Cultura Recensione film 20/11/2017 09:40 Notizia letta: 1887 volte

The Place e il lato oscuro di ognuno di noi

Il nuovo film di Paolo Genovese
http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/20-11-2017/place-lato-oscuro-ognuno-500.jpg

Sconosciuti davanti ad uno sconosciuto. Sconosciuti disposti a fare qualunque cosa pur di ottenere uno scopo. Sconosciuti capaci di tradire sé stessi pur di arrivare al proprio fine. E l’uomo che sta loro di fronte sembra in grado di esaudire ogni loro desiderio. Il nuovo film di Paolo Genovese ci costringe a fare i conti con il lato oscuro di ognuno di noi: The Place, in questo momento nelle sale cinematografiche, ricorda più un’opera teatrale che un film.

Come nello stile di Paolo Genovese, The Place è un film corale con protagonista Valerio Mastandrea nei panni di un misterioso sconosciuto: Faust? Un Angelo? Un demonio? Uno psicologo? La sua figura resta avvolta nel mistero. Girato quasi tutto in un interno, il film è costellato da diversi “tipi” umani: la suora che vuole ritrovare Dio, il cieco che vuole riacquistare la vista, la vecchietta che vuole che il marito guarisca dall’Alzheimer, il meccanico che vuole passare una notte di sesso con una donna da calendario, la ragazza che vuole diventare più bella, l’uomo d’affari che vuole che il figlio guarisca dal tumore, il poliziotto che vuole riavvicinarsi a suo figlio…c’è di tutto in questo universo parallelo creato da Genovese.

Ogni tipo umano ha un desiderio e questo misterioso uomo, di cui non sapremo nemmeno il nome, chiede loro di fare qualcosa per ottenere questi scopi. Mentre prende appunti su una grossa agenda, sembra costruire lui stesso la trama che farà incrociare i loro destini. Le cose che chiede loro di fare sono spesso atroci. Tuttavia, questo dottor Faust dei tempi moderni, non sembra che voglia veramente che loro compiano azioni malvage…i personaggi, infatti, più sono spinti da desideri egoistici, più tradiscono sé stessi e spesso non ottengono ciò che vogliono, pur avendo stretto un patto e “venduto” una parte della loro anima a questo diavolo moderno in camicia e giacca.

L’uomo misterioso sembra far parte del mobilio del “The Place”: dalla mattina alla sera sta lì, seduto al solito tavolo, mangiando di tanto in tanto. Sullo sfondo, una misteriosa cameriera (Sabrina Ferilli), sembra essere diventata la sua unica amica. Il film offre ottimi spunti di riflessione su ciò che un uomo è capace di fare pur di ottenere uno scopo e sembra ispirato a Dostoevskij di “Delitto e castigo”.

Non a caso, infatti, alcuni personaggi riflettono su cosa sia l’innocenza e sembrano essere consapevoli di quanto marciume ci sia nell’animo umano. Il fatto di essere stato girato tutto in un interno, poi, conferisce al film un’atmosfera ancora più cupa e chiusa, quasi come se il The Place fosse il posto in cui “tutto è concesso”, anche le cose più atroci. Fuori, però, è la vera vita dei personaggi, una vita in absentia, di cui noi conosciamo soltanto il racconto fatto davanti all’uomo misterioso. Notevole la perizia tecnica del regista e le performances degli attori. La sceneggiatura non è originale ma è stata tratta da una serie tv statunitense, The Booth and the End, disponibile su Netflix.
Tutto sommato rimane un film piacevole, a tratti intrigante, pieno di spunti di riflessione e non presuppone che lo spettatore sia totalmente passivo. Consigliato.
 

Irene Savasta
http://www.ragusanews.com//immagini_banner/1512997998-3-pirosa.gif