Giudiziaria La strage e l'uomo di cultura 31/10/2017 11:06 Notizia letta: 588 volte

Marcello dell'Utri, bibliofilo indagato, mandante di stragi

Marcello dell'Utri e la passione per i libri. Un personaggio controverso, a metà fra legami discutibili con ambienti siciliani, e smodata ricerca di cultura.
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Marcello dell'Utri. Di lui Indro Montanello disse con ferocia: “Dell'Utri è un uomo colto. Sul fatto”.
L'ex senatore è di nuovo indagato, insieme a Silvio Berlusconi, come possibile mandanti delle stragi di mafia del 1992 e 1993 dalla procura di Firenze. La procura, titolare dell'inchiesta sulle stragi del '92/'93, che già altre due volte aveva aperto un'inchiesta su Berlusconi (l'ultima archiviata nel 2011), ha ottenuto dal gip la riapertura del fascicolo a loro carico dopo aver ricevuto da Palermo le intercettazioni dei colloqui in carcere del boss di Cosa nostra Giuseppe Graviano, effettuate nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia. 

Personaggio ambiguo, Marcello dell'Utri, cofondatore di Forza Italia. Al funerale di Gesualdo Bufalino, a Comiso, volle essere presente in chiesa. E una volta recluso, è arrivato a minacciare lo sciopero della fame, in carcere, a Parma, lo stesso carcere dove è detenuto Totò Riina, se non avesse ottenuto la possibilità di leggere un numero maggiore di libri. Ha ottenuto un aumento della possibilità da due a 15 libri al mese, e la disponibilità di un vocabolario.

Dell'Utri è stato anche indagato per il saccheggio di libri antichi alla biblioteca dei Girolamini di Napoli, con conseguente diaspora delle cinquecentine.
Ma Marcello è finito sotto inchiesta anche a Monza, per via di ventimila libri antichi e documenti datati tra il 1400 e il 1800. Ancora una volta la passione per i volumi storici lo ha messo nei guai. Dell’Utri è stato indagato per ricettazione e esportazione illecita all’estero di opere d’arte. Il sequestro è avvenuto in parte nella biblioteca della sua Fondazione, in via Senato, attualmente chiusa, e in parte in un magazzino di deposito, l’Opencare in via Piranesi. Dei ventimila volumi, circa 3mila farebbero parte del “Sancta Sanctorum”, la collezione privata di Dell’Utri, tenuta nelle sue pertinenze con libri rari anche del XV secolo.
Le indagini hanno accertato la presenza “di opere asportate, in epoca e con modalità ancora ignote, da biblioteche pubbliche ed ecclesiastiche insistenti sull’intero territorio nazionale”. L’indagine è nata dalla vicenda del saccheggio della storica biblioteca dei Girolamini, nel centro antico di Napoli, dalla quale furono sottratti migliaia di libri, molti dei quali di inestimabile valore. Non sono però stati trovati collegamenti con i volumi sequestrati all’ex senatore. 

Quando nel 2007 il cofondatore di Forza Italia decise di comprare idiari di Mussolini, Scognamiglio lo sconsigliò. Dell’Utri non sentì ragioni e pagò 12 milioni, certo che fossero originali. Si è dovuto ricredere: tutte le perizie calligrafiche effettuate su quei diari accertano che sono falsi. L’ultima perizia, conclusa appena tre settimane fa, certifica che l’autore in realtà è Amalia Panvini, una signora di Vercelli già condannata con la madre Rosetta per aver prodotto testi falsi di Mussolini spacciati come autografi.

L’essere caduto in errore non ha scalfito la sicurezza di Dell’Utri che ha continuato a comprare libri in giro per il mondo, dall’America alla Francia. Nell’ottobre 2007 acquista un volume per 7.000 euro sull’arte islamica all’International general rare books. Dieci giorni dopo, altri 7.000 euro alla Librairie des amateurs di Parigi. Nel febbraio 2008 firma un assegno da 9.500 euro a Montepulciano. Una settimana dopo 5.000 a Modena. La passione è incontenibile. Infinito il conto corrente aperto presso il Credito Cooperativo Fiorentino presieduto dall’amico e collega di partito Denis Verdini. Il deposito di Dell’Utri già nel 2006 era esposto per due milioni. A coprire i buchi interveniva Berlusconi e nei momenti di emergenza era la banca a foraggiare il senatore, permettendo aperture di credito senza garanzie, esclusa la villa di Torno ipotecata fino al terzo grado. Così i libri divennero garanzie.

Quando nel febbraio 2010 Dell’Utri chiede l’ennesima proroga al fido per 400mila euro, il cda dell’istituto la concede perché “il senatore è uno dei maggiori collezionisti al mondo (ci viene detto) di libri antichi. La collezione dovrebbe avere un valore di alcuni milioni”. E garantiscono: “Il senatore ha intenzione di vendere qualche libro”. Lui invece compra. L’ultimo acquisto risale al 29 marzo: 17mila euro per 17 volantini delle Brigate rosse stampati negli anni Settanta. Ma i liquidi nel frattempo erano arrivati dall’amico Silvio che l’8 marzo aveva acquistato la villa sul lago di Como per 20 milioni.
L’amico di Arcore ha anche aiutato anche la fondazione che aveva sede in via Senato. Gli sponsor ufficiali erano da sempre quattro: Mediaset, Mondadori, Mediolanum e Publitalia 80. Al civico 14 della centralissima via Senato è rimasta l’abitazione di Dell’Utri. I 120mila volumi sono andtati a Segrate, non c'erano più fondi per l’affitto. Silvio ormai ha saldato. L’amico Verdini non ha più una banca e la Procura continua a indagare scoprendo, ad esempio, che il senatore ha 70 conti correnti all’estero.

Redazione
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