Giudiziaria Scicli 15/08/2017 21:06 Notizia letta: 1982 volte

Omicidio carabinieri Garofalo e Fava, nuove rivelazioni

Un mistero che data 1994
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Palmi, Calabria - Il 2 agosto scorso non ha avuto scampo, non è riuscito a farla franca una seconda volta. L'ex collaboratore di giustizia, Pasquale Gagliostro, è stato ammazzato  a Palmi, in provincia di Reggio Calabria. L’omicidio è avvenuto intorno alle 7.30: il 53enne, soprannominato “il pistolero”, è stato raggiunto all’addome da un colpo di fucile da caccia che lo ha ucciso sul colpo. Il corpo è stato ritrovato in un terreno di sua proprietà in contrada Garanta, vicino all’abitazione dove viveva insieme alla sua famiglia, nonostante nel 1993 fosse stata disposta la confisca dell’immobile. Proprio qualche giorno fa, infatti, gli era stato notificato un nuovo provvedimento di sfratto.

I sicari questa volta hanno agito senza dargli il tempo di reagire. Già nel 1993 subì un agguato mentre rientrava a casa. Rimase gravemente ferito dai colpi di fucile armato a pallettoni, ma riuscì a salvarsi. Da qui maturò la decisione di pentirsi. Da ex affiliato alla cosca dei Parrello avrebbe rivelato molti particolari utili ad alcune inchieste, fra cui quella relativa all'uccisione del carabinieri Vincenzo Enzo Garofalo di Scicli, e del calabrese Antonino Fava, avvenuta il 18 gennaio del 1994 a Palmi.

"Alla S.V. che mi domanda i motivi per i quali mi sono deciso a collaborare con la giustizia, dopo aver militato per anni nel gruppo Parrello, dichiaro che la prima ragione di tale mia decisione deriva dall'esigenza di cambiare vita. Non sarei del tutto sincero se non dicessi che tale mia decisione è stata anche determinata dal fatto che il Caneloro Parrello, ritenendomi un informatore della Polizia di Palmi, ha attentato seriamente alla mia vita".

Era il 15 dicembre del 1994. Pasquale Galgiostro, il collaboratore di giustizia ucciso il 2 agosto scorso nelle campagne di Palmi, esponeva così, ai pm della Dda reggina, le motivazioni che lo indussero a collaborare con gli inquirenti. Le sue parole sono state "rispolverate" nel fermo, emesso nei giorni scorsi dalla Dda dello Stretto, relativo all'inchiesta " 'ndrangheta stragista".

La Procura antimafia, retta da Federico Cafiero De Raho, insieme alla Direzione nazionale antimafia, guidata da Franco Roberti, hanno fermato i due presunti mandanti, ossia Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, del tentato omicidio ai danni dei militari dell'Arma dei Carabinieri Vincenzo Pasqua e Silvio Ricciardo (commesso in località Saracinello di Reggio Calabria nella notte fra l'1 e il 2 dicembre 1993) e dell'omicidio dei militari dell'Arma Antonino Fava e Giuseppe Garofalo. E proprio nella parte in cui la Dda dello Stretto ha ricostruito le dinamiche criminali che portarono all'omicidio dei due Carabinieri Fava e Garofolo che il ricompare sulla scena il nome del "pentito" Gagliostro.

Le sue dichiarazioni, all'epoca del processo che portò alla condanna di Consolato Villani, "pentito" della cosca Lo Giudice di Santa Caterina reo confesso di essere l'autore del duplice omicidio, non furono valutate pienamente attendibili. Troppe imprecisioni e soprattutto troppi sospetti sul vero scopo che indusse Gagliostro a parlare di questi fatti con l'Antimafia. Si ipotizzo di un presunto tentativo di salvaguardare alcuni "attori" della vicenda.

"Bisogna partire da un dato- è scritto nelle carte dell'inchiesta 'ndrangheta stragista". Gagliostro era un criminale che operava nella piana di Gioia Tauro, estraneo agli ambienti criminali reggini. Tutto quello che riferiva sugli episodi in questione era, nella migliore delle ipotesi, frutto di una confidenza ricevuta. Talora, addirittura, di una rielaborazione, magari fatta in perfetta buona fede, di quanto aveva appreso dalle diverse fonti, le cui confidenze venivano ricomposte in una personale ricostruzione degli episodi delittuosi".

