Cronaca Ragusa 07/08/2017 07:36 Notizia letta: 18014 volte

Volontari Vigili del Fuoco appiccavano roghi per guadagnare soldi

Facevano anche chiamare parenti e amici con segnalazioni fasulle
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Ragusa - Sarebbe stato un gruppo di volontari dei vigili del  fuoco ad aver appiccato incendi per potere guadagnare dieci euro all'ora per ogni intervento. E' quanto ha scoperto la Squadra mobile  di Ragusa che ha sgominato una banda di volontari. Secondo l'accusa  avrebbero appiccato incendi e simulato richieste di soccorso per poi  percepire ingiuste somme di denaro dallo Stato.

La polizia di Stato di Ragusa, con l'operazione "Efesto", ha disarticolato "un gruppo  criminale composto da 15 volontari dei Vigili del Fuoco, del  distaccamento di Santa Croce Camerina". Arrestato il capo del gruppo di volontari, Davide Di Vita, 42 anni, vittoriese.  Durante il turno come volontario, con la  complicità dei colleghi, sarebbe andato ad appiccare incendi per poi  uscire con l'autobotte a spegnere le fiamme e percepire così le indennità. I particolari del'operazione verranno resi noti alle dieci  durante una conferenza stampa in Questura a Ragusa.

Un'intera squadra di 15 pompieri ausiliari è indagata per truffa; alcuni di loro rispondono anche di incendio. Il capo del gruppo è stato arrestato e posto ai domiciliari. Le indagini hanno avuto avvio grazie alla segnalazione del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Ragusa, che aveva notato delle anomalie sul numero di interventi effettuati da una squadra rispetto alle altre.

I pompieri facevano anche chiamare parenti e amici con segnalazioni fasulle. 

«Sanno che abbiamo dato fuoco»

«Loro sanno tutto, sanno che abbiamo dato fuoco» dicevano alcuni degli indagati nelle intercettazioni effettuate negli uffici della polizia di Ragusa. A far scattare le indagini le anomalie sul numero di interventi registrati quando i 15 erano in servizio: durante il turno «D» venivano effettuati 120 interventi contro i 40 degli altri turni. Tre le modalità con cui operavano, oltre all’azione del caposquadra che materialmente poteva appiccare gli incendi, agivano simulando interventi dopo aver fatto segnalazioni inesistenti alla centrale operativa del 115. In altri casi invece chiedevano aiuto da parte di parenti e amici che materialmente effettuavano le segnalazioni.

Il Pubblico Ministero titolare delle indagini ha richiesto al Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Ragusa la misura cautelare nei confronti di tutti e 15 gli indagati.

LA GENESI DELLE INDAGINI

I Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Ragusa, nel maggio del 2015 hanno segnalato alla Squadra Mobile alcune anomalie connesse a delle incongruenze sulle schede di intervento redatte dal personale volontario del distaccamento di Santa Croce Camerina.
Acquisiti gli elementi dal Comando, gli uomini della Squadra Mobile informavano immediatamente la Procura della Repubblica iblea ed avviavano un’indagine accurata al fine di verificare l’esistenza di fatti reato.

LE INDAGINI

Le indagini dovevano intanto chiarire il motivo di delle richieste probabilmente simulate per poi individuare gli elementi vulnerabili del gruppo criminale e quindi individuare i responsabili.
Presso il distaccamento prestavano servizio, suddivisi in 4 turni, decine di volontari e tra gli altri i 15 indagati tutti nella stessa squadra.
Anche se volontari, gli uomini del distaccamento percepiscono delle indennità ma solo quando effettuano gli interventi, diversamente, se restano presso la caserma, non hanno diritto ad alcun rimborso.
La prima anomalia riscontrata che ha permesso l’avvio delle indagini era da individuare sul numero degli interventi effettuati dal turno “D”. Rispetto agli altri volontari, gli indagati operavano per 3 volte in più. A dispetto di 40 interventi di una squadra, loro ne effettuavano 120 creando malumore per alcuni e volontà di aggregarsi in altri, così da ottenere più denaro.
I componenti del turno “D” erano conosciuti da tutti gli altri colleghi che operavano onestamente e la loro avidità ha permesso di far emergere le condotte criminali poste in essere.
•    Una modalità messa in atto era quella di simulare degli interventi mediante segnalazioni inesistenti alla centrale operativa del 115.
•    In altre occasioni, i volontari, chiedevano “aiuto” a parenti ed amici, ottenendo così segnalazioni da parte loro del tutto inesistenti, così da percepire le indennità previste per gli interventi.
•    La terza e più grave tipologia di truffa ai danni dello Stato era quella di appiccare incendi a cassonetti e terreni.

Scandagliando le singole modalità messe in atto, emergeva che gli indagati fossero talmente avidi di denaro che non si preoccupavano di utilizzare i loro stessi telefoni cellulari per simulare le richieste. L’esame dei tabulati telefonici delle utenze a loro in uso ha permesso di appurare che molti avevano effettuato, nel periodo 2013/2015, numerose segnalazioni false. Le richieste erano anche non verificabili, difatti segnalavano la presenza di “animali vaganti” così da non dover giustificare utilizzo di acqua o altri sistemi di spegnimento e soprattutto nessuno avrebbe potuto constatare la reale esistenza di animali che nel contempo avrebbero potuto lasciare la zona autonomamente.

Parenti ed amici venivano istruiti alla perfezione ma ogni tanto commettevano errori. Esaminando tutte le singole schede d’intervento si è riusciti scoprire la ripetitività di alcuni nomi, poi risultati di parenti (anche loro coinvolti nell’indagine) degli indagati così come alcuni numeri di telefono ripetuti ma cambiava il nominativo del richiedente.
La terza modalità di truffa ai danni dello Stato era sicuramente la più grave in quanto si configurava mediante incendi appiccati solitamente con artifizi pirotecnici.
Più era vasto l’incendio e più avrebbero impiegato per spegnerlo; ciò che mettevano in atto non poteva essere controllato. Gli incendi, per loro stessa natura, non solo controllabili ma vengono alimentati dal vento e dalle condizioni climatiche in generale quindi, per volontà degli indagati venivano create condizioni di gravissimo pericolo.

Gli indagati hanno commesso i reati prevalentemente nel territorio di Santa Croce Camerina luogo dove insiste il distaccamento dei Vigili del Fuoco volontari ma anche in altri territori vicini.
Addirittura, in una occasione, Di Vita asseriva di voler “fare scoppiare una bomba” pur di prendere le indennità spettanti in caso di riparazione dei mezzi di soccorso che non volevano concedergli perché non si trattava di un soccorso.
Gli indagati sono stati allontanati dal distaccamento e sono tutti residenti in provincia di Ragusa, parte a Vittoria, Santa Croce, Ragusa e Modica. Quasi tutti svolgono un’attività lavorativa anche se spesso non assunti regolarmente.
Di Vita è stato arrestato durante l’attività lavorativa come addetto all’assistenza tecnica di impianti refrigeranti. Il volontario non ha opposto alcuna resistenza ed essendo a conoscenza dell’attività investigativa condotta non si è meravigliato quando ha visto gli agenti della Squadra Mobile di Ragusa.

Redazione