Cronaca Catania 02/08/2017 09:43 Notizia letta: 3922 volte

Il santone che molestava i bambini, e le vicesantone

ai danni di minorenni
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Catania - Sono un uomo e tre donne le persone arrestate per associazione per delinquere finalizzata alla violenza sessuale su minorenni nell’ambito dell’inchiesta denominata “12 apostoli” coordinata dalla Procura distrettuale di Catania. L’inchiesta della procura della Repubblica, guidata dal procuratore Carmelo Zuccaro, dall’aggiunto Marisa Scavo e dal sostituto Laura Garufi e affidata al compartimento della Polizia postale e delle comunicazioni guidata da Marcello La Bella, è stata avviata in seguito alla denuncia dettagliata della madre di una ragazzina finita nel giro delle setta religiosa di Aci Sant'Antonio.

E' stato arrestato un presunto santone e tre sue collaboratrici: si tratta di Pietro Capuano di 73 anni, Fabiola Raciti di 55 anni, Rosaria Giuffrida di 57 e Katia Scarpignato di 48. E' emerso che l’indagato avrebbe abusato di alcune minorenni per purificarle e iniziarle alla vita spirituale, mentre le tre donne, secondo l'accusa, avevano il ruolo di plagiarle per convincere le vittime a subire la violenza sessuale facendo credere loro che fossero azioni mistiche spirituali, aventi valenza religiosa. La comunità in questione è la Cultura ed Ambiente di Aci Sant'Antonio, che secondo gli investigatori era una vera e propria setta.

La madre di una delle vittime ha consegnato alla polizia uno smartphone con delle conversazioni in chat che evidenziavano le intenzioni degli organizzatori religiosi che chiedevano alle ragazzine avvicinate di scrivere delle lettere contenenti dichiarazioni d’amore nei confronti di Capuano. Sono così iniziate delle intercettazioni telefoniche.

Gli abusi sessuali su minorenni, ma anche maggiorenni, sarebbero andati avanti per venticinque anni. Pietro Alfio Capuano si era auto nominato "l'Arcangelo". Di questa storia si vociferava da sempre, tra i paesi di Nicolosi e Aci Bonaccorsi: pettegolezzi e voci di paese sulle stranezze della setta e di quanto vi succedeva intorno. Alla fine, è stata una mamma che ha controllato la chat della figlia abusata che ha posto finalmente fine allo squallore.

Durante la perquisizione è stato rinvenuto denaro contante per 60 mila euro di cui ancora non si è scoperta la provenienza.

Irene Savasta
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