Ma andiamo per ordine. Queste erano le dichiarazioni del "pentito" di Palmi: " Posso riferire alla S.V. quello che ho appreso durante la mia recente detenzione nel carcere di Reggio Calabria, derivata dall'ordine di custodia cautelare emesso a mio carico dal GIP distrettuale. Nel citato carcere sono stato sistemato nella Sezione "cellulare" (cella 37/38) unitamente a CARELLA MAURIZIO, CARELLA GIOVANNI, CARELLA MASSIMO, tale LO GIUDICE PIETRO, FOTI SAVERIO da Melito e COSTAGRANDE ANTONIO. Devo dire che conoscevo da tempo i fratelli CARELLA, per come ho già riferito in precedenti interrogatori e quindi ribadisco di aver sempre intrattenuto rapporti di amicizia soprattutto con MAURIZIO. Giunsi nel carcere di Reggio Calabria, se mal non ricordo, il 15 Novembre del 1994. Ho avuto, pertanto, modo di parlare sia con il CARELLA sia con il LO GIUDICE della vicenda, davvero grave, riguardante l'uccisione dei Carabinieri FAVA e GAROFALO, da me conosciuti perché in servizio nella cittadina di Palmi. Durante questi discorsi avuti con CARELLA MAURIZIO e lo stesso LO GIUDICE PIETRO ho compreso che la versione data dal CALABRO' GIUSEPPE non è del tutto veritiera. Mi è stato riferito specificatamente da MAURIZIO CARELLA che la sera del duplice omicidio il gruppo degli aggressori dei militari era composto dal CALABRO' GIUSEPPE, dal VILLANI, mi pare di nome CONSOLATO, e dal LO GIUDICE PIETRO. Queste tre persone si erano portate a Palmi per prelevare delle armi dal CARELLA e dall'ALBANESE GIUSEPPE inteso "MACISTE". L'aggressione si verificò mentre queste tre persone stavano tornando da Palmi verso Reggio Calabria ed a sparare è stato il CALABRO' GIUSEPPE. Sull'auto non vi erano, pertanto, nè il CARELLA MAURIZIO nè il QUATTRONE. Secondo quanto ho appreso dal CARELLA e dal LO GIUDICE il motivo per il quale il CALABRO', pur dichiarandosi pronto a collaborare con la giustizia, non ha mai rivelato la presenza del VILLANI in quella drammatica situazione è determinato dal fatto che egli è stato fidanzato con la sorella del citato VILLANI. Questa versione dei fatti, rivelatami dal CARELLA MAURIZIO, mi è stata anche confermata dal LO GIUDICE PIETRO, come ho detto, era nella nostra stessa cella. Secondo il CARELLA nell'occasione già indicata a guidare il mezzo era stato il LO GIUDICE mentre CALABRO' era seduto accanto al guidatore ed il VILLANI si trovava nella parte posteriore della vettura. A determinare la reazione del CALABRO' e l'utilizzo delle armi contro i militari fu l'improvvisa accensione da parte di costoro del lampeggiante dell'autovettura di servizio.....omissis....Il CALABRO' non era la prima volta che si portava a Palmi per acquistare delle armi e, qualora fosse stato fermato dai militari, sarebbe stato tratto in arresto proprio per la presenza sulla vettura di armi illegalmente detenute e relative munizioni. Il QUATTRONE era stato in precedenza la persona che aveva messo in contatto i miei paesani con gli acquirenti delle armi. Spontaneamente aggiunge: Ho appreso anche che nell'episodio successivo inerente all'aggressione di altri due Carabinieri avvenuta a Saracinello di Reggio Calabria ad agire erano state le stesse tre persone che avevano operato a Scilla. Il CALABRO', il VILLANI e il LO GIUDICE erano armati perché stavano andando ad esplodere dei colpi di arma da fuoco contro le serrande del fabbricato dell'agenzia Citroen per motivi di natura estorsiva. A sparare contro i militari, anche in quell'occasione, era stato il CALABRO'. Ho saputo che questo giovane è particolarmente predisposto ad utilizzare le armi e, soprattutto, a farlo contro esponenti delle Forze dell'Ordine. Alla luce di quanto ho dichiarato posso sostenere che il clima presente nella cella era alquanto teso proprio perché il CARELLA si vedeva accusato ingiustamente di fatti gravissimi dei quali era del tutto estraneo. Ritenni, quindi, anche per la nostra amicizia, di dovergli consigliare di fare presente la sua totale estraneità al Magistrato nel corso degli interrogatori che poi, in effetti, il dott. TEI effettuò. Spontaneamente aggiunge: "Sempre con riferimento all'omicidio dei Carabinieri e durante la detenzione appresi che era stato contattato uno dei LATELLA (se mal non ricordo il nome è SAVERIO) detenuto anch'esso nel carcere di Reggio Calabria ed interessato dal QUATTRONE e dal CARELLA MAURIZIO per far si che la responsabilità del fatto di sangue in danno ai militi potesse ricadere sul giovane VILLANI il quale era presente nel momento dell'aggressione. Trattandosi di persone minore avrebbe, peraltro, goduto di notevoli sconti di pena. In effetti il LATELLA, reso edotto della situazione, fece sapere che la soluzione gli sembrava giusta ed utilizzò specificatamente la frase: "E' il minimo che possono fare". Anche il LO GIUDICE detenuto fece sapere di essere disposto a chiarire la situazione sia del CARELLA MAURIZIO che del QUATTRONE, ma ritenne di doversi consigliare con esponenti della sua famiglia. Conseguentemente inviò un telegramma ad un fratello dal quale ricevette un netto rifiuto a quanto gli veniva proposto. Altro rifiuto pervenne al LO GIUDICE dal padre del giovane VILLANI il quale si trovava anch'esso detenuto in altro settore del carcere di Reggio Calabria. Come la S.V. potrà comprendere io mi sono trovato ristretto in una cella all'interno della quale il clima era particolarmente teso soprattutto perché il CARELLA MAURIZIO non accettava una situazione processuale particolarmente pesante a cagione di dichiarazioni non veritiere del CALABRO' GIUSEPPE.....omissis".

