Cultura Scicli 13/11/2017 22:23 Notizia letta: 2221 volte

I Grimaldi di Scicli

Questioni di nobiltà
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Scicli - Nel mio precedente articolo sui Grimaldi dal titolo: “I Grimaldi: una galassia siciliana”, apparso in questo giornale “on line” il 9 ottobre 2017, ho semplicemente accennato a una famiglia Grimaldi già esistente e ben radicata a Scicli nella seconda metà del Seicento.
Ovviamente si tratta di altri “Grimaldi”, diversi dai “Grimaldi” di Modica che “Grimaldi” non sono. Per chi è interessato, rimando al mio articolo dal titolo “Agostino Caser, alias Grimaldi, nel Cinquecento da Medina del Campo a Modica”, apparso, sempre su questo giornale online Ragusanews, il 19 ottobre 2017.

Si dà per scontato che Agostino Grimaldi dei Grimaldi di Modica non fosse nobile e che Carlo, un suo discendente, diventerà solo “Principe” il 4 novembre del 1692 dietro un cospicuo esborso di denaro e per meriti acquisiti durante la rivoluzione di Messina del 1673 come già da me ben documentato nell’articolo del 9 ottobre del 2017 “I Grimaldi: una galassia siciliana”.
I Grimaldi di Scicli appartengono al ceppo dei Principi di Santa Caterina, una famiglia presente nel piccolo paese di Santa Caterina Villarmosa, ubicato in provincia di Caltanissetta.
Pietro Andrea Grimaldi comprò il titolo, che gli fu concesso il 13 novembre del 1625, sborsando una somma davvero ingente: 7.500 scudi, moneta di Sicilia del tempo.
Nella trascrizione della pergamena di concessione, annotata nel libro dei Privilegi Reali, figura una nota molto significativa. È stata apposta per una cautela. Riguarda il versamento dei diritti, oggi diremmo “di bollo” (7.500 scudi, appunto), al Segretario della Cancelleria di Sicilia Lorenzo Aguirre.
Che cosa era successo?
Il titolo era stato già venduto al Conte di Saldaña il quale, per motivi non noti, in un secondo momento vi aveva rinunciato. Per questo motivo il Segretario restituì al Conte la somma in precedenza versata.
Nella pergamena intitolata a Pietro Andrea Grimaldi non si fa alcun cenno a precise nobili origini del beneficiato ma solo vaghissimi riferimenti che gli attenti genealogisti della Casa Reale infiorettarono alla meno peggio di circonlocuzioni e di parole, in assenza di fatti e notizie concreti.
Il concetto di nobiltà in Spagna e, soprattutto, nella Madrid del tempo era molto granitico. I nobili si trinceravano dietro una rigida osservanza di un codice etico che li aveva volontariamente isolati in casta impenetrabile e coesa, fatta di parentele e di matrimoni rigorosamente combinati tra i membri delle famiglie che ne facevano parte.
Ben lo sperimentò Diego de Velásquez.
Non così in Sicilia dove la nobiltà spesso chiudeva un occhio e anche tutti e due, soprattutto se l’aspirante nobile era abbastanza ricco e ammanicato.
Se solo avessero saputo anche un piccolo dettaglio, gli attenti e scrupolosi genealogisti della Casa Reale, sicuramente lo avrebbero amplificato e scritto nella pergamena. Invece nulla.
Questo la dice lunga sulla vera nobiltà dei Grimaldi siciliani!

È ovvio che la Casa Reale astutamente si guardò bene dal dilungarsi nella motivazione su un’ipotetica provenienza anche per non incorrere in qualche indesiderata e pericolosa indagine del Santo Officio sul beneficiario.
Pietro Andrea Grimaldi diventò, dunque, Principe grazie al suo denaro e in virtù solo di esso e, se chiusero un occhio a Madrid, con certezza lo fecero perché era un siciliano. In Castiglia la cosa non sarebbe passata.
Le casse della Monarchia erano completamente vuote e, dopo i precedenti fallimenti, si rastrellavano in modo folle denari a destra e a manca.
Siccome il titolo di “principe” era per legge legato a una comunità, bisognava indicare, allora, nell’atto di concessione un feudo abitato da un certo numero di persone.
