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Giovedì 09 Febbraio 2012 - Aggiornato 08/02/2012 22:51 - Online: 123 - Visite: 8388607

03/07/2009 23:41

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Truffa, assolto lo sciclitano Maurizio Statello

Modica - Accolta in pieno la tesi difensiva proposta dall'avvocato Raffaele Rossino, difensore di Guglielmo Maurizio Statello, 36 anni, sciclitano. La Corte d’Appello di Catania ha riformato in toto la sentenza di condanna pronunciata dal Tribunale di Modica il 21 ottobre del 2008, assolvendo l'imputato perchè il fatto non sussiste. Una vicenda lunga che aveva avuto una prima sentenza di primo grado emessa dal giudice monocratico del Tribunale di Modica, annullata dal Riesame che aveva accolto l’eccezione di nullità presentata dall’avvocato Rossino ed aveva rinviato il fascicolo al mittente.Il magistrato modicano aveva ritenuto lo Statello colpevole di truffa aggravata e lo aveva condannato ad una pena di quattro mesi di reclusione e cento euro di multa, pena sospesa, al risarcimento danni in favore della parte civile ed al pagamento delle spese processuali fissate in 800 euro. In ottobre, alla riapertura del procedimento Statello era stato condannato ancora ma stavolta a 6 mesi di reclusione, 150 euro di multa e pagamento delle spese processuali, oltre al risarcimento alla parte civile per 3500 euro, alla refusione delle spese in favore della parte civile per 1500 euro. Nuovo appello ed assoluzione definitiva. La presunta era Michele Ventura, 67 anni, titolare di una ricevitoria del Lotto a Donnalucata, che si era costituito in giudizio attraverso l’avvocato Francesco Riccotti. Secondo i contenuti della denuncia, l’imputato il sei settembre del 2001 si sarebbe presentato presso la ricevitoria del Ventura, per incassare una vincita al lotto. L’importo da ricevere ammontava, complessivamente, a sei milioni di vecchie lire. Il gestore dell’esercizio, che conosceva molto bene il giovane, si fidò e pagò subito. Prima della chiusura, però, eseguì il regolare controllo delle schedine ricevute dallo Statello ed accertò che si trattava di ricevute scadute e che si riferivano, nella fattispecie, al concorso della precedente settimana. Contattò, a questo punto, l’imputato il quale si disse incredulo ed ignaro della truffa, essendo convinto di avere consegnato al Ventura le ricevute valide.

Saro Cannizzaro

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