Dovendosi sintetizzare e schematizzare in modo esatto il contenuto di queste dichiarazioni del Gagliostro (sostanzialmente ribadite in fase dibattimentale), può affermarsi: che con riferimento alla vicenda del duplice omicidio, sia Carella che Lo Giudice, in carcere, gli avevano detto che la versione dei fatti offerta dal Calabrò Giuseppe su tale efferato delitto non era veritiera; che, in particolare, il solo Carella, gli avrebbe confidato che, il giorno dei fatti, Villani Consolato, Calabrò Giuseppe e Lo Giudice Pietro, erano andati a Palmi a ritirare delle armi e che, in seguito, sarebbero stati costoro, questi tre, ad avere il conflitto a fuoco con i CC; che, a detta del Gagliostro, sempre secondo il Carella, al momento (testuale) dell'aggressione mortale a Fava e Garofalo, nella vettura erano presenti Lo Giudice alla guida, Villani e Calabrò che aprì il fuoco subito dopo avere affiancato l'autopattuglia. Non è dato sapere come il Carella avrebbe potuto conoscere tali dettagli, non essendo sulla macchina degli assassini (può solo presumersi che uno dei tre (?) componenti il gruppo di fuoco potesse, a sua volta, averglielo confidato – rimanendo inspiegabile la ragione di una simile confidenza - con la conseguenza che ci troveremmo di fronte ad un de relato di un de relato); che, sempre secondo la versione del dichiarante in questione, questa volta sia il Carella che il Lo Giudice, gli avrebbero confidato, sempre in carcere, che Calabrò Giuseppe non avrebbe accusato del duplice omicidio Consolato Villani in quanto era fidanzato con la sorella di quest'ultimo. Non spiegava Galgiostro, - chiosano gli inquirenti- sulla base di quali elementi, Lo Giudice e Carella fossero convinti che proprio questo era il motivo della mancata accusa. Può però ragionevolmente ritenersi, in assenza di una specifica indicazione sul punto contenuta nelle dichiarazioni del Gagliostro, che i due (Lo Giudice e Carella), sapendo del rapporto fra il Calabrò e la Villani, avessero dedotto che questa era la ragione per cui Calabrò (almeno all'epoca) proteggeva il Villani (si dice all'epoca, perché, come si è visto, infine, Calabrò accuserà anche Consolato Villani); che, anche con riferimento al terzo episodio, quello del 1.2.1994 in danno dei Carabinieri Musicò e Serra, secondo il Gagliostro, il gruppo di fuoco era composto da Villani Consolato, Lo Giudice Pietro e Calabrò Giuseppe . Costoro, quella sera, si sarebbero trovati sul posto, prima dell'arrivo dei CC, per sparare contro alcune saracinesche. A sparare contro i Carabinieri sarebbe stato sempre il Calabrò. Premesso che con specifico riguardo all'infondatezza della spiegazione del motivo per il quale i componenti il gruppo di fuoco, quella sera, erano, in quel luogo, in armi ci occuperemo in seguito, deve, poi, osservarsi, più complessivamente, con con riferimento a tutto l'episodio descritto, il de relato del Gagliostro appare sempre più problematico. Non è in alcun modo chiarito, infatti, sulla base di cosa, di quali propalazioni e confidenze, il Gagliostro facesse siffatte affermazioni (....Ho appreso anche - N.d.PM : ma da chi ? - che nell'episodio successivo inerente all'aggressione di altri due Carabinieri.... ) E ciò a tacere del fatto che, con riferimento a tale ultimo episodio, è certo che a sparare contro Musicò e Serra furono almeno due armi diverse (e, quindi, due diverse persone) in particolare il solito M12 (cioè l'arma del Calabrò) e un fucile calibro 12 (arma usata da Villani) sicchè anche nel loro contenuto, laddove si afferma che a sparare fu il solo