Attualità Rai Tre

Mercedes nella bufera, per l'inchiesta di Report

Le tangenti chieste dagli ispettori, per assicurare la gestione del marchio alle concessionarie

Roma - False immatricolazioni, per raggiungere gli obiettivi di produttività. Tangenti, richieste dagli ispettori, per assicurare la gestione del marchio alle concessionarie. 

Inchiesta shock di Report, in onda stasera su Rai Tre, sul marchio della stella. L'inviato della trasmissione Rai del lunedì sera, ha intervistato due ex concessionari Mercedes, che hanno denunciato metodi estorsivi da parte di ispettori della casa madre, al fine di garantire la gestione del marchio, in cambio del finto raggiungimento di risultati di produttività, che danno diritto ai dirigenti ai premi in denaro.

Il metodo è quello delle false immatricolazioni, di auto che in realtà restano invendute, ma che risultano ufficialmente vendute. La domanda, stavolta di Ragusanews, è la seguente: sicuri che il male riguardi solo il marchio con la stella a tre punte e non sia piuttosto un trucco generalizzato?

Il caso Salvestroni

Il divorzio con strascico giudiziario tra l’ex presidente di Confindustria Grosseto Mario Salvestroni e Mercedes è stato uno degli argomenti “clou” della puntata di Report.
Salvestroni a Grosseto ha venduto per 25 anni vetture a marchio Mercedes Benz nel salone di via Aurelia Nord: fino a luglio 2016 quando i rapporti con la grande casa automobilistica tedesca si sono interrotti.
Ha parlato di questo ai giornalisti della redazione di Report ma anche e soprattutto della denuncia che il 12 febbraio 2015 presentò al comando dei carabinieri di Grosseto e da cui sono scaturite indagini con filoni aperti in mezza Toscana (da Livorno a Viareggio), ma anche «17mila intercettazioni di cui molte piccanti» dice l’ex numero uno degli industriali maremmani.
Nella denuncia ai militari dell'Arma Salvestroni accendeva i riflettori sul modus operandi di un ispettore, ovvero l’interfaccia che le grandi maison di auto utilizzano per rapportarsi con i rivenditori di vetture. «In estrema sintesi – dice Salvestroni – io ho denunciato che l’ispettore voleva soldi per fornirci le auto. Come presidente di Confindustria e presidente di una banca (Mps Capital Services Banca per le Imprese) non potevo lasciar correre. Da lì le indagini, condotte con grande competenza dai carabinieri di Grosseto, le intercettazioni e una condanna».
 

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