Cronaca L'attentato 19/08/2017 08:46 Notizia letta: 417 volte

Barcellona e l'odio degli altri

Un Occidente impazzito
http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/19-08-2017/barcellona-lodio-altri-500.jpg

Madrid - Sono appena passate ventiquattro ore dal terribile attentato di Barcellona e già le polemiche infuriano.
Non è comunque di esse che voglio parlare. La polemica è sterile e inopportuna, quando il sangue innocente è stato sparso sulle basole roventi della Rambla di Canaletes.
Ho frequentato Barcellona per oltre cinque anni. Ne conosco anche gli angoli più segreti e reconditi. Ho lasciato là pure un pezzo di cuore.
Barcellona, purtroppo, soprattutto negli ultimi anni, è diventata il simbolo di una libertà fraintesa, l’immagine di un Occidente impazzito che ha smarrito i veri valori della vita e si rifugia in paradisi artificiali nei quali il divertimento sfrenato, il sesso e la droga sono le uniche ragioni che contano (le tre D: divertimento, denaro, droga).
La città “aperta”, accogliente e multirazziale, spesso si è rivelata una favola abilmente costruita da un business crudele che ha schiavizzato gli abitanti del centro storico fino a costringerli ad una fuga disperata.
Qualche giorno fa la contestazione rivolta a un turismo di massa mordi e fuggi, rumoroso e indisciplinato, violento e compulsivo è esplosa con atti di grave vandalismo e slogan xenofobi così poco usuali e adatti a una città che aveva fatto in passato della tolleranza e dell’accoglienza il principale fiore all’occhiello.
Oggi abbiamo appreso dai media spagnoli che proprio il conducente del furgoncino, impiegato nell’attentato, è uno dei quattro terroristi abbattuti a Cambrils
Moussa Oukabir, 17 anni, una vita spezzata che ne ha spezzate tante a sua volta.
Barcellona è stata per anni il giocattolo desiderato da chi non poteva comprarlo e così, come tra bambini incattiviti di un asilo, è stato deciso di romperlo.
Perché, a dispetto di tutti i solenni proclami, mai più la Rambla tornerà a vivere della vita spensierata e dell’allegra atmosfera di prima.
La scia di sangue, che l’attentato si porta dietro, inevitabilmente peserà come un’odiosa cappa di smog su uno spazio che voleva essere l’unica ed esclusiva nuova agorà del mondo e si è trasformato, invece, nel suo principale campo di battaglia.
Ho visto quasi in diretta per caso le prime immagini della strage, rimandate dai telefonini. Mi trovavo in un grande magazzino di Callao a Madrid e subito sentii gelarmi il sangue per il raccapricciante spettacolo dantesco che offrivano.
Non era solo pietà per i morti. Era il risveglio amaro che si produceva alla fine di un sogno.
Qualcuno, intervistato, ha detto, a caldo, con molta rassegnazione, che la vita deve continuare. Non è perfettamente così.
Stasera Barcellona mi manca, anche se, in servizi giornalistici, la Rambla finge di non essersi accorta di nulla e di ritornare ai ritmi usati.
Esco per annegare il mio magone fra le strade del centro di Madrid pattugliatissime come sempre dalla Polizia.
Le manifestazioni del lutto e la coccarda nera in molti palazzi pubblici mi ricordano la mia pena.
Sotto il sole crudele d’agosto, la bandiera spagnola, ammainata, lambisce pigramente i tetti del Palazzo Reale.
Perché tanto odio, mi chiedo?
È una domanda che non trova risposta o forse, se una risposta ci sarà, quella arriverà nel tempo.
E non è vero che non temo nulla come ha gridato oggi a mezzogiorno, in piazza Catalunya la gente, là convocata, per un minuto di silenzio.
Io “ho” paura.

Un Uomo Libero.
http://www.ragusanews.com//immagini_banner/1505383848-3-peugeot.jpg