Pietro Andrea Grimaldi diventò “principe” di Santa Caterina, una vecchia baronia, con la condizione esplicita secondo la quale, appena la nuova terra di Monaco, nel Regno di Sicilia, indicata dal Grimaldi come oggetto del suo principato, fosse stata costruita e abitata, il titolo in automatico sarebbe passato a quest’ultima mentre la precedente da principato sarebbe ritornata a essere una semplice baronia.
È da notare la precisazione della clausola di concessione: “terra di Monaco nel Regno di Sicilia”, una stigmatizzazione necessaria che sancisce la completa estraneità della famiglia Grimaldi siciliana all’altra ligure ben più famosa e conosciuta.
Ottenuto il titolo, in linea successoria poi passò al figlio Giulio e ai suoi discendenti. La baronia di Santa Caterina, comunque, non durò molto nelle mani dei Grimaldi, se dobbiamo credere al “Della Sicilia Nobile” di Francesco M. Emanuele Gaetani, Marchese di Villabianca. Pare che fosse venduta il 5 ottobre del 1661 a Scipione Cottone ed Aragona, Marchese di Altamira (pag. 65).
Sempre in “Della Sicilia Nobile” leggo, a proposito dei Grimaldi di Santa Caterina, che “la famiglia è di antica nobiltà nel Regno di Sicilia e che prende la sua origine dalla istessa Casa Sovrana de’ Serenissimi Principi di Monaco”.
Queste affermazioni del Gaetani mi suonano alquanto gratuite perché assolutamente ignorate dal Re nell’atto di concessione del titolo.
Ergo le conclusioni del Gaetani sono semplicemente false come tantissime altre contenute in libri di storia del tempo, notizie ad arte inventate da chi ne aveva interesse. E il Gaetani è, in effetti, parte interessata. Candidamente lo confessa.
L’altro spinoso problema riguarda la terra oggetto della concessione, cioè la terra di “Monaco in Sicilia”.
A quale “Terra di Monaco” Pietro Andrea Grimaldi si riferiva quando la propose?
Al feudo del Monaco in territorio di Ragusa, aggiunto al Priorato di Santa Maria la Nova dell’Ordine di San Benedetto, come si legge nel manoscritto “Descrizione generale della Contea di Modica, ecc.” pubblicato dall’Archivio di Stato di Ragusa il 29 novembre del 2016, o all’altro feudo Monaco alla periferia di Santa Caterina che non era, poi, tanto importante da giustificare un titolo così rilevante?
Pietro Andrea ebbe un figlio: Giulio Maria. Questo nome sarà ripetuto tante volte in questa famiglia, imposto ai rampolli che ereditavano il maggiorasco.
A Scicli la famiglia venne sicuramente dopo la peste del 1626, allettata come tante altre famiglie dagli sgravi fiscali concessi dal Viceré per permettere una veloce ripopolazione della città dopo la terribile e funesta epidemia.
La famiglia non figura in città prima della peste.
Le prime tracce di una sua significativa presenza rimontano al 1684.
Nella “Matricula del Regio Priorato dei SS. Lorenzo e Filippo della Città di Scicli di tutte le persone che attualmente servono detto Priorato presentata nell’anno 1684 quali godono il foro di questo Tribunale della Regia Monarchia in virtù della Matricola passata della quale Abbatia n’e Regio Priore e perpetuo commendatario l’Ill.mo D. Egidio Colonna – Patriarca di Gerusalemme quale persone sono le seguente eide=” figurano, infatti, un Francesco Grimaldi e Celestre come “arrendatario” (affittuario, ndr) di uno dei due mulini di proprietà del Priorato; e un Don Giulio Grimaldi come uno dei quattro guardiani d’acqua.
È con molta probabilità lo stesso Giulio Grimaldi che l’Arciprete Antonino Carioti di Scicli, nel suo libro di memorie annovera fra i Vicari dell’Ordine gerosolimitano (Vol. I, pag. 185).
Ripropongo qui anche un altro brano tratto dal Secondo Volume del libro di memorie dell’Arciprete Antonino Carioti “Notizie storiche della città di Scicli”, pag. 318:
Vicario generale delle commende di Modica e Randazzo della S.R.G. (Sacra Religione Gerosololimitana, ndr) lo fu Don Giulio Grimaldi dei principi di S. Catarina; morì sacerdote, lo fu di gran spirito nell’offizio e pose gran reputazione e rispetto il carattere di vicario generale e lo fu pro commissario della Crociata ancora a’ 14 ottobre 1735”. In questa data morì e fu sepolto nell’Insigne Collegiata di San Bartolomeo. Era figlio di D. Guglielmo e di Dª Antonina Papaleo.
