15/12/2009 22:35
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Domanda: che ruolo ha nella vita degli uomini di questa Italia il concetto di “nemico”?
Risposta: alla fine.
L’esortazione alla pugna e alla piazza -esaltando il dileggio e l’offesa, inasprendo toni e accenti- per combattere il “nemico politico” si tira appresso un grappolo di problemi e di questioni, il primo dei quali riguarda certamente la responsabilità civile e personale di chi, politicando male come l’onorevole Di Pietro, non ha condannato -senza se e senza ma- il gesto d’offesa nei confronti del nostro Presidente del Consiglio.
Ed ecco che la discussione inevitabilmente precipita sui “valori”, che non sono quelli contenuti nel simbolo e nel logo del partito del fascistissimo onorevole Di Pietro, che pure tanti italiani hanno votato. Fascistissimo? Fascistissimo. Punto.
Dicevamo dei “valori”, quelli veri, quelli di sempre: il ferimento del Presidente Berlusconi era da condannare, è da condannare, e sarà sempre da condannare. Punto e basta. La condanna del gesto è di per sé un “valore”, un grande “valore” democratico, simbolo della nostra antica civiltà. Non dovrebbe essere questa la vera idea di Libertà, condannare l’attacco alla dignità e alla vita di un uomo, di cui tanti oggi si fregiano come difensori quanto più ragionano abbarbicati ai loro pregiudizi politici –di comodo!- diventati -alla luce del tristissimo episodio- vuote giaculatorie?
E di grazia, perché dovremmo condannare il gesto contro il Presidente del Consiglio?
Perché siamo gente perbene, perché siamo un popolo civile, perché viviamo nella Repubblica più democratica –lasciatemelo dire- e bella del mondo, e soprattutto perché crediamo ancora nei veri e giusti “valori”, sovrani unici e assoluti del nostro vivere “libero” e quotidiano. Ecco il perché. Ed ecco pure i “valori”. Ed ecco la civiltà. Ecco tutto.
Però c’è qualcuno che si sbeffeggia della nostra intelligenza, sostenendo che l’attacco al Presidente è figlio del deperimento dei “valori globali” della nostra società civile cui Berlusconi ha contribuito a guastare con la sua politica “del male” e che tutto ciò che di brutale, violento, turpe e vergognoso viene commesso attorno a chi ci “mal governa” rientri nella sfera delle responsabilità proprie e di chi l’ha votato. Ossia, del quasi delitto Berlusconi saremmo tutti o quasi colpevoli, il che vale a dire che nessuno è colpevole.
Si vergogni quel porco che quelle cose ha detto o scritto e ha anche pensato. Si vergogni davvero quel qualcuno sempre pronto a “globalizzare le offese” facendo scomparire il principio della responsabilità personale. Perché di responsabilità personale qui si parla e si deve parlare. Guai a mettere la società civile, gli onesti, la gente perbene, i galantuomini, le nostre donne e i nostri bimbi nel paniere delle responsabilità allargate. E la responsabilità del gesto di violenza contro Berlusconi è da consegnare all’intima follia di quell’uomo, è responsabilità personale di quel tizio, e niente più, da condannare senza mezzi termini. Punto, basta e a capo.
Torniamo al concetto del nemico. L’odio e l’amore sono due istinti primordiali e compresenti nella natura dell’uomo alla ricerca di un equilibrio che viene continuamente raggiunto e continuamente viene perduto. Oggi assistiamo a una radicalizzazione dei due istinti. Sarà che la società è cambiata, sarà che la comunicazione è cambiata, comunque c’è in giro un irruente desiderio di vendetta, di odio, per veri o supposti soprusi fatti a noi stessi o alla collettività cui apparteniamo. Questo desiderio di vendetta, di odio, viene chiamato giustizia, dai giustizialisti in giacca e cravatta e dagli scribacchini di Repubblica al soldo dell’ingegnere Di Benedetti, ma in fondo di vendetta si tratta, con le sue ancelle, le signorine, indignazione presunta e rabbia biliosa. E armato di vendetta è stato il braccio dello squilibrato del predellino che ha colpito il Presidente Berlusconi. La vendetta ha determinato l’agire di quel pazzo. Vendetta personale, ci mancherebbe, odio personale, senza dubbio. Ma vendicarsi di chi. Vendetta per chi o per cosa. Per la libertà? Per la democrazia? Per la costituzione?
Vendetta Per la libertà: in un paese non libero sarebbe possibile dare del “bravo” ad un farabutto che attenta alla vita di un Capo di Stato?
Vendetta Per la democrazia: in un paese non democratico quanti Ing. De Benedetti potrebbero attaccare quotidianamente il proprio nemico d’impresa, dalle pagine del proprio giornale, allestendo bordelli di stato e lupanari repubblicani, plagiando le menti dei sinistri babbalucchi, di certa sinistri, e di certi babbalucchi, mica tutti! speranzosi ora della “scossa dalemiana” e domani della “spallata finiana” ?
Vendetta Per la Costituzione: in un paese non costituzionale quanti ex presidenti della repubblica potrebbero dire “no!, io non ci sto” ad una verifica del proprio portamonete dopo aver fatto sparire diversi miliardi delle vecchie lire dalle casse dello stato?
Siamo il popolo più vendicativo del mondo, ma a minchioneria manco scherziamo. Ed è per questo che ci meritiamo Berlusconi.
Auguri Presidente, di cuore.
La Redazione di Ragusanews
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