Cultura Modica 11/10/2017 22:31 Notizia letta: 1633 volte

La Repubblica e le bufale al cioccolato

Una dolce polemica
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Modica - Da un giornale a tiratura nazionale come “La Repubblica” mi sarei aspettato almeno un articolo serio e, in ogni caso, delle informazioni verificate.
Mi riferisco all’articolo a firma di Lara De Luna apparso su “La Repubblica” l’11 ottobre 2017 dal titolo: “Modica all’UE: proteggete il nostro cioccolato, dopo gli Aztechi siamo gli unici al mondo a farlo”.

Un “prodotto dalla tradizione millenaria” è detto nel pezzo giornalistico. La tradizione millenaria è ovviamente quella azteca che nulla ha a che vedere con Modica. Come nulla ha a che vedere con la terra di Sicilia perché non mi risulta che in quest’isola ci siano piantagioni di cacao o ce ne siano state in passato.

A parte queste piccole facezie, l’articolo è davvero comico quando, a proposito della facilità di produzione del cioccolato, riporta proprio le parole del Direttore del Consorzio di Tutela del cioccolato modicano: “Basti pensare che si parte dalle fave di cacao (non prodotte a Modica, sic!), e non si aggiunge poi nient’altro.”

A parte certi svarioni, che posso anche capire, non è giustificabile, per esempio, scrivere di un Palazzo Ranieri a Modica quando invece il palazzo fu di proprietà della famiglia Grimaldi la cui parentela con i Grimaldi di Monaco è tutta da provare seriamente e, cosa ancora più grave, nell’articolo si dà una data di nascita certa del cioccolato prodotto a Modica (ma di quale cioccolato?) quando è stato ampiamente dimostrato che “la cioccolata” arrivò molto presto nella Contea di Modica con gli spagnoli (come in tutti i territori soggetti alla Corona di Spagna) e già dal 1699, data nella quale s’insediò a Scicli il nuovo Sergente Maggiore della IV Sergenzia Don Domingo Cerraton, Maggiordomo del Duca de Veraguas, Viceré di Sicilia, la cioccolata a Scicli era conosciuta perché nella sua famiglia se ne faceva uso. Infatti, Teresa Yzco Quincoces, la moglie, arrivata in città nel 1703 la consumava abitualmente, prescritta dal suo medico personale (la cioccolata era considerata ancora un rimedio).

La cioccolata circolava nei conventi di Scicli e di questo consumo è rimasta traccia negli inventari che sono stati compilati nel tempo.
Ad ogni modo, basta leggere il libro di memorie dell’Arciprete Antonino Carioti “Notizie storiche della Città di Scicli”, Edizione a cura di Michele Cataudella, Vol. II, Comune di Scicli, 1994, pag. 473, per capire quanto oggi poco opportuno sia dare date di nascita certe di un prodotto che, in effetti, era esistente e circolante.
“avvezza (la madre Teresa, al secolo Teresa Ysco Quincoses, ndr) alla delicatezza de’ cibi non schifò le rozze bevande della comunità, avendosi riserbato solamente tra tutte la cioccolata, che a’ consulto de’ medici ne mantenne l’uso.”

Da qualche tempo ormai non mi so spiegare il vero motivo per cui bisogna a tutti i costi falsificare la nostra storia. “Nostra” per dire della Contea di Modica. Una storia condivisa che non è appartenuta mai solo alla città di Modica ma è stata anche della città di Scicli, della città di Ragusa, della città di Chiaramonte, della città di Pozzallo per il suo caricatore e, in parte, della città di Monterosso Almo e di Vittoria.

Un Uomo Libero.
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