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Sabato 11 Febbraio 2012 - Aggiornato 11/02/2012 20:41 - Online: 148 - Visite: 8388607

15/12/2009 00:06

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Copai, truffa da 7 milioni di euro, perquisita la segreteria di Riccardo Minardo

Modica - La moglie in questione era quella dell'on. Riccardo Minardo. Sembrava insabbiata, e invece è riemersa l'inchiesta sul Copai, circa una presunta truffa di 7 milioni di euro.


Ragusanews, unico organo di informazione in provincia, ne aveva parlato in estate: la moglie di un  deputato regionale è coinvolta nell'affaire Copai.

E ora gli uomini del Comando provinciale, guidati da Francesco Fallica, hanno effettuato diverse perquisizioni  nelle abitazioni e nella segreteria politica del deputato regionale dell'Mpa Riccardo Minardo, nella sede del Copai e nell´abitazione del presidente Copai Sara Suizzo, e nell´appartamento di un segretario dell´on Minardo.

Le indagini riguardano la presunta truffa allo Stato e all´Unione Europea per oltre sette milioni di euro di contributi pubblici destinati alla realizzazione di un museo e di un centro polivalente a palazzo Pandolfi, in piazza delle Rimembranze a Pozzallo, dove c'è una sede del Copai.

Una decina gli iscritti nel registro degli indagati, tra cui la moglie di Riccardo Minardo, responsabili attuali  e passati del Copai, imprenditori, titolari e legali rappresentanti di ditte, alcune delle quali con sede all´estero.

L´ipotesi di reato prospettata a carico degli indagati sarebbe quella di associazione per delinquere finalizzata alla truffa in danno dello Stato e dell´Unione europea.

L'articolo del codice penale cui si riferisce l'ipotesi di accusa è il 640 bis, ovvero la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

 


La genesi dell'inchiesta

Le indagini delle Fiamme Gialle del comando provinciale prendevano le mosse circa un anno e mezzo fa dalla constatazione che dello sbandierato centro polivalente (attrezzato con le ultime dotazioni tecnologiche per consentire lo svolgimento di una vasta gamma di attività culturali, seminari di studi, convegni, ed altro) e del museo che avrebbe dovuto ospitare oltre che reperti archeologici anche testimonianze delle tradizioni popolari locali, non vi era neppure l'ombra, pur risalendo al 2006 le richieste di finanziamento (in  parte, a quanto pare, già erogate) all'Unione Europea e allo Stato.

Indagini coordinate, naturalmente, dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Modica.


E scava oggi e scava domani, sarebbero emerse una serie di fatturazioni fasulle per materiale mai mai acquistato.

Le indagini della Guardia di Finanza andrebbero, in buona pare, anche al di là dei confini nazionali (i Paesi dell'Est?).
Palazzo Pandolfi, in piazza della Rimembranza, è stato realizzato nel 1865, ben oltre 140 anni orsono cioè. Venne commissionato ad un noto architetto siciliano, lo stesso che aveva realizzato palazzo Giunta, senza limitazione di spesa dalla famiglia Pandolfi, di origine campana, trapiantata a Pozzallo per questioni di commercio. Era importante solo una cosa: oscurare palazzo Giunta. E bisogna dire che la realizzazione fu degna delle attese.

Attualmente una parte del palazzo è ancora di proprietà privata, mentre altra parte (quella occupata dal Copai), primo piano e parte del secondo piano è di proprietà della Provincia regionale.

Pare che l'inchiesta sia scattata  quando si è tenuta una prima iniziativa a Palazzo Pandolfi, organizzata dal Copai su temi urbanistici. Non ci fu dunque una inaugurazione ufficiale. In quell'occasione sarebbe emersa una denuncia da parte di uno dei convenuti che fece un giro all'interno dell'immobile  e rimase perplesso ritenendo che gli interventi eseguiti per la ristrutturazione della struttura non avevano riscontro con le somme ottenute tramite il finanziamento. Da qui sarebbe scattata, come si diceva, l'inchiesta che ha indotto la magistratura inquirente modicana a sottoporre al cosiddetto sequestro probatorio dell'immobile di Piazza Rimembranza con l'apposizione dei sigilli e l'affidamento in custodia giudiziale al Comune di Pozzallo nella persona di un dirigente.

 

Il sequestro di Palazzo Pandolfi

Il sequestro probatorio di palazzo Pandolfi s’inquadrava nella fase finale delle indagini condotte dai finanzieri, per acquisire ulteriore documentazione utile ad individuare i flussi finanziari e il percorso del denaro pubblico richiesto per la realizzazione del museo e centro polivalente. Una struttura ampia e funzionale, sicura e antisismica, attrezzata con le ultime dotazioni tecnologiche disponibile sul mercato, per consentire lo svolgimento di attività culturali, convegni e seminari di studi. L’annesso museo avrebbe dovuto ospitare reperti archeologici e testimonianze del passato, anche recente, relative agli usi, alle tradizioni e ai mestieri locali. E invece niente di tutto questo, nonostante parte dell’ingente somma pare fosse già nella disponibilità di richiedenti.

 

Gli acquisti all'estero

Le indagini dei finanzieri verterebbero in primis su quest’aspetto della vicenda: che fine avrebbe fatto il denaro pubblico? Per cosa sarebbe stato impiegato? Dove sarebbero le fatture relative alle attrezzature acquistate e delle quali non esisterebbe traccia? Le indagini travalicherebbero i confini nazionali, spingendosi anche all’estero, dove si troverebbero le ditte implicate nella vicenda e che avrebbero venduto, tra le altre cose, arredamenti e apparecchiature elettroniche ai responsabili del progetto di realizzazione del museo e del centro polivalente. Uno stratagemma, quello di acquistare all’estero, che sarebbe stato orchestrato con il duplice intento di sviare le indagini e di evitare il pagamento dell’iva al 20%.

 

Cosa è il Copai

Il Consorzio Promozione Area Iblea - società consortile mista pubblico - privata, fu fondato nel 1991 per progettare, realizzare e gestire il Programma di Iniziativa Comunitaria (PIC) Leader I.

Redazione

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