo, è imbarazzata. “Se l’invito è ancora valido, vengo volentieri…”. “Socc’mel, scusa volevo dire caspita, che bella notizia. A che ora?”

Si sente elettrizzata come un’adolescente al suo primo appuntamento. Questa volta niente jeans. Scava nella valigia alla ricerca di una gonna nera corta plissettata che ha comprato alla Rinascente di Piazza Duomo per un’occasione speciale. Quando arriva a Marina barcollando sui tacchi alti, Tom scoppia in una fragorosa risata. Poi le viene incontro, le fa fare una piroetta e l’abbraccia, con un gesto così naturale e spontaneo che lei si scioglie all’istante. Le loro labbra si sfiorano. Non sentono niente e non vedono niente, sono solo loro due in mezzo al frastuono generale. “Ma cosa mi sta succedendo?” Giulia non è mai arrivata a tanto, non ha mai flirtato con un uomo dopo 2 giorni che l’ha conosciuto. Eppure, quella trasgressione le dà una felicità immensa. “Ehi Tom, hai visto Concetta? Non la trovo più”. Hans ha rotto l’incanto. I due si staccano a fatica e Tom, per allentare la tensione, dice che ha sete e che vuole bere qualcosa. Sembra il replay della sera precedente, lui urla al barista Un prosecco per me e un succo d’arancia per la signorina, e lei lo corregge di nuovo. Niente succo d’arancia, un prosecco anche per me. Non sa neanche che cos’è il prosecco Giulia. Non sa che è il vino spumante italiano più venduto al mondo ma lo beve volentieri. E quando Tom propone il bis, lei accetta senza tentennamenti. Che buone le bollicine. “Giulia, adesso basta. Ne hai già bevuti 2. Non credo che tu sia in grado di reggere…. Su, alziamoci e andiamo al club, tra un quarto d’ora iniziamo a suonare”.

Ridendo a crepapelle, Giulia si mette in piedi su 2 tacchi traballanti appoggiandosi con le mani a tutti i tavolini che incontra sulla sua strada mentre si avvia verso l’uscita del bar. Tom la guarda con tenerezza. La sua ingenuità e il suo candore la rendono irresistibile. “Giulia, dai, cammina, ti sorreggo io”. Ma lei continua a ridere e a dire cose senza senso. Sembra un cavallo imbizzarrito, fa un passo avanti, si ferma e torna indietro mentre Tom ha una fretta del diavolo. “Va bene ho capito”, dice sospirando. La solleva e la prende in braccio mentre lei beata si lascia trasportare senza protestare come faceva con suo padre quando era piccola. Giunti al locale, Tom la posa delicatamente su una sedia e corre sul palco dove i suoi amici hanno già cominciato a provare. Non è emozionato come la prima sera, il suo cuore è con Giulia. Con la coda dell’occhio vede che si è addormentata e giura a se stesso che alla fine dello spettacolo non la lascerà tornare a Noto.

“Ehi, svegliati è tardi. Il locale sta chiudendo, dobbiamo andare via”. Dopo 2 ore di sonno profondo sulle note della musica dei Piada Band, Giulia ha perso la cognizione del tempo e dello spazio. “Ma dove siamo?”, dice sbadigliando. “Sei con me”, le sussurra Tom nell’orecchio “e questo è sufficiente. Vedo che il prosecco ti è piaciuto, ma adesso hai bisogno di un buon caffè. A quest’ora, l’unico bar aperto è quello sulla spiaggia”. Si avviano abbracciati verso il mare illuminato dal riverbero della luna e cullati dal rumore delle onde che si infrangono sulla riva. Di colpo, Giulia ha un sussulto. “Tom, ma che ore sono?”. “Le tre”, risponde lui. “L’ultimo autobus per Noto è già partito. Quindi….”. “Quindi?”, gli fa eco lei. “Quindi staremo insieme. Nella mia stanza non posso ospitarti perché la divido con Anselmo. Dormiremo in spiaggia abbracciati. Ti scalderò io”. In spiaggia? Ma se non hai mai partecipato neanche a un falò con gli amici per paura di trovarsi la sabbia nei capelli e nelle mutandine. “No, ti prego, in spiaggia no, non abbiamo neanche un telo…”. E’ la Giulia di sempre, è la Giulia di 3 giorni fa, è la Giulia disposta a sacrificare una notte romantica per pochi granellini di sabbia. Tom non si scompone. La lascia protestare, poi le prende le braccia e la butta giù sulla sabbia morbida e calda. mettendosi a cavalcioni su di lei. “Non ho detto che devi essere la moglie di un beduino del deserto per tutta la vita ma solo per stasera. Voglio stare con te e non ci rinuncerò per niente al mondo”. E prima che lei possa rispondere, le tappa la bocca con un bacio.