Giulio aveva sposato Angela Lucifora, figlia di Don Domenico Lucifora.
È la stessa sopravvissuta al terremoto del 1693 di cui racconta l’arciprete Virderi nella sua Cronaca (v. Pellegrino Francesco, “Scicli e il suo Duomo / San Matteo e la ricostruzione dopo il terremoto del 1693”). Angela fu una diacona del Monastero di Valverde. Restò sepolta sotto le rovine per undici giorni. Fu ritrovata casualmente durante uno scavo per tirar fuori le masserizie del monastero.
Dal Grimaldi ebbe diversi figli.
La famiglia è poi attestata a Scicli per gran parte del Settecento.
Don Giulio Maria Grimaldi nel 1738, in occasione della commissione di una statua dell’Immacolata, regala alla Collegiata di San Bartolomeo un’importante reliquia racchiusa in un prezioso reliquiario. È un capello della vergine (Dopo il Concilio di Trento, l’Europa diventa un cimitero di reliquie). La reliquia sarà esposta ogni sabato nei dodici sabati solenni che precederanno la festa. (A. Carioti, Notizie storiche della Città di Scicli, vol. II, pag. 385.
La notizia il Carioti la apprese dal Mongitore, una delle sue letture preferite. Il Mongitore a sua volta la copiò dal Pirri. Un bellissimo circolo vizioso che per ben due secoli ha funzionato alla grande, occultandoci parte della nostra vera storia.
La donazione avvenne nel 1732 e la famiglia godeva di molto prestigio in città.
Guglielmo, il padre di Giulio, abitava nell’avito palazzo Melfi con immediato affaccio sulla piazza della fontana.
Giulio abitava non molto lontano. Il suo palazzo confinava con un muro della Chiesa della Maddalena.
A proposito di questa chiesa, il Carioti così scrive sempre nel suo libro di memorie sopra citato, II volume a pagina 430:
In quest’oratorio (Chiesa della Maddalena, Congregazione sotto il titolo di Madonna del Suffragio, ndr) si congregarono più anni i confratelli della Congregazione del nostro S. Guglielmo che lo fu ancora in quella del Salvatore.
Governando la diocesi monsignor Fra’ Don Tommaso Marini, vescovo di Siracusa, ed io come arciprete della Matrice, si impetrò un breve della santità d’Innocenzo III di potervi attaccare la casa il sacerdote Don Giulio de’ principi di Grimaldi l’anno 1723…e questo senza lesione di diritti parrocchiali.
Segue ancora a pag. 431:
Pure la chiesa di San Teodoro (soppressa e aggregata alla Matrice da mons…, nota incompleta) martire è pari alla stessa già detta in antichità. Ella è situata nella piazza detta della fontana. E sta compresa a più tempo nel palazzo un tempo della famiglia Melfi, al presente di Don Guglielmo Grimaldi (padre di Giulio, ndr).
La famiglia continuò a essere tra le più rappresentative della città di Scicli per quasi tutto il Settecento.
Rosalia Grimaldi, figlia di Francesco, a sua volta figlio del principe don Giulio seniore, sposò il Marchese Don Giuseppe Celestre. Il marito le premorì e fu sepolto nella Chiesa dei Minori Osservanti di Scicli.
Per il voto all’Immacolata fatto dalla città di Scicli il 6 gennaio 1742 il Principe di Santa Caterina, Don Giovanni Grimaldi, giurato della città in quell’anno, figurava tra i notabili che l’avevano caldeggiato.
Nel 1765, infine, un Don Emanuele dei Principi Grimaldi fu assistente dell’Accademia dei Redivivi di Scicli, di cui l’Arciprete Carioti era presidente (Cfr. Carioti Antonino, Notizie storiche…., Vol.I pag. 226)
Come ho ampiamente dimostrato, la famiglia nel Settecento ebbe un importante “ramo” sciclitano. Molti sicuramente non lo conoscono ma, si sa, la Storia è fatta anche di molta ignoranza.
Segue la trascrizione della pergamena relativa al titolo di Principe di Santa Caterina concesso da Filippo IV d’Absburgo, re di Spagna, a Pietro Andrea Grimaldi.

