03/01/2010 19:34
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Palermo - Dimagrire, snellire, semplificare. Sono queste le parole d´ordine in casa Unicredit e per il Banco di Sicilia, la più grande azienda dell´Isola, è alle porte una nuova riorganizzazione con tagli alle strutture direzionali, trasferimenti e valzer di poltrone. Una riorganizzazione che, secondo i sindacati, porterà a circa 600 esuberi.
Ma l´amministratore delegato Alessandro Profumo è stato chiaro: «Occorre diminuire il costo del lavoro», ha detto incontrando i segretari nazionali dei confederali.
Al di là del progetto della banca unica, con cancellazione degli organi di gestione, al Banco è alle porte anche una diminuzione delle direzioni delle reti commerciali, delle direzioni territoriali, un taglio negli appalti esterni, il tutto con un riduzione notevole del costo del personale e altri 600 esuberi stimati dai sindacati. Esuberi che si sommano a quelli in corso di smaltimento dopo l´operazione di fusione tra piazza Cordusio e piazzale Ungheria. Esuberi che l´amministratore delegato Alessandro Profumo non ha escluso, parlando con i segretari nazionali dei sindacati, di poter risolvere attraverso «mobilità nel gruppo», cioè con trasferimenti. «L´obiettivo è quello di mantenere un forte radicamento nel territorio, riducendo i passaggi interni», ripete da tempo ai sindacati l´amministratore delegato del Banco, Roberto Bertola.
Unicredit punta ad asciugare ancora il Banco. Mercoledì prossimo è in programma un consiglio d´amministrazione di piazza Cordusio dove si discuterà di alcune operazioni di dimagrimento per il Bds. Partendo dalla riduzione delle direzioni commerciali. Attualmente sono tre: a Palermo, Catania e Ragusa. I manager Unicredit vogliono ridurle a una soltanto, al massimo due fondendo Ragusa e Catania. Altra scure si annuncia sulle direzioni territoriali: oggi sono 32, entro giugno dovrebbero essere ridotte a 11. «Ma ai nuovi direttori territoriali saranno dati poteri di gestione pari a un amministratore delegato di una banca di credito cooperativo, per cercare di rendere più veloci le scelte decisionali e poter competere proprio con le piccole banche che in Sicilia sono molto attive», dicono da piazzale Ungheria.
Tagli anche agli appalti esterni: la lavorazione di back office del Bds, attualmente fatta in gran parte dalla Setesi, sarà trasferita in Romania. La Setesi, 150 dipendenti a Palermo, ha già annunciato che non rinnoverà 20 contratti. Altra novità riguarda i prestiti alle imprese: molte attività saranno trasferite da Unicredit Corporate al retail del Bds, il che significa che anche le aziende fino a 50 milioni di euro di fatturato saranno gestite dalla rete commerciale, e si annunciano nuovi esuberi nelle sedi Corporate siciliane. Queste operazioni di snellimento si aggiungono al progetto della banca unica, che prevede la fusione completa tra Unicredit e il Bds. Per il 16 marzo Profumo ha convocato un consiglio d´amministrazione proprio per dare l´ultimo nulla osta al progetto.
Il Banco non avrà più alcun organo autonomo: sparirà il consiglio d´amministrazione, saranno cancellate la direzione generale (250 dipendenti) e la direzione del personale. In bilico anche il marchio stesso del Bds, che però per un periodo transitorio potrebbe rimanere sulle insegne delle filiali dopo che un sondaggio, commissionato da Unicredit a una società specializzata, ha messo nero su bianco come «i clienti abbiano ancora un legame forte con il marchio Bds». «Comunque non c´è nulla di definito, l´obiettivo è quello di avviare una semplificazione organizzativa e aumentare il già forte radicamento con il territorio e soprattutto avvicinare ulteriormente il cliente alla banca», dice l´amministratore delegato, Bertola.
Secondo Fabi e Fisac Cgil, la riorganizzazione del Banco di Sicilia sulla carta porterebbe a circa 600 esuberi, che si aggiungono a quelli del dopo fusione con Unicredit, con il risultato che «in tre anni il Banco ha perso oltre 2 mila unità lavorative». Unità che non verranno mai rimpiazzate con nuove assunzioni. Profumo avrebbe già detto ai sindacati nazionali che il primo obiettivo per il 2010 è quello di ridurre il costo del lavoro e che non esclude l´ipotesi di mobilità interne per far fronte a eventuali esuberi e, in caso di nuove assunzioni che non avverranno comunque quest´anno, potrebbero essere utilizzati i contratti «complementari»: il che significa che un neo assunto guadagnerà circa il 20 per cento in meno di quanto prevede il contratto d´apprendistato bancario.
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