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Giovedì 17 Maggio 2012 - Aggiornato 17/05/2012 20:21 - Online: 208 - Visite: 8388607

28/12/2009 12:12

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Un caffè a Natale

Un caffè a Natale

Era Natale a Madrid. La città sembrava morta. Le sirene, i clacson, le marmitte delle auto tacevano. Notte di “Noche buena”. La Vigilia cioè. La metropolitana aveva già chiuso i battenti alle ventidue e i negozi avevano abbassato prestissimo le saracinesche come se qualcuno avesse imposto il coprifuoco.  Nessuno voleva mancare all’appuntamento annuale di celebrare il Natale intorno alla mensa della famiglia riunita. È l’unica notte dell’anno nella quale tutto si paralizza e tutto acquista una dimensione umana, sottraendosi alla logica del profitto che spinge la vita fino ai margini estremi della tolleranza.

A reti unificate, il re, Juan Carlos, aveva salutato in prima serata, attraverso la televisione, la sua gente, i suoi poveri, i suoi ammalati, i suoi soldati, dispersi per il resto del mondo nei contingenti militari di pace. Il re si era mostrato, nel salone delle udienze del suo palazzo privato “La zarzuela”, seduto accanto a un albero di Natale sobriamente decorato, ai piedi del quale faceva bella mostra, come tutti gli anni, un piccolo “nacimiento” napoletano dell’epoca di Carlo III.

Le campane della Cattedrale annunciavano l’imminenza della celebrazione della “Messa del Gallo”.

Mi coprii abbondantemente, anche se la notte non era particolarmente fredda, e m’incamminai verso la chiesa. I cancelli, ancora chiusi, avevano radunato una piccola folla. Molti italiani. Si facevano riconoscere per le esuberanze, le intemperanze, l’impazienza dell’attesa. Alcuni erano sardi. Altri di Milano.

La funzione religiosa si svolse in un clima raccolto di preghiera, allietata da canti magnifici magistralmente interpretati dall’ottimo coro della cattedrale. Così pure Il bacio della statuetta del bambino, offerta all’adorazione dei fedeli dalle mani del venerabile celebrante. Invece fu festoso il saluto del cardinale ai presenti. Individuale, affettuoso, con relativa foto a richiesta.

-Feliz Navidad. -Mi anticipò il prelato, riconoscendomi tra la folla e stringendomi la mano. -Anche quest’anno tra noi. Né Roma, né la Sicilia.-

-Sì, Eminenza. –Risposi con un timido sorriso.- Ogni anno, sempre, fino a quando Dio vorrà.-

Di corsa, verso casa. Una luna non piena brillava sui giardini del palazzo reale, a protezione del quale stranamente stazionava solo una macchina della Guardia Civil oltre alle mille telecamere accese. Salutai con un cenno della mano il piantone, imbacuccato nel suo cappotto per attutire i rigori della notte.

-Feliz Navidad- Mi gridò abbassando il vetro del finestrino dell’auto.

“Feliz Navidad!”, pensai, da un uomo che oggi non può celebrarla con la sua donna e i suoi bambini, eppure ne sente il fascino e l’importanza per augurarla.

Di fronte all’emiciclo del Senato, nel sottopassaggio, un altro uomo e un ragazzino, padre e figlio sicuramente, ristoravano con bevande calde e biscotti chi non aveva avuto la fortuna di una cena in famiglia e di una casa calda per dormirvi e ripararsi.

 

Sentirono il mio passo affrettato. Pensarono che fossi uno dei tanti vagabondi della notte.

-Gradisce una tazza di latte, caballero?- Mi gridò con una voce allegra l’adulto e mi si fece incontro.

-No. Grazie!- Esclamai confuso.- Ritorno a casa, dopo aver assistito alla funzione liturgica di mezzanotte in cattedrale. –Precisai, sentendo il bisogno di giustificarmi.

-Ah!- Esclamò l’uomo senza scomporsi. -Non importa! Se vuole favorire, posso offrirle ugualmente un goccio di caffè. -

Accettai. La sua carità non faceva ipocritamente distinzione come la mia tra ricchi e poveri, tra mendicanti e benestanti.

Mi sentii profondamente umiliato nella mia sciocca e superba presunzione borghese che mi faceva sentire unico, prescelto, salvato.

Li seguii con lo sguardo dopo averli ringraziato e salutato. L’adulto e il ragazzo si dirigevano verso Piazza di Spagna per confondersi tra i dolorosi e infreddoliti fantasmi dell’alba. Il passo leggero, come i pastori di quell’antica notte santa testimoniavano con il loro semplice eroismo l’incarnazione di una fede che non può essere scollegata dalla storia.

“Per loro  il Natale è una luminosa e splendida realtà.” –conclusi con amarezza, pensando ad alta voce. - “Per me e per tanti altri solo una magnifica opzione”.

 

Un Uomo Libero

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