Sono passati sette giorni e sette notti dal loro primo incontro e Giulia è al settimo cielo. Pensa con tristezza a quando tornerà a Milano, al suo lavoro noioso e routinario, alla sua normalità. Sobbalza, sta squillando il cellulare. Corre a rispondere perché sa già chi è. E’ lui, il batterista. “Giulia, sto venendo a Noto. Fra mezz’ora sono da te. Devo parlarti”. E’ sorpresa. Questa telefonata sembra foriera di cattive notizie. S’affaccia alla finestra, anche il tempo non promette niente di buono. Il cielo è nuvoloso, potrebbe piovere da un momento all’altro. Lui è lì dopo 20 minuti. Lo sente salire le scale. Gli va incontro e lo stringe forte come se avesse paura di perderlo. Da dove si comincia quando si deve dire una cosa dolorosa a qualcuno che ti ha preso il cuore e crede in te? Tom non lo sa, il terrore di ferire Giulia lo paralizza. “Allora che c’è?”, chiede lei incuriosita. Lui esordisce con una frase banale: Sei la cosa più bella che mi sia capitata e sono disperato al pensiero che fra 10 giorni partirai”. Lei lo guarda perplessa. “Ma amore, Milano- Bologna è solo un’ora di treno… Possiamo vederci quando vogliamo, magari durante il weekend posso raggiungerti… “. Lui sembra annuire. “Il problema, Giulia, è che io…. “. “Tu, cosa? “. Le parole non gli escono dalla bocca. Sa che nel momento in cui le dirà la verità lei piangerà, lo insulterà, lo caccerà via. Ma non ha scelta. E’ venuto il momento di liberarsi di un peso che non sopporta più. “Giulia, a Bologna convivo con una ragazza, e tra 10 giorni lei sarà qui…”, dice tutto d’un fiato, Non aggiunge altro. Resta fermo in attesa una reazione. Giulia fa una smorfia e sgrana gli occhi, come se avesse ricevuto un pugno allo stomaco. L’istinto è quello di urlare, di schiaffeggiarlo, ma si rende conto che è tutto inutile. Fare una sceneggiata servirebbe solo ad allontanarlo e lei non vuole. Colpa sua, avrebbe dovuto immaginare che un uomo attraente come lui era già di un’altra. E invece, il sospetto non l’ha mai sfiorata, neanche quando lui si appartava per parlare al telefono o non rispondeva alle chiamate adducendo la scusa che erano scocciatori. “Perché me l’hai detto? Non era necessario. Ho vissuto con te un’estate meravigliosa e il fatto che tu abbia una compagna non conta nulla per me. Sei mio per altri 10 giorni e questo mi basta. Lo so, il mio comportamento ti sembra folle. Scommetto che è la prima volta che una ragazza reagisce come me a un tradimento, ma…. è tutto merito tuo”, dice ridendo mentre le lacrime le bagnano il viso.

“Come hai detto che si chiama?”, chiede curiosa. “Non l’ho detto”, risponde lui. “Comunque si chiama Eleonora” . “Allora, dici ad Eleonora che è la donna più fortunata del mondo, che la invidio e che farò di tutto per portarti via da lei….”. Lui la guarda con il cuore gonfio di amore e di ammirazione. E’ una donna straordinaria, pensa mentre si avvicina per attirarla a se e baciarla come non ha mai fatto prima. “Ehi, non stringere troppo…, guarda che acquazzone” Corre alla finestra mentre un tuono deflagra su Noto. C’è un profumo di pulito e di terra bagnata nell’aria. Un profumo di felicità. “Tom dai, scendiamo in strada, voglio camminare sotto la pioggia”. Sembra una bambina impaziente di andare al parco giochi. Gli prende la mano e lo trascina fuori, incurante dei goccioloni che cadono pesantemente sulle basole, sulle macchine parcheggiate e sulle loro teste. Sono le lacrime del cielo che coprono le sue. Sono lacrime di felicità.

Emma Maccanico Bonelli
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