Calabrò, le dichiarazioni del Gagliostro sono da ritenersi erronee in quanto parziali"; "Le evidenti perplessità- scrivevano i giudici all'epoca- che (già sulla base degli elementi di prova acquisiti all'epoca) suscitavano le dichiarazioni del Gagliostro – il cui unico merito, appare, oggi, quello di avere speso parole per cercare di affermare, sia pure con argomenti ed indicazioni errate, l'estraneità, questa invece, vera ed effettiva, di Carella e Quattrone dagli agguati ai CC - che, ricordiamolo, erano fondate - come rettamente osservato dalla Corte - non sulla conoscenza di fatti vissuti personalmente, ma su circostanze che gli risultavano da confidenze (per di più risalenti a coloro i quali erano direttamente implicati nei procedimenti penali in corso su quei fatti) risultavano, per molti aspetti, vieppiù fragili ed inconsistenti, laddove confrontate con le contrarie dichiarazioni di chi, invece, quelle vicende, come Consolato Villani, le aveva vissute in prima persona e aveva deciso di collaborare con la Giustizia, senza riserve. Segnatamente, proprio il racconto degli episodi omicidiari, orecchiato in carcere da Gagliostro, risultava del tutto fallace, mentre, coerenti e in linea con le stesse conoscenze del Villani, risultava quella parte di dichiarazioni che riguardava i rapporti fra i diversi soggetti convolti in quelle vicende, le trattative (poi abortite) queste si realizzatesi sotto gli occhi del Gagliostro, che nel carcere si svolgevano per "aggiustare" il processo ed altri dati di contorno. Ed è proprio il collaboratore di giustizia Consolato Villani a spiegare nel dettaglio gli "errori" in cui Gagliostro era incorso. Villani: " Con riferimento al passaggio della deposizione del Gagliostro, laddove riferisce che mentre Carella e Lo Giudice discutevano degli assalti ai CC il Lo Giudice si assunse la responsabilità dei fatti insieme a me e Calabrò, posso fare solo alcune ipotesi (non essendo presente a quella discussione) : la prima è che il Gagliostro abbia mentito o comunque "calcato la mano" contro mio zio per scagionare il Carella che sapeva innocente e del quale era molto amico e con il quale aveva mantenuto ottimi rapporti anche durante la carcerazione. Insomma il Gagliostro, sia pure in buona fede, voleva che il suo amico innocente fosse scagionato e che al suo posto fossero condannati i veri colpevoli; la seconda è che il Gagliostro possa avere male interpretato le parole di mio zio che, non assumendosi la personale responsabilità di quei fatti, potrebbe tuttavia avere rivendicato, per gli stessi, una sorta di responsabilità della sua famiglia e quindi del gruppo criminale in cui era inserito; la terza, che mi sembra poco probabile, è che mio zio per motivi che non conosco, nella dinamica di una accesa discussione in cella, mentendo, si sia fatto bello rivendicando una sua inesistente partecipazione materiale agli agguati, anche se, ripeto, mi pare strano, non solo perché mio zio davvero non aveva nulla a che fare con la materiale esecuzione dei delitti, ma anche perché non era, per carattere, tipo da fare sparate; la quarta ipotesi, che mi sembra però del tutto inverosimile è che, mio zio non solo sapesse dei delitti in questione ma li volesse anche non partecipandovi materialmente, sicchè, nel corso di una discussione potrebbe essersi assunto la responsabilità dei fatti. Quanto affermato dal Gagliostro con riferimento alla dinamica del duplice omicidio è palesemente falso e dimostra che il Gagliostro non sapesse come si erano svolti i fatti. E' assurdo che io, Lo Giudice e