Cronaca Ragusa

Caporalato, tre arresti

A Ispica e Comiso
  • http://www.ragusanews.com/resizer/resize.php?url=http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/25-07-2017/1500971750-1-caporalato-arresti.jpg&size=468x500c0
  • http://www.ragusanews.com/resizer/resize.php?url=http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/25-07-2017/1500971750-2-caporalato-arresti.jpg&size=426x500c0
  • http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/25-07-2017/caporalato-arresti-100.jpg
  • http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/25-07-2017/1500971750-1-caporalato-arresti.jpg
  • http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/25-07-2017/1500971750-2-caporalato-arresti.jpg

Ragusa - Sono stati arrestati altri tre imprenditori della provincia accusati del reato di caporalato. Si tratta di Giuseppe La Terra, comisano, 49 anni, titolare di un’azienda agricola in c.da Randello a Ragusa e dei fratelli Emanuele Giamblanco, nato a Pozzallo 49 anni e Massimo Giamblanco, nato a Ragusa, 40 anni, titolari di un’azienda in c.da Marza ad Ispica. Anche questi arresti rientrano nel progetto “Freedom”, voluto dalla polizia di stato. A Ragusa, oltre ai tre arrestati di oggi, sono stati conseguiti, complessivamente, questi risultati: 9 denunciati, controllate 11 aziende nei territori di Ragusa (1 arrestato), Ispica (2 arrestati e 3 denunciati) Santa Croce (tutto regolare), Vittoria (4 denunciati) e Acate (2 denunciati); 126 braccianti agricoli identificati (17 rumeni di cui 12 donne, 41 africani di cui 2 donne, 11 albanesi, 15 bengalesi, 10 pakistani, 5 indiani e 27 italiani).

I controlli sono stati effettuati dal 17 al 21 luglio.
Le attività condotte dalla Polizia di Stato hanno avuto, anche questa volta, un duplice obiettivo, individuare i caporali durante le fasi di reclutamento e controllare le aziende che impiegano manodopera, al fine di verificare l’esistenza di indici di sfruttamento a danno dei lavoratori.
Giuseppe La Terra (soggetto già pregiudicato per aver fatto parte di un’associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e arrestato dalla Squadra Mobile nel 2014), impiegava 13 braccianti agricoli di cui solo 4 avevano un contratto. 5 dei dipendenti di origini albanesi erano totalmente irregolari sul territorio nazionale e per questo il titolare verrà denunciato anche per questo reato e gli stranieri espulsi dall’Italia. Dall’escussione dei lavoratori è emerso che la paga per tutti (anche quelli con contratto) era di 25 euro al giorno per 8 ore circa, ovvero 3 euro per un’ora di lavoro, paga totalmente difforme a quanto previsto dai contratti collettivi. Gravissime condizioni di degrado all’interno dell’azienda agricola ed in particolar modo nei magazzini trasformati in abitazioni senza alcuna idoneità alloggiativa, così come certificato dall’ASP di Ragusa.

Condizione altrettanto grave in territorio di Ispica, dove in c.da Marza, un’azienda di oltre 250.000 mq, impiegava circa 30 lavoratori che, seppur quasi tutti ingaggiati, venivano sfruttati quotidianamente.
I due fratelli Giamblanco gestivano l’azienda di famiglia insieme ad altri due fratelli ed alla moglie di uno di loro. L’arresto è frutto di una condotta gravissima tenuta dai due fratelli a dispetto degli altri 3 soci che sono stati denunciati in stato di libertà.
Addirittura, uno dei due fratelli, durante il controllo, approfittando della vastità del terreno e quindi della lontananza dai poliziotti, avvicinava gli operai prima che venissero ascoltati dalla Squadra Mobile, minacciando di licenziarli se avessero riferito le reali condizioni di lavoro alla Polizia di Stato: “dovete dire che prendete 50 euro per 8 ore di lavoro, altrimenti vi licenzio”.
Oltre alle minacce, i lavoratori guadagnavano di più rispetto a quelli delle altre aziende controllate ma per molte più ore. I braccianti escussi, hanno riferito di guadagnare 35 euro al giorno per 10-12 ore, ovvero sempre 3 euro circa per ora di lavoro prestata. Anche questi dipendenti vivevano in condizioni degradanti all’interno dell’azienda agricola.
A Vittoria è stata controlla un’azienda la cui titolarità era riconducibile a diversi fratelli e loro figli ed anche in questo caso sono stati riscontrati numerosi indici di sfruttamento dei lavoratori, pertanto, considerato quanto accertato, i titolari sono stati denunciati in stato di libertà, perché, seppur indagati per il reato previsto dalla norma sul caporalato, non state violate in modo così grave le norme da procedere all’arresto in flagranza, misura pre-cautelare facoltativa.
Effettuati controlli anche ad Acate; sono stati denunciati un imprenditore di Mantova che ha delocalizzato la sua azienda agricola in provincia di Ragusa con diversi impianti per produzione in serra ed una giovane rumena di appena 19 anni che da bracciante agricola del suddetto mantovano, voleva provare a fare il “salto”, purtroppo non in modo lecito, in quanto era la prima a voler sfruttare i propri connazionali ed altri nord africani. La ragazzina aveva capito il sistema essendo stata operaia e con l’aiuto del titolare aveva deciso di fare una prova diventando imprenditrice senza alcuna licenza ma con gli stessi sistemi, ovvero sfruttando i braccianti.

I controlli effettuati in questi giorni, così come quelli di fine giugno hanno interessato tutta la provincia iblea, da Acate a Ispica, passando per Vittoria, Ragusa e Santa Croce Camerina.

http://www.ragusanews.com//immagini_banner/1512997998-3-pirosa.gif