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Venerdì 18 Maggio 2012 - Aggiornato 18/05/2012 13:23 - Online: 320 - Visite: 8388607

06/08/2009 15:27

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Un’importante mostra storica su Scicli

Un’importante mostra storica su Scicli

Scicli -    Il 12 di Agosto sarà inaugurata nei locali restaurati dell’ex Convento dei Cappuccini(Villa Penna) la mostra, proposta dalla Fondazione Confederfidi, sulle immagini della città recuperate da un disegno, da due acqueforti, da una lastra d’argento e da alcuni dipinti riferiti al Santo patrono della città, il Beato Guglielmo Cuffitella, E’ un’immagine, quella della città di Scicli, che prende corpo durante il XVII secolo e si consolida nel XVIII, contestualmente ad una crescita urbana dovuta a più fattori, nonostante due battute d’arresto dovuti a due eventi tragici: la pestilenza del 1626 e il terremoto del1693.
     La vitalità economica e commerciale che sempre più si evidenzia durante il XVI secolo può essere testimoniata dall’istituzione della Sergenzia, dal presidio militare che ha la sua sede nel Castello dei tre Cantoni, vitalità accresciuta dal lascito di un banchiere, Pietro Di Lorenzo Busacca, alla confraternita della chiesa di Santa Maria la Nova, e nei primi decenni del Seicento dal lascito di Giuseppe Miccichè. La vita economica, sociale e culturale della prima metà del Seicento vede diverse famiglie dell’aristocrazia impegnate nel dare una forma monumentale alla città, contestualmente alla ricostruzione dell’antica chiesa madre di San Matteo, alla fondazione del collegio dei Gesuiti e di alcuni ordini monastici femminili che arricchiscono la già ricca presenza degli ordini religiosi maschili. Dopo il terremoto del 1693, che distrugge buona parte del nucleo storico, si ricomincia a ricostruire negli stessi luoghi con alcuni nuovi progetti che daranno alla città una fisionomia tardobarocca, pur in un tessuto urbano stratificato dal Medioevo in avanti.
     Se il castello è ancora emblema della città del Seicento, in alcune rappresentazioni l’architettura simbolo, tra Seicento e Settecento è la chiesa madre di San Matteo, nella collina omonima, affiancata dalle colline del Rosario e della Croce. Alcune delle immagini sono molto fedeli, altre hanno una componente inventata, probabilmente in quanto dipinte di memoria senza l’intenzione di una resa “fotografica”. Alcune si riferiscono alla città pre-terremoto, altre invece ci restituiscono la città intorno alla metà del Settecento, mentre parecchi sono i cantieri aperti della grande ricostruzione settecentesca. Il mettere assieme tutte queste vedute consente un’analisi comparativa e la possibilità di elaborare una stroria urbanistica della città.
    Tra le città del Val di Noto Scicli è quella che ha un numero notevole di raffigurazioni.
    Il punto d’osservazione resta sempre lo stesso, quello della collina di Licozia, un luogo che consente la ripresa dei tre colli e del fondovalle già definito nella sua fisionomia urbana con le due piazze: Piazza Fontana e Piazza dell’Annunziata ( oggi Busacca). A conclusione delle due vallate di San Bartolomeo e di Santa Maria la Nova le due più importanti chiese confraziale. Dal numero delle immagini della città si evince una forte identità urbana, una consapevolezza non comune della sua storia e del valore dei due centri del potere, quello politico militare ( il Castello) e quello dei monumentali complessi ecclesiastici.
    Passare dal piccolo al grande formato, alle gigantografie ci permette oggi e ci consentirà domani di studiare in modo analitico lo spazio urbano, le sue architetture, le trasformazioni che nel corso dei secoli sono avvenute. L’inserimento di due immagini contemporanee vogliono significare la città nel presente e stabilire i nessi tra presente e passato.

                                                                                              Paolo Nifosì

 

Paolo Nifosì

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