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Il racconto dei racconti. L'amore visto da Matteo Garrone

E' andato in onda venerdì su Rai 3
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E’ stato mandato in onda venerdì sera su Rai 3 il film “Il racconto dei racconti – Tale of Tales”, per la regia di Matteo Garrone, con Salma Hayek, Vincent Cassel e Toby Jones e girato, in parte, anche in provincia di Ragusa. Un film che è stato presentato al cinema l’anno scorso e che ha vinto sette (meritatissimi) David di Donatello. Un film che merita di essere recensito non tanto per i premi vinti, ma per aver portato una ventata d’innovazione nel panorama del cinema italiano. E’ stato detto che questo film è di genere fantasy. E in parte è vero. Le ambientazioni, infatti, appartengono all’immaginifico e le storie si svolgono in un mondo dove vivono draghi marini, orchi e pulci giganti. Ma il fantasy del film di Garrone non ha niente a che vedere col fantasy a cui si è sempre ispirato il cinema mondiale, in particolare quello americano. Questo, non è necessariamente un difetto, piuttosto una caratteristica del film che vuole comunque omaggiare in maniera libera il libro di fiabe “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile, pubblicato postumo nel 1634. 

Il film segue le storie di tre racconti: La cerva, la pulce, le due vecchie. Gli episodi, però, non sono statici, ma si intrecciano fra di loro. E’ questo il punto forte del film, ovvero l’aver saputo incastonare le tre storie in maniera ciclica, senza appesantire lo spettatore e senza disorientarlo. La trama, infatti, si evolve in maniera comprensibile e lo spettatore segue con passione le vicende aiutato anche da una superba fotografia che rende in maniera impeccabile il senso del magnifico e dello straordinario. Ma Garrone, da grande regista, ha saputo infondere alla vicenda la sua, particolarissima, poetica. Il film, infatti, non è altro che la rappresentazione e la trasposizione, del concetto di amore visto da tre angolazioni differenti, ma tutte in qualche modo esagerate o carenti. Nell’episodio La cerva, infatti, la regina (Salma Hayek), nutre un amore folle ed egoistico per il figlio, tanto da riuscire a nutrire soltanto questa passione. 

Questa passione (come tutte le passioni) è ambivalente, perché riesce a perderlo e a salvarlo proprio grazie a questo stesso desiderio egoistico. Nell’episodio La Pulce, invece, l’amore filiale visto in una prospettiva completamente opposta: un re (Toby Jones) che per la sua inettitudine e incuria dà in sposa la propria figlia amorevole ad un orco. Infine, nell’episodio Le due vecchie, il re (Vincent Cassel) è spinto da un amore carnale e lussurioso. Ma l’episodio, però, ci mostra anche un altro tipo di amore: l’amore folle per il proprio aspetto e per ciò che non può essere più recuperato. Garrone, con questo film, spinge il suo concetto d’amore oltre la metafora, non limitandosi ad esasperarne gli aspetti morbosi così come aveva fatto nelle sue opere prime, come ad esempio ne L’imbalsamatore o in Primo Amore, film tratti da due fatti di cronaca realmente accaduti.

Ne L’imbalsamatore, il protagonista è ossessionato dal suo giovane aiutante (il fatto si ispira alla cronaca romana, quando venne trovato orrendamente ucciso un uomo, denominato “Il nano di Termini”, imbalsamatore innamorato del suo giovane tuttofare che poi lo uccise). In Primo Amore, l’ossessione del protagonista per le donne anoressiche lo spinge ad affamare, letteralmente, la propria compagna (il fatto si ispira a Marco Mariolini, il cacciatore di anoressiche che uccise la propria compagna, Monica Calò). Bellissime, come si diceva, le ambientazioni e la fotografia. Le scene de La cerva, sono state girate nel castello di Donnafugata e alle Gole dell’Alcantara. Le altre, invece, si sono svolte in Abruzzo, Toscana e Puglia.

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