Cultura Modica 29/10/2017 21:16 Notizia letta: 743 volte

Agostino Caser, alias Grimaldi, nel 500 da Medina del Campo a Modica

Gli Almiranti di Castiglia, Conti di Modica
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Madrid - Era inevitabile che Agostino ed io c’incontrassimo.
Nella mia decennale ricerca, avente per oggetto gli Almiranti di Castiglia, Conti di Modica, e l’Inquisizione siciliana, prima o poi dovevo incontrarlo.
A mettermi sulle sue tracce fu, molti anni fa, una scrittura di quietanza che il Maestro Razionale nonché “Contador” Agostino Grimaldo e il Governatore pro tempore D. Francesco de Belvis depositarono il 2 settembre 1574 in Cancelleria a Modica. Questa scrittura fu poi richiamata in un’altra per la quale, come di consueto per legge, fu richiesto il nullaosta del re.
Il secondo indizio che mi mise sulle tracce di Agostino fu il processo al figlio Francesco Giuseppe (comunemente conosciuto solo come Giuseppe) per omicidio premeditato di cui già ho dato ampia notizia nel mio precedente articolo “I Grimaldi: una galassia siciliana”, pubblicato su questo stesso giornale on line Ragusanews il 9 ottobre del 2017 e al quale rimando chi volesse approfondire l’argomento.
In esso, apparso in occasione della visita a Modica di S.A. il Principe Alberto Grimaldi di Monaco, lasciai in sospeso deliberatamente qualsiasi riferimento ad Agostino, dubitando ad arte anche di un suo eventuale incarico come “contador”.
Ora che i clamori della visita sono cessati e i riflettori spenti, finalmente mi sono deciso a raccontare la vera identità di questo sedicente personaggio, da tanti indicato come capostipite del ramo “modicano” dei Grimaldi. Una storia, la mia, suffragata ovviamente da documenti incontrovertibili di Archivi di Stato e non da carte di famiglia, la cui attendibilità (già avevo messo in guardia nell’articolo sopra citato) lascia il tempo che trova come la nebbia.
Agostino nacque, in base ai miei calcoli, nei primissimi anni Venti del Cinquecento. Fu figlio di Francesco Caser, un genovese che da un certo tempo si era stabilito a Medina del Campo, un importante centro del ricchissimo bacino mercantile della Vecchia Castiglia a pochi chilometri da Valladolid.
Cristoforo Colombo abitò per un tempo a Valladolid, come sappiamo.

