03/11/2009 16:51
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Palermo - Alea iacta est, il dado è tratto. E la rottura interna al Pdl, ormai, è servita. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianfranco Miccichè ha presentato ufficialmente la sua creatura, il Pdl Sicilia, costola che si contrappone al Pdl ufficiale guidato a livello regionale da Giuseppe Castiglione e Domenico Nania, e che a livello nazionale fa capo alle aree legate al ministro di Giustizia, Angelino Alfano, e al presidente del Senato, Renato Schifani.
Più che una costola, il neonato gruppo che si è costituito all'Assemblea regionale siciliana e che presto nascerà anche negli altri Enti locali dell'Isola.
Sì, perché conta già 15 deputati - ex Forza Italia fedeli a Micciché e ex di An fedelissimi del presidente della Camera Gianfranco Fini - solo quattro in meno del Pdl ufficiale, e perché è già al governo della Regione, al fianco del presidente Raffaele Lombardo (Mpa) che benedice l'operazione.
Tanto tuonò che piovve, si potrebbe dire. Era da tempo che le tensioni in Sicilia covavano. E ora sono esplose, proprio in quella terra che da sempre è stata il serbatoio principe di voti del centrodestra, e per di più per mano dell'uomo che in fondo rappresenta il centrodestra in Sicilia, Micciché, il creatore di Forza Italia nell'Isola, l'artefice, nel 2001, dello storico 61 a 0. Intendiamoci, il Pdl Sicilia è e resta centrodestra. Ma le tensioni interne possono avere pesanti contraccolpi, il calo di voti registrato dal Pdl alle Europee - quando lo scontro interno agli ex di Forza Italia era già aperto- proprio in Sicilia insegna.
«Non lo stiamo facendo per l'acquisizione di potere - ha spiegato Micciché nella conferenza stampa di presentazione - sarebbe stato più comodo stare sotto le coperte di cachemire del partito. Ma l'unica soluzione per il Pdl siciliano è che Berlusconi e Fini prendano direttamente la situazione in mano e diano direttive a tutti. Forse solo così si potrà risanare la situazione nell'isola. Noi non siamo avventurieri, abbiamo iniziato un'avventura importante per la Sicilia. C'è voglia di fare politica seria senza andare appresso ai matti».
E quando si riferisce ai matti Miccichè si riferisce alla politica «schizofrenica» dei cosiddetti lealisti del Pdl ufficiale, che fanno di fatto opposizione al governo Lombardo.
Proprio all'insegna della lealtà Miccichè ha lanciato una sfida: «La smettano con questo atteggiamento distruttivo che fa male alla Sicilia, se ritengono di dichiarare guerra allora facciano dimettere i loro due assessori, tanto noi riusciamo a ricreare una maggioranza in 48 ore appena...». Miccichè ha comunque escluso che il neonato gruppo sia, in nuce, la base per la creazione del Partito del Sud: «Quella continua a essere una mia suggestione. Ma non è il Partito del Sud».
Alea iacta est, il dado è tratto. E costituisce pure un pericoloso precedente, visto che le tensioni interne al Pdl non riguardano certo soltanto la Sicilia. Che accadrà? Gelido il commento del coordinatore siciliano Giuseppe Castiglione, che ha annunciato il riassetto a livello provinciale del partito, ovviamente senza tener conto dei ribelli: «Oggi purtroppo - ha detto - si provoca una scissione, però ne prendiamo atto. Non c'era bisogno nel panorama politico di un altro partito. Da oggi radicheremo il Pdl in tutta la Sicilia, nomineremo i coordinatori provinciali, nomineremo il coordinamento regionale, organizzeremo i dipartimenti. Pdl Sicilia non è un acronimo utilizzabile, Pdl è del Popolo della Libertà».
IL GOVERNO LOMBARDO A RISCHIO - Lo strappo nel Pdl rimescola gli equilibri all'Assemblea regionale siciliana e apre un nuova fase politica piena di incognite per il governo di Raffaele Lombardo, leader del Mpa.
Se da un lato potrà contare su un rapporto ancora più saldo con Gianfranco Miccichè, dall'altro si ritroverà i cosiddetti «lealisti» in posizione, probabilmente, ancora più critica con conseguenti ripercussioni sull'attività legislativa. Dalle elezioni di un anno fa, il quadro politico è profondamente mutato ed è ancora in fase di evoluzione.
L'Udc è stato messo fuori dalla prima giunta ed ora è all'opposizione, mentre il Pdl, primo gruppo con 32 deputati, si dividerà in due gruppi: quello dei 17 «lealisti» che fanno riferimento ai coordinatori siciliani Giuseppe Castiglione e Domenico Nania e quello formato dai deputati dell'asse Miccichè-Misuraca forte di 15 parlamentari, più la Adamo e gli ex di An vicini a Gianfranco Fini. La spaccatura riguarda anche le due parlamentari del Pdl, ancora iscritte formalmente al gruppo misto: Giulia Adamo, fedelissima di Miccichè, e Marianna Caronia, vicina ai «lealisti».
Il governo Lombardo potrà contare sicuramente sul sostegno all'Ars dei 15 deputati del Mpa e dei 16 «ribelli» del Pdl ma non in maniera scontata sui «lealisti», che comunque esprimono due assessori in giunta e finora non hanno dichiarato il passaggio all'opposizione. Dunque quello di Lombardo è un esecutivo di minoranza che dovrà concordare le scelte sui singoli provvedimenti, scendendo a compromessi anche con il Pd.
Quello che un anno fa era l'unico gruppo d'opposizione, almeno dal punto di vista numerico, diventa il primo gruppo all'Ars, con 29 deputati, e in teoria potrebbe chiedere persino la poltrona di presidente dell'Ars, ruolo ricoperto al momento da Francesco Cascio (Pdl).
Leontini: "Siete abusivi"
"Il Pdl all’Ars esiste e non possono esistere altri Pdl.
Oggi si è tentato di spaccare la coesione del Popolo della Libertà ma non soltanto questo.
Mettiamo il caso, forse di fantapolitica, che domani si vada a votare: come si può presentare alle elezioni questo, che per me rimane fantomatico, Pdl Sicilia?
Quello del Pdl è innanzitutto un contrassegno elettorale, riconosciuto per legge. Non lo possono assolutamente usurpare.
Se vogliono proprio fare un nuovo gruppo all’Ars che lo chiamino in altro modo: suggerisco, magari, un semplice “Amici di Gianfranco…”.
Redazione
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