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Venerdì 10 Febbraio 2012 - Aggiornato 09/02/2012 18:24 - Online: 117 - Visite: 8388608

19/06/2009 23:52

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Truffa. Il Copai nel mirino di GdF e Procura. Spunta la moglie di un deputato

Pozzallo - Il Copai nel mirino della Guardia di Finanza per una presunta truffa allo Stato e all’Unione Europea. Un affare da sette milioni di euro, somma derivante da contributi che avrebbero dovuto portare allarealizzazione di un museo e centro polivalente a Palazzo Pandolfi di Pozzallo, in Piazza delle Rimembranze.

Il Consorzio di Promozione e Sviluppo del Territorio sarebbe il promotore del progetto ma tramite l'inchiesta ci sarebbero decina di persone, tra responsabili del Copai, imprenditori, titolari e legali rappresentanti di ditte, alcune delle quali con sede all’estero, indagati per associazione per delinquere finalizzata alla truffa, appunto, nei confronti dello Stato e dell’Unione europea.

Il sequestro probatorio di palazzo Pandolfi s’inquadrerebbe nella fase finale delle indagini condotte dai finanzieri, per acquisire ulteriore documentazione utile ad individuare i flussi finanziari e il percorso del denaro pubblico richiesto per la realizzazione del museo e centro polivalente. Una struttura ampia e funzionale, sicura e antisismica, attrezzata con le ultime dotazioni tecnologiche disponibile sul mercato, per consentire lo svolgimento di attività culturali, convegni e seminari di studi. L’annesso museo avrebbe dovuto ospitare reperti archeologici e testimonianze del passato, anche recente, relative agli usi, alle tradizioni e ai mestieri locali. E invece niente di tutto questo, nonostante parte dell’ingente somma pare fosse già nella disponibilità di richiedenti.

Le indagini dei finanzieri verterebbero in primis su quest’aspetto della vicenda: che fine avrebbe fatto il denaro pubblico? Per cosa sarebbe stato impiegato? Dove sarebbero le fatture relative alle attrezzature acquistate e delle quali non esisterebbe traccia? Le indagini travalicherebbero i confini nazionali, spingendosi anche all’estero, dove si troverebbero le ditte implicate nella vicenda e che avrebbero venduto, tra le altre cose, arredamenti e apparecchiature elettroniche ai responsabili del progetto di realizzazione del museo e del centro polivalente. Uno stratagemma, quello di acquistare all’estero, che sarebbe stato orchestrato con il duplice intento di sviare le indagini e di evitare il pagamento dell’iva al 20%.

Nei fatti, nulla di concreto sarebbe stato finora posto in essere per la realizzazione della struttura. Solo l’immobile che avrebbe dovuto ospitare il centro polivalente risulterebbe quasi del tutto ristrutturato per l’adeguamento alla nuova destinazione d’uso. Eppure sono trascorsi circa tre anni dalla richiesta di finanziamento del progetto, inoltrata sul finire del 2006 allo Stato e all’Unione Europea. Alla prima tranche di sette milioni di euro, ne sarebbe dovuta seguire un’altra, sempre di consistente entità. Ma le indagini delle Fiamme gialle hanno consentito di scoprire gli altarini. Anche ieri sarebbero stati prelevati parecchi incartamenti e documenti vari da palazzo Pandolfi, adesso al vaglio degli investigatori che dovrebbero concludere le indagini entro qualche settimana.

 

Tra i soggetti che hanno avuto rapporti di lavoro col Copai in questi mesi anche la moglie di un deputato regionale siciliano.