A Medina del Campo operavano molti mercanti genovesi e fu, in effetti, questa significativa presenza a convincere il padre Francesco a cambiare il cognome da Caser in Grimaldi, nella segreta speranza di sembrare più affidabile e catturare, così, la fiducia dei suoi connazionali.
Conservava un forte accento ligure e dei liguri aveva evidenti tratti somatici. Francesco aveva sposato una donna di Medina, Francesca Peña, sorellastra di due sacerdoti, beneficiati di due chiese importanti del territorio.
Aveva un fratello Pietro che, come lui, viveva in quelle zone. Francesco morì durante una feria (festa con mercato, ndr) a Villalonga, in Quaresima.
La famiglia dei Caser ostentava un certo benessere in paese, sicuramente dovuto a lucrosi guadagni provenienti da intermediazioni nel campo della mercatura locale.
Agostino prima studiò a Medina poi fu mandato dal padre a Salamanca.
Nel 1463 l’ “Estudio” salmantino era stato privatizzato. Nel 1529, però, l’Università aveva riscattato l’“Estudio” e così furono ceduti dal privato anche i registri delle matricole (libros de claustros) più antichi.
Nel 1540 nacquero i Collegi. Reputo che in questo tempo Agostino si trovi già a Salamanca.
La vita degli studenti era quella di sempre, molto scioperata,“bohémienne”. Agostino a Salamanca conobbe un’anziana vedova che doveva anche essere tanto ricca e la sposò. Non visse a lungo questa moglie. Dalle carte in mio possesso non posso affermare che Agostino avesse conseguito il baccellierato in quell’università. Avrei dovuto indagare più a lungo con qualche viaggio a Salamanca, sinceramente vi ho rinunciato. Mi sono informato, in verità. Ho saputo che i documenti, relativi a quel periodo, non si trovano in ottima condizione, per cui sarebbe stato come cercare un ago in un pagliaio.
Da Salamanca Agostino ritornò, giovane vedovo, a Medina del Campo. Sfruttando conoscenze e parentele, riuscì a carpire la fiducia dell’Almirante di Castiglia che lo incaricò di seguire i suoi affari, per altro abbastanza compromessi, in Sicilia.
Agostino partì, dunque, dalla Spagna con questo incarico e sbarcò a Siracusa.
Gli Almiranti di Castiglia, è noto, tenevano un ricevitore in questa città.
Ma Agostino, in effetti, scelse Siracusa perché là viveva già un suo fratello, Gregorio, ufficiale dell’Inquisizione. Un altro fratello Giambattista era stato, invece, accettato come cavaliere nell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme (Ordine di Malta, ndr).
Il fratello Gregorio divideva la sua vita tra Siracusa e Palermo, sede del Tribunale dell’Inquisizione. Possedeva a Siracusa casa propria, conduceva un tenore di vita molto alto con carrozze e vasta servitù.
Sfruttando le conoscenze del fratello, Agostino diventò “Capitano de armas” della città di Siracusa e si fece anche nominare “receptor”, cioè esattore, dall’Inquisizione palermitana. Siamo, secondo i miei calcoli, intorno agli anni Cinquanta del Cinquecento. Dovendosi occupare anche degli affari del conte, andava spesso a Modica. Qui mise gli occhi sulla “audiencia de fuera” (pretura, ndr) della città e ottenne che il Tribunale dell’Inquisizione di Palermo lo nominasse giudice con competenza parziale per cause di medio e piccolo importo. Oggi lo chiameremmo giudice di pace.
Esaminando l’organigramma dell’Inquisizione di Modica, mi aveva sorpreso la presenza di un giudice fino agli anni Ottanta del Cinquecento e, subito dopo, alla fine del secolo, la scomparsa misteriosa di questa figura con il ridimensionamento di tutta la “Audiencia”.
Con molta probabilità, il ricorso, presentato ai massimi vertici della Monarchia, dalla famiglia Mirabella, relativo all’omicidio compiuto con agguato dal figlio Giuseppe (v. articolo precedente “I Grimaldi: una galassia siciliana”, come sopra ricordato), avrà sortito effetti molto devastanti nella vita di Agostino. Ho ritenuto, infatti, la soppressione di quella carica nell’ “Audiencia de fuera” di Modica una conseguenza della supplica inoltrata al re dalla madre dell’ucciso.
Agostino, a Modica, si girò intorno e, da esperto cacciatore di dote, mise gli occhi sulla figlia della castellana di Ragusa, Leonor. La castellana, vedova da tempo di Antonio Crespo, “capitan de armas” di Ragusa, era una donna anziana, buona, semplice e bigotta.
A questa signora era stato permesso di conservare la titolarità del castello di Ragusa perché da giovane era stata la nutrice di Anna Mendoza (-/1595), sposa di Luigi II Enriquez de Cabrera (1530-1596), Almirante di Castiglia e Conte di Modica. Lo stesso Almirante si rivolgeva a lei con molta deferenza e rispetto, chiamandola madre.
Questo particolare non sfuggì allo scaltro Agostino il quale non esitò a chiedere la mano di Leonor, la figlia.
Il matrimonio si celebrò a Ragusa e fu anche allietato da un grande banchetto di nozze.
Da quest’unione nacquero tanti figli, tra cui Giuseppe che, per la condanna ricevuta a causa dell’omicidio Mirabella, fu spedito dal padre prima a Madrid con lettere di cambio e, poi, a Medina de Ríoseco, dove l’Almirante lo prese sotto la sua speciale ma accorta e vigile protezione. Giuseppe era già un uomo sposato e doveva, questa volta, rigare dritto.
Dalle informazioni in mio potere, ho potuto capire che padre e figlio erano di una certa stazza e anche di tanta spudorata arroganza. Vivevano nel lusso sfrenato e amministravano il potere, che incautamente il conte aveva loro delegato, con disinvoltura e determinatezza.
Fin qui il racconto della vita di Agostino Caser alias Grimaldi. Una vita in Sicilia prudentemente occultata per evitare che alcuni, Conte compreso, la scoprissero.
Delle notizie qui esposte, è ovvio, darò puntuali riferimenti archivistici (sono diversi, perché sono tanti anni che inseguo le sue peste), in una mia prossima pubblicazione sui Grimaldi locali che nulla hanno, quindi, a che fare, almeno per queste mie evidenze, con gli altri, veri, di Genova.
Il Principe Alberto di Monaco avrebbe fatto meglio a ordinare un’indagine più accurata ai suoi genealogisti!
CREDITI
Archivi di Stato, Spagna
Per le notizie sull’Università di Salamanca ho consultato i seguenti testi:
Jaramillo Guerrera Miguel Ángel, Salamanca y su Universidad en el primer Renacimiento: Siglo XIV, XV, compreso in Miscelánea Alfonso IX, 2011, Ediciones Universidad de Salamanca, pagg. 319 – 342
Rodríguez-San Pedro Bezares y Rodríguez Polo Juan (Coords.), Historia de la Universidad de Salamanca, Ediciones Universidad de Salamanca, marzo 2009
Témpora, Magazine de Historia, Gennaio, anno 2014
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Un Uomo Libero.
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