Don Petri Andreae Grimaldi
(NOTA:)
Los derechos de expedicion deste titulo de Principe y de los 7Mil500 escudos que procedieron de la venta dél tocaron al S/r Secretario Lorenço de Aguirre por ser hecha la merced del dicho titulo de Principe al conde de Saldaña quando los derechos de expedicion corrian por su cuenta y assi los cobrô su merced como consta de una glosa que esta puesta en el libro donde se assientan los despachos que su Mag/d firma, y por donde assi mismo toma quenta de los derechos de expedicion el S/r Cons/or general Don Ger/mo Funes Muñoz a folio 111 a tergo y esta nota se puso aqui para que aya claridad dello en todo tiempo.
A 16 de 9bre 1625
f. 632/r
Nos Philippus etc... Regiae
Maiestati insitum est viros virtute et natalibus conspicuos de que regiae coronae benemerentes non solum in proprio splendore conservare verum ipsos magnis ornamentis et speciotis honorum titulis illustrare hoc enim subditis ad maiora in dies praestanda servitia voluntatem auget, et eorum animus ad regium obsequium ferventius allicitur. Quare cum tu illustris consanguinee noster Don Petre Andrea Grimaldi Baro terrae nuncupatae de sancta Catharina in nostro Uterioris Siciliae Regno nobis supplicari feceris, ut te a Baronis gradu ad Principis dignitatem provehere regia nostra benignitate dignaremur. Nos vero antiquae familiae tuae nobilitatis non immemores, per /pendentesque constantistimam tuam maiorumque tuorum in nos inque Serenissimos utro reges predecessores nostros fidem et studium nec non multa diuturna magnique momenti obsequia tam pacis quam belli tempore a progenitoribus tuis nostrae regiae Coronae praestita ac prae oculis habentes summam animi tui in nostrum Regium obsequium
f. n. 633/v
propensionem egregiusque quibus ornatus existis virtutes, ac te maiorum tuorum vestigijs inherentem multa et grata obsequia nobis in antea exhibiturum sperantes te eumdem Don Petrum Andream Grimaldi tamquam de nobis benemeritum Principis titulo et praerogativa con decorare et insignire decrevimus. Tenere igitur praesentium cunctis de inceps temporibus valiturarum ex certa scientia, regiaque auctoritate nostra deliberate et consulto, ac ex gratia speciali maturaque sacri nostri supremi consilij accedente deliberatione te praedictum don Petrum Andream Grimaldi tuosque haeredes et succesores ordine primogeniturae servato Principes terrae de sancta Catharina quam in praefato nostro Ulterioris Siciliae Regno iustis et legittimi titulis a nobis et a nostra regia Curia cum eius castris terris et Vassallis vassallorumque redditibus iuribus actionibus iurisdictione et integro statu iuxta formam tuorum privilegiorum et investiturarum tenes et postides facimus creamus constituimus atque in perpetuum reputamus terramque ipsam de sancta
f. n. 634/r
Catharina atque illius membra et distritum Principatus titulo et honore insignimus illustramus et decoramus teque eumdem Don Petrum Andream Grimaldi ac tuos haeredes et successores (ut supra) Principes dictae terrae de sancta Catharina dicimus et nominamus ab alijsque in omnibus et quibuscumque actis et scripturis tam publicis quam privatis peragendis dici et nominari et ut tales in perpetuum haberi censeri et reputari volumus et iubemus. Decernentes et volentes, ut post hac tu praedictus don Petrus Andreas Grimaldi tuique haeredes et successores praefati omnibus et singulis gratijs privilegijs praerogativijs iuribus dignitatibus, praeminentijs libertatibus et exemptionibus uti frui et gaudere possit et possint valeat et valeant quibus huius modi titulo decorati potiti sunt seu quomodolibet potiuntur et gaudent
f. n. 634/v