I particolari

Sono sei le persone indagate nella vicenda legata a Palazzo Pandolfi di Pozzallo, l'immobile acquistato qualche anno fa dal Copai, il Consorzio di Promozione e Sviluppo del Territorio, finita nel mirino della Procura della Repubblica di Modica che ha affidato l'inchiesta alla Guardia di Finanza di Ragusa. Secondo le indiscrezioni non sarebbe stata contestato l'associazione per delinquere ai cinque indagati: l'accusa parla di truffa con l'aggravante di essere stata perpetrata nei confronti di un ente pubblico qual'è l'Unione Europea che finanziò il progetto per oltre sette milioni di euro, quale contributo per realizzare nell'antico immobile di Piazza delle Rimembranze un centro polivalente ed un museo. L'articolo del codice penale cui si riferisce l'ipotesi di accusa è il 640 bis, ovvero la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Pare che l'inchiesta sia scattata a fine aprile quando si è tenuta una prima iniziativa a Palazzo Pandolfi, organizzata dal Copai e che aveva valenza urbanistica. Non ci fu dunque una inaugurazione ufficiale. In quell'occasione sarebbe scaturita una denuncia da parte di uno dei convenuti che fece un giro all'interno dell'immobile rimanendo perplesso ritenendo che gli interventi eseguiti per la ristrutturazione della struttura non avevano riscontro con le somme ottenute tramite il finanziamento. Da qui sarebbe scattata, come si diceva, l'inchiesta che ha indotto la magistratura inquirente modicana a sottoporre al cosiddetto sequestro probatorio dell'immobile di Piazza Rimembranza con l'apposizione dei sigilli e l'affidamento in custodia giudiziale al Comune di Pozzallo nella persona di un dirigente. Gli indagati sarebbero il presidente del Copai, due coniugi, titolari di un'azienda che avrebbe effettuato forniture e lavori per il recupero del palazzo, ed altre tre persone. 

Le fiamme gialle stanno verificando documenti, sequestrati presso il Copai con controlli incrociati con quelli dell'azienda interessata, comprese le fatturazioni. Non è improbabile che la Procura della Repubblica nomini qualche perito per stabilire se la somma ottenuta dall'Unione Europea sia stata utilizzata in toto sulla base delle opere eseguite e su quanto previsto nel progetto trasmesso all'epoca della richiesta del finanziamento. oltre sette milioni di euro di contributi pubblici destinati alla realizzazione di un museo e centro polivalente nel centro di Pozzallo. Nel previsto museo, il Copai aveva deciso di sistemare reperti antichi e moderni.

Sei gli indagati

Cominciano a delinearsi alcuni importanti aspetti sull'inchiesta Copai condotta dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza coordinata dal Procuratore della Repubblica di Modica, Domenico Platania e che andrebbe oltre i confini nazionali. I cinque indagati sarebbero il presidente dell’organismo che ha la sua sede in Contrada Liccio sulla Sp. Modica - Marina di Modica, Sara Suizzo, il marito di quest’ultima, imprenditore, ed il legale rappresentante di un’impresa di Frigintini. Risultano indagati anche Corrado Monaca, presidente del Copai fino al 2001, ed un’imprenditrice che, secondo l’accusa, avrebbe costituito una società all’estero, pare con uno degli altri indagati, per l’acquisto di immobili che poi sarebbero stati affittati al Copai. Insomma la questione riguardante il recupero e la ristrutturazione di Palazzo Pandolfi di Piazza delle Rimembranze a Pozzallo, dove il progetto originario prevedeva l’allocazione di un museo e la realizzazione di un centro polivalente(l’immobile è sotto sequestro)e per il quale la Comunità Europea ha finanziato una somma di oltre sette milioni di euro, si fa intrigata. Monaca, nei fatti, non è più presidente, per l’appunto, dal 2001, quando si era dimesso. L'attuale vertice del Consorzio Promozione Area Iblea - società consortile mista pubblico - privata, fondato nel 1991 per progettare, realizzare e gestire il Programma di Iniziativa Comunitaria (PIC) Leader I, è rappresentato da Sara Suizzo. Monaca ha continuato a collaborare attraverso un incarico per sviluppare un progetto di «Marketing territoriale ibleo». Lo stesso è stato inserito nel progetto riguardante l'indagine senza, però, avere nulla a che fare, come lo stesso ha sostenuto in queste ore, con l'aspetto amministrativo oggetto dell'inchiesta. L'accusa per le persone coinvolte è di truffa aggravata in danno dell'Unione Europea per oltre sette milioni di euro. L’ indagine partita ai primi di maggio sarebbe scaturita da una denuncia fatta da uno dei convenuti ad un convegno di carattere urbanistico, svoltosi al “Pandolfi” supportata da una segnalazione della Guardia di Finanza di Palermo.

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