Giudiziaria Immagini rubate 24/11/2017 20:47 Notizia letta: 2227 volte

Foto hot rubate a Diletta Leotta, indaga Procura Milano

Diletta Leotta. Un minore avrebbe condiviso per primo sul web, gli scatti che la giornalista catanese di Sky aveva custodito nel "cloud" del suo telefonino.
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Catania - Diletta Leotta. Indaga ora la Procura per i minorenni di Milano sulla vicenda degli scatti senza veli rubati dal cellulare della giornalista e noto volto di Sky Sport Diletta Leotta e poi diffusi sul web. Da quanto si è saputo, infatti, la Procura milanese, che nei mesi scorsi aveva aperto un fascicolo a carico di ignoti con l’ipotesi di reato di accesso abusivo a sistema informatico, ha trasmesso nelle scorse settimane l’inchiesta ai pm minorili competenti per gli accertamenti sulla posizione di un minorenne che avrebbe condiviso inizialmente le immagini on line.

L’inchiesta, che era coordinata dal dipartimento guidato dal pm milanese Alberto Nobili, era scattata dopo la denuncia, presentata dalla presentatrice tv alla Polizia postale, dopo la diffusione su internet, nel settembre dello scorso anno, di una decina di immagini che la ritraevano nuda e che lei conservava nel "cloud", ossia nella memoria virtuale del suo telefonino.

Foto che in pochissimi minuti avevano fatto il giro del web con l'hashtag #Leotta che aveva scalato le classifiche dei contributi più citati dei social network. Un fatto «estremamente grave» lo aveva definito in una nota l’ufficio stampa della giornalista, che ha subito «una gravissima violazione della privacy e che è molto amareggiata ma nello stesso tempo indignata».

Le indagini della Procura e della Polizia postale hanno portato, poi, ad individuare un minorenne che avrebbe dato un input alla condivisione delle immagini, anche se non avrebbe avuto un ruolo nell’accesso abusivo al "cloud" della giornalista. Gli atti dell’inchiesta, ad ogni modo, sono stati trasmessi ai pm minorili che dovranno stabilire eventuali responsabilità del minore coinvolto.

Diletta Leotta ha racconta come è venuta a sapere della bufera che la stava travolgendo: “Ero a casa, da sola”, ricorda la giornalista di Sky Sport in un’intervista al Corriere della Sera. “Da cosa ho capito che la situazione era grave? Dal mio telefonino. Non la smetteva di squillare: chiamate, messaggi, WhatsApp, videochiamate… Non ho pianto. Ho tirato fuori una forza che non credevo di avere. Ma dopo tre giorni sì, ho ceduto…”.

Redazione
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