nostri Ulterioris Siciliae Regni et aliorum per nos perque successores nostro set Proreyes in dicto Regno pro tempore existentes faciendis tamquam Principes dictae terrae de sancta Catharina vocari, tractari, et honorari debeas et debeant et a nobis et ipsis tua et eorum dignitas gradus et locus observetur. Statuente set declarantes expresse quod praesentis tituli concessionis privilegium sit et esse debeat tibi dicto don Petro Andreae Grimaldi tuisque haeredibus et Successoribus praedictis omni futuro tempore stabile, reale, validum atque firmum nullumque in iudicijs aut extra sentiat dubictatis objectum defectus incommodum aut noxae cuiuslibet alterius detrimentum sed in suo semper robore et firmitate persistat fidelitate tamen nostra iuribusque nostri set alterius semper salvi set reservatis. Volumus praeterea et concedimus quod hoc Principis titulum transferri possit in terram nuncupatam Grimaldi quam tu praedictus don Petrus Andreas Grimaldi (ut asseris) fabricare intendis
f. n. 635/r
in Baronia nuncupata de Monaci in praefato nostro Ulterioris Siciliae Regno dummodo dicta terra prius fabricata existat et non aliter nec alio modo, cum autem fabricata fuerit, atque in eam praedictum titulum translatum, dicta terra Grimaldi tantunmodo Principatu titulo et honore illustrata et insignita presentis privilegij vigore intelligatur ac censeatur, dicta terra de sancta Catharina sub Baroniae titulo remanente. Illustri propterea spettabilibus, nobilibus, magnificis dilectis Consiliarijs et fidelibus nostris Proregi Locumtenenti et Capitaneo generali nostro Magistro Justitiario Praesidibus nostrae Magnae Regiae Curiae patrimonij ac Sacrae Conscientiae, Judicibus dictae Magnae Regiae Curiae, Magistris Rationalibus Thesaurario et Conservatori nostri regij Patrimonij, Advocatis quoque et Procuratoribus fiscalibus caeterisque demum universi set singulis officialibus et subditis nostris maioribus et minoribus quocumque nomine nuncupatis titulo officio
f. n. 635/v
auctoritate et potestate fungentibus tam presentibus quam futuris in eodem n/ro Ulterioris Siciliae Regno constitutis et constituendis dicimus praecipimus et iubemus sub incurtu nostrae Regiae indignationis et irae, poenaeque untiarum mille nostris inferendorum aerarijs quatenus presentem nostram concessionem omniaque et singula desuper contenta a prima eius linea usque ad ultimam tibi praefato Don Petro Andreae Grimaldi tuisque haeredibus et successoribus teneant firmiter et observent tenerique et inviolabiliter observari faciant per quoscumque iuxta eius seriem continentiam et teniorem pleniores, cauti secus agere, fieri ve permittere ratione aliqua sive causa pro quanto dicti officiale set subdicti n/ri praedicti gratiam nostram charam habent ac poenam praeappositam cupiunt evitare, in cuius rei testimonium praesentes fieri iussimus nostro communi negotiorum praefati Ulterioris Siciliae Regni sigillo impendenti munitas.
Datt/ Matriti die
f. n. 636/r
decimatertia mensis novembris anno á nativitate domini millesimo sexcentesimo vigesimo quinto. Regnorum autem nostrorum omnium quinto.
Yo el Rey

vt/ Comes de Monterrey
vt/ Caimus Rs (Regens)
vt/ Valenzuela Rs (Regens)
vt/ Marchio Floresta Rs (Regens)
vt/ Ursinus Rs (Regens)
vt/ Brandolinus Rs (Regens)

s/t Untias duodecim
Atienza p/ taxare
Dominus Rex mandavit mihi
Laurentio de Aguirre

Titulo de Principe para el Reyno de Sicilia en persona de don Pedro Andrea Grimaldi sobre su tierra de Santa Cathalina con facultad que quando estuviere fabricada la tierra de Grimaldi en la Baronia de Monaco passe a ella el dicho titulo.
Consultado.
CREDITI
AA.VV. Notiziario storico di Scicli, a cura del Comune di Scicli, Vol. IV, Stampa “La Grafica”, Modica, maggio 1998
AGS (Archivo General Simancas)
AHNM (Archivo Histórico Nacional de Madrid)
Archivio di Stato di Ragusa, Descrizione generale della Contea di Modica ecc…, novembre 2016
Carioti Antonino, Notizie storiche della Città di Scicli, edizione del testo, introduzione e annotazioni a cura di Michele Cataudella, Vol. I e Vol. II, Comune di Scicli, Luglio 1994
Gaetani Francesco Maria Emanuele, Della Sicilia nobile, Parte II, Stamperia de’ Santi Apostoli, Palermo 1754
Pellegrino Francesco, Scicli e il suo Duomo / San Matteo e la ricostruzione dopo il terremoto del 1693, The Dead Artists Society Progetto Sicilia, Catania 2017
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