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Giovedì 09 Febbraio 2012 - Aggiornato 09/02/2012 17:41 - Online: 327 - Visite: 8388607

05/10/2009 23:49

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Morti di Messina, non un minuto di silenzio: L'Italia finisce a Reggio C.


Per quanto abusata, la frase di D'Azeglio «l'Italia è fatta, bisogna fare gl'italiani» rispondeva -all’alba delle annessioni "regionali" al Magnifico Regno Unito del 1861- al vero. E fare gl'italiani doveva rivelarsi impresa molto più difficile che fare l'Italia. Tant'è vero che vi siamo ancora impegnati. Tant'è? Tanto che.

Per fare gli italiani, 24 morti e 35 dispersi non bastano, per fare gli italiani, due paesi cancellati per sempre dalla geografia del mondo e dalla storia di una Nazione non bastano, per fare gli italiani occorre altro. Per fare gli italiani non servono i morti di Giampilieri e Scaletta Zanclea del messinese, per sentirsi italiani, per vivere da italiani, per piangere «i morti italiani» e condividere il lutto di una povera terra fatta di povera gente, occorre ben altro: bisogna essere italiani! E i siciliani, misera gente di una misera patria, italiani, oggi non sono. L'Italia comincia dove gli italiani avrebbero voluto che finisse. Forse è vero, e la Federazione Italiana (?) Gioco Calcio ne è consapevole. Tanto che ha autorizzato (o indicato?) il raccoglimento soltanto per le partite che vedevano impegnate le squadre siciliane. Dalla Serie A ai campionati dilettanti. E l’altra Italia del calcio? Per i morti di Messina non si è fermata.

Tanto e che. Tant’è! che l’Italia del 2009 vive ancora le sue raccapriccianti divisioni, centro contro periferia, Nord contro Sud, tant’è che l’Italia dell’emergenza escort e dei ravioli stampati un pensiero unico di Nazione non ce l’ha. Tant’è che l’irregionabile sentimento di Unità ancora non prevale sul nordismo, diffuso e barbaro. Tanto, tant’è, che la Sicilia, per gli italiani oltrestretto, corrisponde ancora a una creatura astratta, ageografica e astorica, senza luogo, senza tempo e senza un anelito di popolo, degno d’essere chiamato tale, e degno di essere commemorato nella disgrazia e pianto per la sventura.

Tant’è che l’italia in minuscoletto di oggi, come quella del trentennio risorgimentale, è ancora divisa tra Notabili e cafoni. A sud, Noi, Notabili di un’isolitudine storica segnata dal mare, dall’arte e dalla cultura, Noi, i galantuomini della misericordia, Noi, gli appestati, i postulanti del Mare Nostrum, Noi i Siciliani, incorporea Socrathe

 

Socrathe

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