Cultura Scicli 03/09/2017 22:34 Notizia letta: 1115 volte

Il crocifisso con la gonnella e le indagini del Commissario

Dal Corriere della Sera del 25 agosto
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Scicli - I «luoghi di Montalbano», e oltre. Famosi? Di più, ormai.
Siamo a sud-est della Sicilia dove, grazie al successo della fiction, questa meta di viaggio è diventata imperdibile.
E dire che fino a qualche tempo fa, Ragusa Ibla, Modica, Scicli (siti Unesco), magnifiche città del tardo-barocco, erano considerate «secondarie», rispetto a Taormina, Siracusa, Palermo, la Valle dei Templi di Agrigento. Oggi ituristi accorrono a frotte. «Attratti da Montalbano, certo. Ma poi si imbattono nei tesori di un angolo dell’isola di notevole interesse. Fatto sta che
questoèl’ultimo Grand Tour siciliano, una scoperta scientifico-architettonica degli ultimi trent’anni», osserva Paolo Nifosì, storico dell’arte. Esaurito il pienone agostano, settembre è il mese ideale per mettersi in viaggio. Formidabile studioso del suo territorio, Nifosì è nato e vive a Scicli, tappa obbligata per i fan di Montalbano. Nel centro storico, il municipio. Quante volte s’è vista in tv la «stanza del questore»? Dal vivo, è l’ufficio del sindaco, al primo piano. Al piano terra dello stesso edificio, per la gioia dei fan, è stato «ricostruito» il commissariato. Tale e quale. Visitabile fino al 15 settembre (dalle 10 a mezzanotte).
Ma Scicli, adagiata in una suggestiva conca, offre ben altro al visitatore: chiese, antichi palazzi (costruiti dopo il terremoto
del 1693, catastrofico per le città del sud-est), gallerie d’arte, grotte urbane. Lo storico segnala in particolare la chiesa di San Bartolomeo: «Esempio impeccabile di rococò, ospita il più antico presepe siciliano». L’attrazione della chiesa di San Giovanni, invece, è il dipinto spagnolo del Cristo di Burgos, detto anche Crocifisso con la gonnella, per via del drappo bianco con merletto somigliante a una lunga gonna. Non lasciate Scicli senza aver visto le grotte di Chiafura, di recente aperte al
pubblico (rivolgersi all’ufficio turistico 0932 839608). Necropoli nell’antichità, Chiafura divenne poi l’abitato della popolazione meno abbiente. Fino agli anni Sessanta del ‘900 nelle grotte vivevano intere famiglie. Case e stalle.

«La nostra Matera», chiosa Nifosì. Alloggiare a Scicli? Due indirizzi sicuri: hotel Novecento e Scicli Albergo diffuso. Varia
l’offerta gastronomica. Qualche segnalazione: La Grotta, Al Galù. Per un’apericena sotto le stelle, lungo la fiumara, «My name is Tannino».
Ottime proposte di vini siciliani. A Scicli, i giovani dell’Associazione Tanit organizzano interessanti passeggiate culturali. I prossimi appuntamenti: la chiesa di San Matteo (1 settembre), le chiese rupestri (il 9), la cava di Santa Maria La Nova (il
16). Per prenotare : 338 8614973 (Vincenzo). Con i suoi borghi marinari di Sampieri, Cava d’Aliga, Donnalucata (10 minuti di auto), Scicli dista pochi chilometri da Modica, verso nord. Città capitale di Contea per molti secoli, si apre alla vista con il
centro abitato che va degradando fino all’arteria principale, corso Umberto. («Un paese in forma di melagrana…», scrisse Gesualdo Bufalino in «Argo il cieco»). Mirabili sono le scalinate che portano alle chiese (un altro set di Montalbano): San Pietro e lo scenografico Duomo di San Giorgio.
A piedi, dal basso, si contano 300 gradini. Ai lati, verso la cima, ecco gli «orti», rimessi a nuovo dopo anni di abbandono.
«All’interno di San Giorgio — nota Nifosì — c’è il più grande polittico siciliano del ‘500». In via Posteria si trova la casa natale di Salvatore Quasimodo. Modica è famosa anche per il tipico cioccolato (lavorato a freddo). Antica squisitezza rilanciata per merito della Dolceria Bonajuto. L’albergo di charme è Palazzo Failla, con l’attiguo (ottimo) ristorante La Locanda del Colonnello. Per una cena gourmet: da Accursio (1 stella Michelin). Il viaggio continua verso il capoluogo di provincia, Ragusa. Anzi, Ibla, la città-museo. Vie, chiese, palazzi, il Circolo di conversazione dei nobili, un magnifico giardino ibleo da
cui si gode la vista sulla valle dell’Irminio. Il fulcro di Ibla è l’ampia piazza centrale, dominata dal Duomo di San Giorgio
(altro set della fiction). Anche qui, un’imponente scalinata, in cima chiusa da un grande cancello. L’edificio venne costruito
da Rosario Gagliardi. «L’architetto siciliano più creativo del ‘700», dice Nifosì. Ospitalità: hotel Antico Convento dei Cappuccini, due ristoranti al top, «Duomo», affiancato dal bistrot «I Banchi»; Locanda Don Serafino, con camere. Ancora in omaggio a Montalbano si va a Punta Secca. La casa del commissario, d’estate richiestissimo B&B, è a portata di spiaggia; ma il paese (frazione di Santa Croce Camerina che ospita nella chiesa madre «un’ottima copia del secondo ‘600 della ‘Madonna dei Pellegrini’ del Caravaggio») non è di particolare attrattiva. In compenso, un giovane chef, Joseph Micieli, alla guida di «Scjabica», nei suoi due locali (anzi 3, con lo Scjampagne bar) offre prelibatezze. Non lontano da Punta Secca,
da visitare le rovine della città greca Kamarina. E ancora: il leggendario Castello di Donnafugata.
 

Corriere della Sera del 25 agosto 2017

Marisa Fumagalli
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