Attualità Ragusa 12/08/2017 21:00 Notizia letta: 1551 volte

Giovane studioso ragusano: crostacei alieni minacciano biodiversità

La ricerca della professoressa Agnese Marchini
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Ragusa – Si chiamano aliene e questo basta per creare una qualche preoccupazione. Sono crostacei, da un punto di vista tecnico, specie aliene, o esotiche, che minacciano la biodiversità del nostro mare.
Giovanni Scribano, 21 anni, una laurea in scienze biologiche a Pavia, fa parte di un team dell'università lombarda che ha presentato uno studio completo che ha come spettro d'indagine il Mediterraneo, su un vettore fino ad oggi ignorato attraverso cui queste specie si diffondono: la navigazione da diporto.

Giovanni, insieme a un team di cui è a capo la docente Agnese Marchini, collaborata dalla dottoressa Aylin Ulman, ha condotto alcuni studi, durante il suo lavoro di tesi, sugli organismi che incrostano le banchine dei porti di Licata, Marina di Ragusa e Marzamemi e sugli scafi delle navi da diporto. Il tema della tesi: La navigazione da diporto come mezzo di diffusione dei peracaridi alieni nelle marine siciliane
I risultati della ricerca (sostenuta dall'Unione Europea) hanno dimostrato che ad aver provocato l'immissione degli 'alieni' nel mar Mediterraneo e nel canale di Sicilia ci sono le chiglie delle barche che arrivano nei nostri porti.

La navigazione da diporto contribuisce notevolmente nell'immissione e nella dispersione, mentre i vettori principali rimangono comunque la navigazione commerciale e l'acquacoltura. 

Tali specie che incrostano le chiglie delle barche sono da considerarsi ospiti non desiderati per la loro capacità di modificare l'ambiente in cui si vengono a trovare.
I risvolti della scoperta, oltre che scientifici, sono anche di tipo amministrativo. Se infatti in alcuni Paesi come l'Australia o la Nuova Zelanda, spiegano ancora le ricercatrici, è tassativamente vietato entrare in un porto con lo scafo incrostato di organismi, in Europa non esiste al momento una simile legislazione. Da qui l'invito a promuovere in chi naviga comportamenti virtuosi che contrastino la diffusione di specie aliene nocive. Un accorgimento, ad esempio, potrebbe essere la pulizia frequente dello scafo.

"I risultati ottenuti confermano la navigazione da diporto come mezzo di dispersione delle specie da una marina all’altra, nonchè dell’introduzione di nuove specie -scrive Giovanni Scribano-. Come conseguenza, si ha la formazione di una rete di marine connesse tra loro dalle imbarcazioni da diporto, le cui comunità, sempre più omogenee, rappresentano una grave minaccia alla salvaguardia della biodiversità del Mediterraneo".

"Le difficoltà che abbiamo nel comprendere la reale entità del fenomeno di invasione derivano dal fatto che il Mediterraneo è soggetto a introduzioni mediate dall’uomo da migliaia di anni -prosegue lo studio-. Oggi offriamo risultati che contribuiscono a quantificare l'entità del fenomeno e possono rappresentare un importante supporto scientifico a politiche e interventi di gestione e contenimento volti a salvaguardare la grande biodiversità del Mediterraneo".

In attesa che il Legislatore intervenga, buona prassi per chi possiede una barca da diporto è la frequente, per quanto costosa, pulizia dello scafo. Salverà la biodiversità del nostro mare. 

Giuseppe Savà
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