Attualità Scicli 23/08/2017 12:06 Notizia letta: 1103 volte

Cava D'Aliga, nido di tartarughe sorvegliato dal WWF

Anche a Marina di Modica, a Maganuco
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Scicli – In tutta Italia sono stati identificati circa 40 nidi di Caretta Caretta. Ma questa tartaruga marina sembra prediligere davvero le nostre spiagge. La Caretta Caretta è la specie più diffusa nel Mediterraneo ed è l’unica che si riproduce anche sulle nostre coste. Una ventina di nidi di tartaruga, ora, sono sotto tutela del WWF in tutta Italia e fra questi, anche il nido di Cava D’Aliga, precisamente a Bruca (il 20 luglio, infatti, una Caretta Caretta partita da Sampieri era andata a deporre le uova proprio a Bruca), e a Marina di Modica, a Maganuco.

In ogni lido si trovano decine di uova e l’incubazione dura tra i 45 e i 70 giorni. Poi, i piccoli di tartaruga corrono verso il mare: un lungo viaggio verso la vita, guidate solo dall’istinto e dall’orizzonte. Oltre ai loro nemici naturali, le tartarughe soffrono l’inquinamento luminoso delle nostre spiagge: le luci, infatti, le confondono facendole andare verso la strada e non verso il mare. Anche il riscaldamento globale è una minaccia non indifferente: più le spiagge sono calde, infatti, meno maschi riescono a nascere.

Il sesso delle tartarughe, infatti, è determinato proprio dal calore. Negli ultimi anni, il lavoro di sensibilizzazione svolto dal WWF e da tanti altri volontari, ha fatto sì che anche i bagnanti diventassero più attenti a queste delicate creature marine. Sono loro stessi, infatti, che spesso segnalano le tracce di tartarughe sulle spiagge. Una specie che, però, rimane a rischio.

Ogni anno, infatti, si contano circa 120 mila catture (le tartarughe marine sono vittime del bycatch, la pesca accidentale con armi e reti. Altri 40 mila morti sono dovute alla collisione con altre barche o all’ingestione di pezzi di plastica. A livello globale, la specie è osservata negli oceani Atlantico, Pacifico e Indiano dalla Iuncn, l’Unione internazionale per la conservazione della natura ed è stata etichettata come “vulnerabile”.

Irene Savasta
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