Lettere in redazione Modica 27/10/2017 18:32 Notizia letta: 1207 volte

Report e il cioccolato di Modica, Quetzal: bene riflettere

Riceviamo e volentieri pubblichiamo
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Modica - La puntata di Report “Cioccolato Amaro”, andata in onda lunedi? 23 ottobre 2017, ha divulgato importanti tematiche sul mondo del cacao che da anni faticosamente, in centinaia di incontri, con la pubblicazione nel 2006 del libro “Pane e cioccolato”, con la proposta dei documentari di Miki Mistratis (disponibili anche sul sito della Cooperativa:
www.cioccolato-quetzal.it) sulla produzione di cacao in Costa d’Avorio, la Cooperativa Quetzal diffonde e su cui invita a riflettere per un consumo consapevole e informato.

La massa di cacao che Quetzal acquista dalla ICAM è sì certificata Fair Trade, ma le fave sono prodotte da produttori a Santo Domingo (Cooperativa CONACADO) e in Ecuador (MCCH) che conosciamo direttamente: il primo è fornitore anche di Altromercato ed è monitorato dal Comitato Progetti, organo indipendente di valutazione etica dei produttori, di cui ha fatto anche parte la nostra socia, l’antropologa Sara Ongaro, il secondo è membro di WFTO, organizzazione mondiale del commercio equo solidale. Dei suoi membri furono anche invitati dalla cooperativa a Modica, dove tennero
degli incontri, nel 2005.

Dalla Colombia, Comunidad de Paz di San Josè de Apartadò, a fine novembre, grazie al supporto di Altromercato, arriverà alla Cooperativa Quetzal il primo carico di fave di cacao importate da un progetto che la cooperativa accompagna da due anni e di cui, a dicembre 2016, ha ospitato a Modica due rappresentanti: la Comunidad è composta da
170 famiglie che è importantissimo sostenere per il lavoro che da 20 anni fanno, sperimentando, in mezzo a una violenza fortissima, ancora attuale dopo gli accordi di pace, la difesa popolare nonviolenta nel conflitto armato colombiano. Il cacao è vitale per la loro sopravvivenza ed è molto buono!

La Cooperativa Quetzal ha sempre creduto nella possibilità e necessità di fare a Modica la lavorazione delle fave di cacao: è da 10 anni un obiettivo, ma solo oggi lo sta raggiungendo.
E' una bellissima sfida per la ricchezza della relazione diretta con i produttori, per il piacere di un prodotto interamente artigianale e non standardizzato, per la crescita professionale implicita e necessaria e anche per un maggiore richiamo alla tradizione modicana che ha lavorato le fave fino al dopoguerra...

La puntata di Report, rispetto al cioccolato di Modica, per noi rappresenta un importante stimolo su due punti fondamentali: lavorare di più sull’artigianalità del prodotto e controllare maggiormente la filiera (in termini di qualita? delle materie prime e dei processi di lavorazione), cose che purtroppo il disciplinare IGP, per come è stato formulato fino ad adesso, non solo non contempla, ma sembra proprio puntare nella direzione opposta (rivolgersi a mercati grandi significa fare un prodotto sempre più industriale; non vi si trovano accenni alla qualità delle materie prime).
A Modica la cioccolata si è sempre fatta in casa ben prima che, negli anni ’90, l’intelligente operazione di marketing di Dolceria Bonajuto la rendesse nota come “prodotto da pasticceria”.

Anche in tempi di pasta amara industriale (dagli anni ‘50 ai ‘90), crediamo che in nessun altro luogo oltre a Modica, le donne di casa andassero in pasticceria a comprare la massa di cacao per preparare nelle loro cucine il cioccolato. O ancora che non esistesse altrove la consuetudine, per uomini e donne molto poveri, di lavorare in casa la pasta amara di cacao, acquistata in pasticceria, per vendere poi porta a porta le barrette così prodotte, come testimoniato da documentazione video e orale.
Quindi che la cioccolata sia un patrimonio della città, nelle sue varie componenti sociali, è innegabile. Non in esclusiva mondiale certo, ma insieme alle comunità indigene di Messico e Guatemala che ovviamente non lo chiameranno mai “cioccolato di Modica” perchè è semplicemente “il loro cioccolato”, fatto oggi nello stesso modo di quello di Modica.
Che poi non piaccia o non sia apprezzato come i cioccolati concati e raffinati, venuti dopo, che richiedono conoscenze diverse e processi complessi (per l’estrazione del burro per esempio), è assolutamente lecito!
Fatto sta che oggi da moltissimi consumatori viene proprio apprezzato perchè è semplice, non è raffinato, non è lavorato ad alte temperature, è meno grasso, non contiene lattosio nè lecitina di soia.
A ciascuno, comunque, il cioccolato che preferisce!!!

Cooperativa Quetzal
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