Sport Scicli 07/11/2017 09:57 Notizia letta: 2147 volte

Matteo Verdirame e le ruote ferme

Giovani ciclisti crescono
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Scicli - Mamma Isabella non poteva sapere quell’unità biologica che dentro cresceva, che bambino sarebbe diventato. Lei, non abituata allo sport del pedalare, che invece nella famiglia del padre Carmelo è passione di parentela remota tre generazioni. Matteo è uguale alla madre nelle sembianze e dagli occhi bellissimi come replicati. Ma è profondamente un Verdirame nella vivacità e nel piacere di fatica in sella.

Corre Matteo.
Corre per felicità irrefrenabile, corre con facilità insolita. Ha grande passione per il pedalare, ha gioiosità del gesto. Pedala sempre che non si tiene, per confronti e per gioco. Bicicletta da corsa, oppure MTB o bicicletta da adulti dove non arriva neppure alla sella: corre. Per Matteo importante le gambe girino e il fiato diventi affanno, i muscoli siano in tensione e che il vento carezzi sul viso. Batte forte il cuore tra i raggi delle ruote. Matteo si farà, anche se ora è sulla bicicletta da 24”.
Matteo non è perfetto, nessuno lo è. La bicicletta è un congegno meccanico semplice e imperfetto. Matteo e la bicicletta, però, sono perfetti l’uno per l’altro e questo è quello che più conta.
La prima condizione che mi sono sentito di chiedere a Matteo al primo allenamento, non è essere un vincente ma rimanere in ogni modo e serenamente in sella.
La scuola di vita è in bicicletta.
Sapere strizzare il cuore anche quando tutto urla che non puoi farlo. Che non ci puoi riuscire. L’impossibile reso avverabile, è il fine del pedalare di Matteo.

Ora l’autunno sta macchiando le chiome degli alberi di foglie dai colori caldi arancio, rosso e giallo. Ottobre è passato, novembre si sta consumando e il letargo inizia da ora. Matteo ha fermato le ruote della sua Daccordi, deve caricare la molla della passione e rinnovare le energie. Per non fare diventare il pedalare un’ossessione, bisogna fermarsi. Matteo è ora scuola e passioni altre, tutte attività affrontate con l’entusiasmo che tutti gli riconosciamo. Anche questa stagione ciclistica appena conclusa, si è divertito a fare fatica. Ha entusiasmato e quelle stesse emozioni ce le darà ancora.
Matteo è spontaneo di natura, è abituato alla gioiosa fatica, a dare tutto e a non essere simulatore. Al contrario, gran parte del mondo che ruota attorno a questa pratica agonistica, fa perdere la spontaneità, che invece dovrebbe sempre essere presente in uno sport libero come questo.

Ora, in questi autunno piovo, come ogni anno, mi mancano le corse. Ho seguito generazioni di ciclisti, anche di Scicli. Ho già voglia di tornare ai bordi della strada a entusiasmarmi delle imprese di Matteo, a sentire quella antica consanguineità. Perché il ciclismo e il suo popolo, mi hanno sempre tenuto vicino, con la cura che di solito ha chi ti vuole bene.
Ti aspetterò, Matteo, per gli allenamenti e le corse sul nastro della strada per nuove emozioni, quelle che solo la sublimazione della nostra passione sa darci.

Lino Bellia
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