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Martedì 22 Maggio 2012 - Aggiornato 21/05/2012 23:48 - Online: 291 - Visite: 8388607

07/09/2009 23:40

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Imprese di primaria rilevanza. Il Ponte sullo Stretto, oggi

Imprese di primaria rilevanza. Il Ponte sullo Stretto, oggi

Nonostante il monito europeo, l’iter per la costruzione continua comunque per la sua strada. Il 15 aprile la Gazzetta Ufficiale, in osservanza alla legge obiettivo, pubblica il bando di gara per la selezione del general contractor, una “mega-impresa” (o meglio un consorzio di privati) cui sarà affidato dallo Stato la progettazione definitiva, affidamenti, eventuali sub appalti, direzione lavori, esecuzione e collaudo dell’opera.

Il tutto grazie alla legge Lunardi che darà al vincitore della gara la possibilità di ricevere un contributo statale superiore al 50 per cento dell’onere della realizzazione della struttura e la possibilità di gestire il ponte per 50 anni.
Come da programma, in data 15 settembre si sono chiusi i termini d’appalto per la scelta del general contractor. A chiusura del bando le cordate in lizza sono cinque, ma le più quotate sono le tre capitanate da grosse imprese italiane: il gruppo guidato dalla Astaldi (schierata fra le altre con la Pizzarotti e Vianini), il consorzio capeggiato dalla Impregilo (insieme a Cmc di Ravenna e Grassetto e la francese Vinci), la quale in un primo momento doveva concorre insieme con l’Astaldi, e infine il consorzio Risalto, stabilmente formato da Rizzani de Eccher, Salini e Todini.

All’origine il termine per la presentazione delle domande era stato fissato per il 13 luglio ma, su proposta dell’amministratore delegato della società Stretto di Messina, pochi giorni prima della scadenza (il 6 luglio) il consiglio di amministrazione ha deciso di prorogare il termine al 15 settembre al «fine di favorire la massima partecipazione alla gara, alla luce di numerose richieste provenienti da imprese nazionali ed estere di primaria rilevanza».

Ma chi sono queste “imprese di primaria rilevanza” che ambiscono a costruire il ponte? Se i loro nomi non dicono niente ai lettori, sono invece ben noti alla magistratura italiana.

La Grassetto, per esempio, è di proprietà di Salvatore Ligresti uno dei protagonisti di Tangentopoli: legato a Bettino Craxi, fu arrestato nel 1992, fra l’altro, con l’accusa di corruzione per i lavori alla metropolitana di Milano, per la svendita di un terreno dell’Ipab, istituto di assistenza dei poveri e degli anziani e per l’affare Sai-Eni. Il procedimento si è concluso con la condanna in primo grado a quattro anni e quattro mesi.

Passiamo alla Cmc (Cooperativa Muratori Cementisti) di Ravenna, una di quelle cooperative “rosse” indagate insieme ad altre società per il sistema di spartizione degli appalti per la costruzione della metropolitana di Milano. La Cmc in consorzio con le società Torno, Guffanti e Collini ha ottenuto l’appalto per le forniture del lotto 6 della metropolitana di Milano. Un’operazione che secondo i giudici dell’inchiesta Mani Pulite avrebbe visto l’esborso di cospicue tangenti a favore degli amministratori meneghini. In Sicilia la Cmc ha ottenuto un appalto di oltre 80 miliardi di lire per l’ampliamento della base militare statunitense di Sigonella. Nel corso di indagini giudiziarie è stato scoperto che la cooperativa di Ravenna era in stretto contatto con più clan mafiosi locali.

Anche l’impresa del costruttore Paolo Pizzarotti è nota agli inquirenti di Mani Pulite. Il costruttore avrebbe consegnato a Bettino Craxi una tangente di 500 milioni in tre tranche per i lavori di “Malpensa 2000”. Ma Pizzarotti sarebbe stato un referente anche per la democrazia cristiana: «Personalmente ho provveduto a versare il denaro alla Dc nelle mani del senatore Severino Citaristi per un importo complessivo di circa un miliardo, un miliardo e 300 milioni», ha dichiarato l’imprenditore ai giudici.

Poi c’è la Vianini Lavori dei fratelli imprenditori-editori Leonardo e Francesco Gaetano Caltagirone, entrambi rinviati a giudizio nell’estate del 2001 per corruzione in atti giudiziari: avrebbero versato una tangente ai giudici romani Orazio Savia ed Antonino Vinci.

Anche i nomi delle imprese che guidano le cordate Astaldi ed Impregilo ricorrono più volte nelle inchieste di Mani Pulite: nello specifico l’ex Cogefar-Impresit (oggi Impregilo) spazia dalle tangenti per i lavori della metropolitana e del passante di Milano a quelle per la costruzione del policlinico di Pavia. Si legge nel memoriale consegnato ai magistrati di Mani Pulite dell’allora amministratore delegato del Gruppo Fiat (di cui fa parte l’Impregilo) Cesare Romiti che, grazie ai fondi neri occultati sui conti esteri, miliardi su miliardi sono stati versati a politici, amministratori, dirigenti, militari della guardia di finanza.

