Cronaca Ragusa

Tratta di nigeriane, arrestate due donne. Facevano prostituire altre donne

Jennifer e Anita

Ragusa - La direzione distrettuale antimafia della procura di Catania, in accordo con la polizia di Ragusa, di Roma e Bergamo, ha emesso un fermo nei confronti di due persone accusati di tratta degli esseri umani. Si tratta di John Maris alias “Anita” nata in Nigeria, 37 anni e Usanan Jessica alias “Jennifer” nata in Nigeria, 29 anni. Gravemente indiziate  dei delitti di  tratta di esseri umani, pluriaggravati per aver le due indagate agito al fine di sfruttare la prostituzione delle vittime ed esponendole a un grave pericolo per  la vita o l’incolumità, facendo loro attraversare il continente di origine sotto il controllo di criminali che le sottoponevano a privazioni di ogni genere e le facevano imbarcare su natanti occupati da numerosi migranti, privi di ogni necessaria dotazione di sicurezza, ad altro rischio di naufragio (così commettendo anche il delitto di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e ingresso illegale nel territorio dello Stato).

Le nigeriane, arrivate a Pozzallo in gravi difficoltà economiche, erano avvicinate dalle due donne: le ragazze venivano reclutate nel paese di origine, sottoposte al al rito magico esoterico del Ju Ju, con il quale si impegnavano a pagare una somma variabile  dai 25 ai 35.000,00 euro ai soggetti che le avrebbero attese in Italia ed alle cui dipendenze avrebbero dovuto “lavorare”, per poi esser trasferite sul territorio italiano grazie ai servizi offerti dai trafficanti libici.

Lo sviluppo dell’attività investigativa permetteva di individuare due donne, “Aniza” “Jennifer, dimoranti in Italia che, grazie all’ausilio di connazionali e di smugglers in territorio libico, riuscivano a  curare tutte le fasi della tratta dal reclutamento al trasferimento in Italia, quivi provvedendo anche all’immissione nel circuito della prostituzione su strada.

L’attività di indagine permetteva di fotografare l’inesauribile attività delle due indagate, continuamente occupate nella cura del  viaggio di migranti e vittime: le vittime di tratta venivano continuamente minacciate di gravi danni alla persona o di morte, sfruttando l’assoggettamento psicologico scaturente dalla sottoposizione al rito  magico del  ju-ju, onde ottenere un asservimento totale ed intervenire sulle vittime recalcitranti; analoghe minacce venivano  esercitate in Nigeria ai danni dei familiari delle vittime affinchè fossero gli stessi familiari  ad esercitare pressioni sulle donne persuadendole a prestare scrupolosa osservanza all’impegno assunto verso la madame consacrato dal rito ju-ju.
“Anita” e “Jennifer” sono state rintracciate rispettivamente a Roma e Bergamo e associate presso le case circondariali:  i GIP competenti hanno convalidato il fermo e applicato la misura cautelare della custodia in carcere.