Cultura Scicli 02/08/2017 19:01 Notizia letta: 802 volte

Vista mare. Gianni Mania edito da Giorgio Mondadori

Un libro fotografico
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Scicli - Era il 1997 e Gianni Mania appese con delle mollette per stendere il bucato alcune foto nello studio di via Nazionale. Uomini e donne in costume, al mare, in pose naif. Alcuni soggetti erano consapevoli, altri involontari. Tutti colti nella loro dimensione scarna, genuina. Così le famiglie che la domenica di agosto partono dalla collina e  festeggiano la giornata di mare portando in spiaggia la pasta al forno, le signore dalle forme giunoniche e cellulitiche, le giovani mamme dal naso adunco e dai seni piccoli, appena abbronzate, appena consapevoli di aver perso il fascino della ragazza, per acquisire quello della giovane moglie. 

Fece impressione quella mostra, in una comunità piccola, una Scicli ante commissario Montalbano, ante Unesco, ante tante cose. Gianni era il figlio di un poliziotto, che dal lido Bruca era sbarcato con un piccolo studiolo fotografico a Donnalucata, poi a Scicli, con una proposta di atelier, di ricerca culturale. 

Anche il digitale era di là da venire. Bianco e nero o colore, Gianni aveva capito che la ricerca antropologica vince su tutto. In Sicilia si è fotografi per due motivi. O per la tessera di identità o per l'album del matrimonio. 

Gianni cercò di creare, confortato dal sostegno degli amici, fotografi e non solo, una terza via. Quella del racconto, o come lo chiamano oggi quelli che vogliono darsi un tono, lo storytelling

Fa impressione, venti anni dopo quella piccola mostra con le foto appese come in uno stendino, appena asciugate dalla camera oscura, ritrovare quegli scatti in un libro edito da Giorgio Mondadori, "Vista mare"

Un'impaginazione quadripartita ci restituisce la narrazione estiva delle spiagge siciliane, del loro milieu sociale, e poi la loro rilettura, come paesaggio, come tessuto urbano, infine come approdo di disperati in cerca di una vita migliore. 

La spiaggia come metafora di un diverso proscenio della vita: la vacanza, la celebrazione della socialità, il vuoto della natura, l'intervento antropizzante e colonizzatore dell'uomo, e infine il sogno, il desiderio di un domani meno doloroso, meno sofferto, meno angosciante. 

Giuseppe Savà
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