L’Impregilo ha conseguito la leadership nel mercato italiano delle costruzioni delle grandi infrastrutture ed è penetrata con successo perfino nel delicato mondo delle commesse pubbliche in Sicilia, quello sovraordinato dai “tavolini” intorno ai quali sedevano politici, imprenditori, mafiosi e massoni.

Tutte queste società sono accomunate dalla partecipazione nell’Igi (Istituto grandi infrastrutture), un ente che raccoglie le più grandi imprese di costruzioni italiane e alcuni istituti bancari, presieduto da Giuseppe Zamberletti che, come abbiamo già visto, è anche presidente della Società Stretto di Messina spa. L’Impregilo, la Grassetto e la Pizzarotti inoltre sono accomunate anche dalla consulenza della società Rocksoil, che per puro caso appartiene al già citato ministro delle infrastrutture e dei trasporti, ingegner Pietro Lunardi.

All’annuale Fiera del Levante l’amministratore delegato Ciucci conferma la tabella di marcia: «I primi cantieri apriranno tra il 2005 e il 2006. Il ponte sullo stretto sarà aperto al traffico nel 2012». Il ponte di Messina ci sarà…
Sarà l'Impregilo ad aggiudicarsi la gara con un'offerta di 3,88 miliardi di euro e promette di realizzare l'opera in 70 mesi. «Siamo particolarmente soddisfatti - afferma Alberto Lina, l'allora amministratore delegato di Impregilo - per esserci aggiudicati questa importante gara di appalto per un'opera che, per struttura e caratteristiche, sarà all'avanguardia tecnologica in Europa e nel mondo».

Il 27 marzo l'Impregilo firma ufficialmente il contratto, ma pochi giorni dopo le elezioni politiche porteranno al potere il governo Prodi: tutto si ferma di nuovo. Nel 2007 il neo eletto governo tenterà di sciogliere il contratto sottoscritto dal precedente governo, pagando però all'Impregilo una penale di oltre 500 milioni di euro. Ma questo non accadrà. Il di nuovo ministro dei trasporti Di Pietro voterà con l'opposizione contro il governo facendo si risparmiare la penale, ma lasciando attivo il contratto con l'Impregilo.

 

A Gennaio il Governo ha riconfermato il massimo impegno per realizzare l'agognato ponte: i lavori dovrebbero partire nel 2010 e concludersi dopo circa sei anni di lavori, ovvero nel 2016. Pochi giorni fa (il 6 marzo) il Cipe, presieduto dal presidente Berlusconi ha approvato un pacchetto di opere per un ammontare complessivo di 17,8 mld di euro di cui 1,3 mld stanziati per la realizzazione del ponte pari a poco più di un sesto del costo dell'opera preventivato ad oggi (siamo arrivati ad una stima di 6,1 mld di euro).
L'annuncio è stato anticipato ad effetto dal presidente del Senato, Renato Schifani al congresso dell'Mpa, il movimento per l'autonomia: «In questo periodo di instabilità economica il Sud può contribuire a sostenere l’economia delle nostre imprese. Il Ponte sullo Stretto si inserisce in questo contesto. Il Cipe a breve confermerà lo stanziamento dei fondi promessi e si passerà all’apertura dei cantieri». Concludendo poi con carità cristiana il suo intervento: «Voglio inoltre ricordare le parole di ieri di Lombardo: abbiamo bisogno dell’aiuto di Dio perché la nostra sia una politica nuova che sappia assumere la forma e la sostanza del servizio, dell’amore e della carità».
Sono passati più di 2000 anni da quando il console Cecilio Metello s’ingegnava per far traversare lo stretto agli elefanti sottratti ai cartaginesi e, in questo lungo lasso di tempo, Scilla e Cariddi hanno vegliato sul quasi-fiume per scongiurare qualsiasi tentativo sconsiderato l’uomo facesse di congiungere l’isola alla terra ferma.
A voler essere sinceri fino in fondo però, c’è stato almeno uno che in barba ai vari governi, in barba alle leggi nazionali e comunitarie e fregandosene delle lotte e delle ragioni di chi il ponte non lo vuole, è riuscito ha costruire un collegamento stabile fra la Sicilia e il continente. Nel 1982, con un originalissimo ed avveniristico progetto di architettura, Archimede Pitagorico per volontà di Zio Paperone nell’episodio del fumetto “Topolino” dal titolo “Zio Paperone e il Ponte di Messina”, è riuscito a realizzare, almeno nella fantasia, il sogno della Società Stretto di Messina. Però il ponte di Zio Paperone non ha avuto molta fortuna: è crollato dopo sole poche pagine dalla sua costruzione.

Bartolo Scifo*

*autore del dossier “Il ponte sullo stretto. Una lunga e tormentata storia tutta italiana". Si consente la riproduzione parziale o totale del contenuto e la sua diffusione, purché non a scopi commerciali e a condizione che questa dicitura sia riprodotta.

Bartolo Scifo

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