25/07/2009 16:41
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Ragusano, di Mazzarelli, Antonio Carnemolla è un giovane cineasta e attore teatrale. L'1 e il 2 agosto presenta un suo spettacolo a Ragusa.
La recensione.
Prendi un giovane dall’anima porosa, uno di quelli che pur vivendo immerso nella contemporaneità non ha dimenticato le radici da cui è nato, i sapori che l’hanno attraversato, le tradizioni con cui è cresciuto, fianco a fianco.
Metti che questo giovane abbia una sensibilità tutta particolare nel narrare vicende che ai più sfuggono, che parli con le parole umili di pescatori, quelle semplici dei bambini e quelle sagge degli anziani.
Che abbia cautela nel dire, che sappia quando tacere. Un menefreghista dello status quo, abile nell’avvicinare realtà agli antipodi combinando con maestria l’antico e il nuovo facendosi trapassare. Antonio è un catalizzatore d’emozioni.
È il vecchio lupo di mare e il raffinato cantastorie, è colui che ha strappato il cielo di carta e vedendo poi la delusione di coloro che vi hanno sbirciato dentro ha deciso di mettersi dietro per consolarti e farti ridere.
Quando, nel ricamare la propria opera, non si dimentica l’umanità da cui nasce, il prodotto finale è sempre di alto valore. Gli hanno detto che il prossimo inverno è un capolavoro, e non ha fatto una piega, ha vinto innumerevoli premi e non se ne vanta mai, continua a produrre i suoi corti con le offerte degli spettatori (con i suoi spettacoli di strada) e sembra non pesargli.
È inusuale trovare artisti che al giorno d’oggi non siano imboniti dal successo, che non scendano a compromessi, che combattano per ciò in cui credono, senza la retorica dietro cui molti di noi invece si nascondo, mal celando contenuti lacunosi e spesso superficiali. L’alta fattura, nella sua ultima opera, il prossimo inverno c’è, e si vede. L’ha visto il pubblico ieri al festival internazionale del cinema di frontiera a Marzamemi, applaudendo, lo vedono i bambini per strada, rapiti dalla schiettezza di questo giovane, che è attore, regista, artista di strada, difensore della memoria storica, ma soprattutto e prima di tutto, un ragazzo che crede in quello che fa.
Fermarsi a ricordare, quando già il tempo ha fagocitato l’anima vecchia del mare,è doloroso tanto quanto istruttivo, è lucido tanto quanto onirico. Il prossimo inverno è un’opera circolare che si risolve in se stessa, e in se stessa trova le sue giustificazioni: d’un tempo andato, d’un ricordo che si rinnova incessante come di un metronomo che ha sentito Beethoven e non sa che scandire se non il ritmo del capolavoro che l’ha mosso.
Il mare con la sua risacca, che porta via e parimenti restituisce una Sicilia, che è grembo materno e trappola mortale.
In onore alla sua ferma volontà di non esprimere giudizi non si sciolgano le metafore, ma si presti attenzione alla sua opera tutta, che di condottieri come lui ne sono rimasti pochi. Al festival internazionale del cinema di frontiera questo sabato. A teatro, rinnovato nei contenuti e nelle forme il prossimo 1 e 2 agosto con “Di là dal mare”, alla sala Falcone e Borsellino, Ragusa Ibla, alle 21.30.
(ingresso 7 euro).
Redazione
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