Calabrò, addirittura, avessimo seguito da Palmi fino a Scilla i due Carabinieri. Sarebbe del tutto illogico che un pedinamento, addirittura di Carabinieri, possa durare per almeno 20 km quanti più o meno sono quelli che dividono le due predette località. E poi ho già spiegato che io e Calabrò, in realtà attendemmo il passaggio di una autopattuglia per attaccarla, in una piazzola non distante il luogo dei fatti, subito dopo Bagnara andando verso sud. Del resto è proprio falso che quel giorno io, Lo Giudice e Calabrò ci recammo presso il Carella a Palmi. Ho già detto che quel giorno prendemmo la vettura Opel rubata nel garage di Calabrò e direttamente andammo a Bagnara presso la piazzola panoramica dopo avere fatto benzina presso l'area di servizio di Villa San Giovanni corsia nord" "Sulla dinamica dei fatti, è riportato negli atti processuali- sulle fasi immediatamente precedenti alle stesse, sui materiali partecipi ai delitti, Consolato Villani, che aveva titolo per farlo essendo reo-confesso ed esecutore materiale dei delitti, smentiva del tutto le dichiarazioni "de relato" del Gagliostro, mentre confermava le circostanze che il Gagliostro aveva visto succedere in carcere all'epoca delle prime indagini e, in particolare, i tentativi di inquinare (ulteriormente) le vicende processuali, con l'avallo di Saverio Latella". I giudici cercarono di dare una spiegazione a queste dichiarazioni rese da Gagliostro. In questo caso Gagliostro, alla lettura delle cui dichiarazioni affermava, cche la logica criminale che muoveva il Calabrò ( ed il Villani), anche nel caso degli agguati ai Carabinieri, era quella di creare una pressione investigativa contro i Latella. Ebbene questa ricostruzione, a prescindere dalla evidente sproporzione fra fine e mezzi usati e della assoluta eccentricità e singolarità di una simile strategia mai vista attuata prima (e dopo) in Italia (uccidere in serie Carabinieri per fare pensare che la colpa sia di una banda rivale) in primo luogo, non è ben chiaro sulla base di quali conoscenze il Gagliostro l'avesse formulata. In secondo luogo, alla stessa, può porsi una insuperabile obbiezione preliminare di carattere logico e fattuale, che la rende, ictu oculi, del tutto erronea : se quegli agguati fossero stati posti in essere allo scopo si "mettere sotto pressione" i Latella ( ricordiamolo, egemoni a Ravagnese ) creando problemi di ordine pubblico e scompiglio sul loro territorio, non si capirebbe, per quale ragione il più grave degli episodi – il duplice omicidio Fava-Garofalo – sarebbe stato consumato (e programmato) a decine di chilometri dal feudo dei Latella e cioè a Scilla e cioè in una zona del tutto estranea alla egemonia e agli interessi dei Latella – Ficara".

Adesso l'interrogativo è d'obbligo. È un caso che a distanza di una settimana dell'esecuzione dell'operazione "'ndrangheta stragista", sia stato ucciso Pasquale Gagliostro? Qualche esponente delle cosche, attive nella zona Sud reggina, ha voluto vendicarsi per il tentativo, maldestro, del "pentito" di porre l'attenzione sul possibile coinvolgimento del clan Ficara-Latella negli agguati ai Carabinieri? Oppure sono invece, coinvolte le 'ndrine della Piana? È stato infatti, lo stesso Gagliostro ad affermare di essere stato minacciato proprio dai clan di Palmi durante un'udienza del processo "Orso" che ha colpito le 'ndrine palmesi. Tutte le piste investigative sono aperte. E la Procura reggina, guidata da Federico Cafiero De Raho, non esclude al momento nulla a riguardo.

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