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Lorenzo Licitra, una vittoria inaspettata

Lorenzo Licitra, un futuro tutto da scrivere: "non ho paura di sparire". "Mi diverto di più provando a giocare e a sperimentare"
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Milano - Lorenzo Licitra: «Ancora non ci credo», quattro parole, ripetute spesso, quasi fossero un mantra, una formula sacra per convogliare e gestire un'ondata di emozioni. Sorride Lorenzo Licitra, nonostante la notte insonne, nonostante le fatiche di una finale tiratissima che l'ha consacrato vincitore, ammettiamolo, un po' a sorpresa, di questa undicesima edizione di X Factor.
E il suo racconto parte proprio da ieri sera. Dai consigli di Mara, la sua giudice, la sua “mamma musicale. «Mara mi ha detto sempre ok la voce, ma devi dimostrare che c'è altro, devi dimostrare quello che sei, ci vuole la comunicazione fisica. E devo dire che su quel palco (quello del Mediolanum Forum, n.d.r.) è impossibile non muoversi. Anche all'ultimo, all'inedito, Mara mi ha detto di esprimermi tanto col corpo, infatti mi sono mosso come mai, l'ho fatto tutto quel palco, quasi mi sono messo a correre».
Già, quel palco... dove, soprattutto con il medley, culminato con una magistrale “Who wants to live forever” dei Queen, è stato sancito il sorpasso sui favoriti della vigilia, i Maneskin. «Quel palco ti dà due possibilità – racconta Lorenzo - o ti mangia o lo mangi tu. Mi sono divertito, la cosa più importante, quella che volevo, e nel divertirmi ho capito che accanto avevo un pubblico immenso che mi stava dando moltissimo. Ho calcato l'onda di quell'emozione, non potevo e non volevo stare inerme, distante».
E poi il gran finale. «I Maneskin erano amatissimi – ammette candidamente - ero consapevole di questo, credevo che Alessandro (Cattelan, n.d.r.) avrebbe detto il loro nome. A me sarebbe andata benissimo, anche così, poi, invece, ha detto “Lorenzo” e lì, in quel momento, mi sono buttato a terra».
Onore al vincitore e onore agli sconfitti, i Maneskin hanno detto che te lo meritavi, affermazione ribadita da Damiano nel corso della conferenza stampa di questa mattina svoltasi presso la sede di Sky. «Anche io sono contento per loro, hanno 18 anni ma sembra ne abbiamo 40 per quanto riescono a fare, sono artisti a tutto tondo. Hanno dimostrato di avere carattere e li stimo tantissimo».
Uno sguardo al passato.
Ti sei presentato come un concorrente in fase di passaggio dalla lirica al pop. Hai chiuso il cerchio?
«Sì direi di sì. Ancor più che ieri, tutto è avvenuto nel corso della sesta puntata quando ci hanno dato la possibilità di portare un nostro pezzo e io ho scelto un brano ultra pop, “Million Reasons”, di Lady Gaga».
Cosa cercavi, cosa ti mancava prima?
«Non posso dire che prima mi mancasse qualcosa, ma mi diverto di più provando a giocare e a sperimentare e credo che al pubblico piaccia».
Quali brani ti hanno spaventato di più durante il tuo percorso?
«Senza dubbio “Sere nere” di Tiziano Ferro, perché me l'ha assegnato Mara, che Tiziano l'ha tenuto a battesimo, era una grande responsabilità ed è un genere che non ho mai provato. Ieri ho avuto l'occasione di parlare proprio con lui, mi ha fatto i complimenti per come ho cantato la sua canzone».
Il futuro? Tutto ancora da scrivere. «Non ho paura di sparire. Credo che la vera vittoria sia quella che viene dopo, dimostrare che c'è un lavoro, un percorso. Non ho paura di finire un po' nel vuoto. Da questa esperienza mi porto il rispetto per questo lavoro, aspetto su cui Luca Tommassini e Mara Maionchi hanno insistito tanto. È un lavoro e serve rispetto, un rispetto imparato man mano, dalle attese infinite nei camerini, dalle prove infinite sul palco, dal comprendere il lavoro di tutti. Il rispetto è fondamentale. Non si finisce mai di fare musica e voler far musica. Sicuramente c'è la voglia di iniziare a lavorare. C'è in cantiere l'idea di portare la mia musica all'estero, ma anche di cantare in italiano e far conoscere un lato diverso. C'è la voglia di trovare i brani giusti, un'immagine quanto più vera possibile. Non so dire se alle porte ci sia un Sanremo o un Eurovision. C'è la voglia di far emergere la mia nuova identità, questo sì».
Sei una persona riflessiva, ami il silenzio, la tranquillità, come riesci a gestire il delirio mediatico in cui sei finito?
«Voglio continuare a essere riflessivo, porto sempre quello che è il vero Lorenzo. Non ho paura del frastuono, sarà una cosa da vedere e da gestire, è tutto un crescere e una cosa nuova».
Il pubblico è esigente, chiede sempre di più, tu ti sei aperto un po' parlando del tuo cambiamento fisico. Quanti “pezzi” di te pensi di poter dare?
«Quanti ne serviranno, quanti il pubblico vorrà, siamo al servizio di chi ci ascolta e di chi compra i dischi. Credo che il darsi totalmente sia necessario, il giusto prezzo da pagare».

Non mancano, infine, i ringraziamenti, a Sky e a FremantleMedia, e due dediche. «Una a Fortunato Zampaglione, l'autore del mio inedito, “In the name of Love”, per il brano e per avermi trovato un vestito adatto. La seconda a mio nonno che in questi due mesi è venuto a mancare».