Cultura Recensione

Cristiano Rolando: un piccolo miracolo firmato Alessio Micieli

Una grande crescita rispetto al precedente R. Di Caprio

Comiso - La delinquenza, la carcerazione, la società, l’amore: sono tante le tematiche toccate, anche solo accennate, (ma questo non è necessariamente un difetto), nel nuovo film di Alessio Micieli, quel Cristiano Rolando, prequel del suo ormai celeberrimo R. Di Caprio, che sarà proiettato per la prima volta al pubblico il 29 dicembre al Teatro Naselli di Comiso. Ieri, solo per la stampa, è stato possibile vederlo in anteprima nei locali di PMI Sicilia di Roberto Biscotto, uno dei tanti sponsor del film. Il fatto che questo film sia venuto alla luce è già un piccolo miracolo: praticamente senza budget, sostenuto più dalla forza di volontà del regista e della sua affiatatissima troupe, il film è stato girato grazie al sostegno di tanti grandi-piccoli sponsor che hanno messo a disposizione trucco, parrucco, trasporti, vivande, collaborazioni gratuite e tutto ciò di cui si ha bisogno durante la realizzazione di una pellicola, girata nell’arco di tre mesi, dimostrando che anche nella nostra provincia esiste qualità, se solo qualcuno si degnasse di valorizzarla.

E il risultato, considerando sempre che si tratta di un film di genere, è quello di un piccolo gioiello della comicità dolce-amara: Alessio Micieli ha dimostrato di essere cresciuto enormemente negli ultimi cinque anni. Pur restando all’interno della comicità provinciale, Cristiano Rolando non è un film provinciale, piuttosto è una produzione onesta: gli strafalcioni grammaticali ricordano tanto Maccio Capatonda ma la comicità non è più così grezza come nel precedente R. Di Caprio e non ha pretese da grande cinema. Gli attori risultano divertenti senza avere la pretesa di divertire e non vengono mai ridotti a mere macchiette umoristiche. Incredibilmente, non vi sono luoghi comuni nel film, né personaggi stereotipati (ad eccezione del sempre sfruttato luogo comune sull’incompetenza delle forze dell’ordine), che debbano raccontare per forza una certa immagine di Sicilia. Al contrario la vicenda, pur essendo raccontata all’interno della provincialissima e inedita Chiaramonte Gulfi, risulta essere abbastanza universale. 

Alessio Micieli, regista e attore principale del film, fa trasparire nella sua recitazione diretta e verace sempre una certa vena di malinconia e una durezza nei modi che raccontano un universo difficile, complicato, in cui la penuria di denaro risulta l’ultimo avamposto del razzismo.  Cristiano Rolando è un ex carcerato che cerca di reinserirsi nella società. Ma in un mondo in cui “il lavoro non c’è neanche per la gente normale”, è difficile per un ex delinquente andare avanti. Una ragazza straniera, Angelìca (Anastasia Armenante, qui all’esordio), è invece una giovane scappata da una serra, costretta a subire le brutalità del suo padrone.

L’amore per questa ragazza indifesa, la voglia di riscatto, l’amicizia sincera, permetteranno a Rolando di sopravvivere (a modo suo), in questo difficile mondo. I due reietti della società troveranno sprazzi poetici di amore e di serenità. La scena finale di felliniana memoria presagisce il sequel. Fra i personaggi secondari una nota di merito va data a Lucio Micieli, padre dell’attore, nei panni del maresciallo Palombo, talmente spontaneo nella sua comicità da risultare il personaggio più divertente dell’intero film.

Nel cast anche Nunzio Quattrocchi, nel ruolo di un candido venditore ambulante, amico che si affeziona sinceramente a Rolando.
La location è, come si diceva, un’inedita e corale Chiaramonte Gulfi, con scene girate all’interno della cittadina, in campagna e anche all’interno del comune.
Da non perdere i divertentissimi titoli di coda, con la partecipazione della Tinto Brass Street Band.

Scatto della locandina: Marcello Guccione