Attualità Marina di Ragusa

Terra mia, il sacerdozio della memoria di Antonio Carnemolla

Un docufilm

Ragusa - Un documento, più che un documentario.E' stato presentato ieri sera in piazza Torre a Marina di Ragusa Terra Mia, il nuovo lavoro del regista Antonio Carnemolla, omaggio alla Mazzarelli della memoria. 

Nel triennio fra il 1998 e il 2001, Antonio, allora poco più che diciottenne, prese in prestito una telecamera e iniziò a filmare, senza alcuna nozione di tecnica cinematografica, i personaggi di Marina di Ragusa. Pescatori, anziani, vedove chiuse nelle loro case, ma anche le feste: San Giuseppe e le sue cene, la religiosità popolare. 

A quasi ventanni da quel lavoro di documentazione, in cui appare anche il nonno di Antonio, Carmelo di Mazzarelli, attore tardivo del cinema italiano, il videomaker, che vive e lavora come giocoliere a Padova, ha deciso di mettere mano alle otto ore di girato, montando un'ora dil film, in cui i personaggi appaiono nella loro ruvidità autentica. 

La scelta di montare quel materiale ha coinciso con la morte di Enzo Gallaro U Mpallatu, scomparso in giugno, forse l'ultimo testimone di una civiltà arcaica, pre-internet, dove l'identità di chi vive tutto l'anno a Mazzarelli è distinta e distante da quella di chi quel luogo chiama Marina di Ragusa. 

Ne esce un affresco mosso, tremolante, come la mano del giovane e inesperto Antonio, che giovanissimo aveva intuito che quelle persone avevano ciascuno una storia da raccontare, erano loro stessi una storia. 

Così appare la pescheria, appare il pescatore che racconta come da sessanta anni si aspetti il nuovo porto, "ma lunedì iniziano i lavori", chiosa con rassegnazione e relativismo siciliano. 

Fino a Enzo U Mpallato, cui la serata è stata dedicata, che davanti al tonno pescato all'alba si chiede ed esclama: "Mi sembrava uno squalo quando l'ho visto, e ho avuto paura. Ma è tunnu, è tunnu, nunn'è quadratu. U viri?". 

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