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Fabrizio De Andrè. Principe libero. Un film. TRAILER

Il 23 e 24 gennaio al cinema, poi su Rai1

Raccontare la vita di un genio come Fabrizio De Andrè non è cosa da poco. Ma il regista Luca Facchini ha deciso di tentare un azzardo. Si chiama "Fabrizio De Andè. Princip libero" il nuovo film prodotto da Rai Fictione Bibi Film che sarà distribuito al cinema solo per due giorni, il 23 e 24 gennaio e poi a Febbraio potremmo vederlo su Rai 1. Protagonista è Luca Marinelli nelle vesti del cantautore genovese, diventato famoso per il film "Jeeg robot d'acciaio". "Io sono un principe libero e ho altrettanta autorità di fare guerra al mondo intero quanto colui che ha cento navi in mare".

È la una citazione del pirata britannico Samuel Bellamy iscritta nelle note di copertina di uno dei dischi più belli di Fabrizio De André, Le nuvole. A questa frase si ispira il titolo del film. Da quando De Andrè ci ha lasciati prematuramente a causa di carcinoma polmonare, la sua presenza, inutile a dirlo, si è fatta sentire nel panorama della musica italiana, dove la musica autorale fa fatica ad affermarsi. Sempre più spazio a tristi fenomeni televisivi, a meteore che brillano giusto il tempo di una notte, un cantautore di razza come De Andrè non poteva non lasciare un cratere incolmabile nel cuore di chiunque ami la musica. La grande, vera, musica italiana d'autore.

Considerato da gran parte della critica uno dei più grandi cantautori italiani di tutti i tempi, in quasi quarant'anni di attività artistica De André ha inciso tredici album in studio, più alcune canzoni pubblicate solo come singoli e poi riedite in antologie. Molti testi delle sue canzoni raccontano storie di emarginati, ribelli, prostitute, e sono considerate da alcuni critici come vere e proprie poesie tanto da essere inserite in varie antologie scolastiche di letteratura già dai primi anni settanta e da ricevere gli elogi anche di grandi nomi della poesia come Mario Luzi.

Di simpatie anarchiche, libertarie e pacifiste, è stato anche uno degli artisti che maggiormente hanno valorizzato la lingua ligure. Ha affrontato, inoltre, in misura minore e differente, altri idiomi come il gallurese e il napoletano. A questo proposito, ricordiamo la canzone "Don Raffaè" (napoletano) e "Creuza de ma (in gallurese).
E il suo rapporto con la Sardegna lo portò ad essere anche una vittima di quella che negli anni '70 era una delle organizzazioni criminali più importanti d'Italia, ovvero "L'anonima sarda". La sera del 27 agosto 1979, De Andè e la moglie Dori Ghezzi furono rapiti dall'anonima sequestri sarda e tenuti prigionieri nelle pendici del Monte Lerno presso Pattada, per essere liberati dopo quattro mesi, dietro il versamento del riscatto di circa 550 milioni di lire, in buona parte pagato dal padre Giuseppe.

Intervistato su quella tragica esperienza che lo segnò per il resto della vita, ebbe parole di pietà per i propri carcerieri: "Noi ne siamo venuti fuori, mentre loro non potranno farlo mai".
Al processo, De André confermò il perdono per i suoi carcerieri (circa dieci), ma non per i mandanti perché persone economicamente agiate.