Economia Normative

Sacchetti bio a pagamento, il Codacons presenta esposto per truffa

Una polemica senza fine

Una polemica senza fine: potremmo sintentizzarla così la vicenda dei sacchetti biodegradabili a pagamento, la nuova normativa imposta a tutti i supermercati, che ha scatenato le ire funeste del popolo sociale. Che poi, ricordiamolo, è il popolo reale. Sta di fatto che anche pagare uno o due centesimi a saccetto (obbligatori, senza possibilità di portarsi dietro una busta da casa), è apparsa a molti come una tassa occulta. Il Codacons, l'ente che tutela i consumatori, ha deciso di presentare un esposto alle procure di tutta la Sicilia.

Lo annuncia l’associazione dei consumatori, che ha deciso di lanciare "Una battaglia legale contro la misura pseudo-ambientale adottata in modo del tutto errato in Italia. Chiediamo alle procure di aprire indagini sul territorio alla luce del possibile reato di truffa, verificando il comportamento di ipermercati, supermercati ed esercenti nella vendita dei sacchetti biodegradabili e questo perché stanno arrivando segnalazioni da parte dei consumatori che denunciano come il costo degli shopper venga loro addebitato anche in assenza di acquisto dei sacchetti, in modo del tutto illegittimo".

In effetti, molti utenti hanno postato alcune foto su facebook in cui facevano notare come l'aquisto di un prodotto ortofrutticolo sfuso, al momento della pesatura la bilancia emette uno scontrino che contiene già al suo interno l’addebito di 2 o 3 centesimi di euro per il sacchetto di plastica. "Una pratica del tutto illecita", si legge nella nota, "Che potrebbe configurare l’ipotesi di truffa, dal momento che viene addebitato al consumatore un bene (lo shopper) che egli non utilizza, e che dimostra come il provvedimento sia in realtà una tassa sul consumo". Il Codaconso è critico anche verso il Ministero della Salute, in quanto in una nota si legge che i sacchetti per la spesa di frutta e verdura non possono essere riutilizzabili per il rischio contaminazioni. "Si tratta di una assurdità clamorosa.

Se il consumatore porta il sacchetto pulito da casa non esiste alcun rischio di contaminazione, semmai è l’ortofrutta esposta in vendita che può contaminare le buste della spesa". L’associazione infine "Annuncia una istanza d’accesso al Mise per conoscere quali aziende producono bio-shopper in Italia, quali sono i loro profitti e l’entità delle tasse pagate nel nostro paese". Come spesso accade nel nostro Paese, l'occasione per fare polemica non si perde. Molti, in queste ore, hanno postato commenti circa questa nuova pratica minimizzandone la portata o semplicemente insultando chi si lamentava del fatto di dover acquistare i sacchetti, anche se di uno o due centesimi.

Altri, hanno ironizzato dicendo che lo smartphone con cui hanno postato le foto e la rete internet costano molto di più. Con tutto il rispetto per le opinioni di tutti, c'è da dire che è una scelta acquistare uno smartphone costoso, così come è una scelta postare commenti su facebook. La questione dei sacchetti, invece,  non è una scelta. L'unica differenza è questa. Poi, si può discutere all'infinito sul perchè ci si indigna così tanto per questo e non per altri rincari, magari anche più clamorosi. Ma questa è un'altra storia.