Venerdì 10 Febbraio 2012 - Aggiornato 10/02/2012 22:03 - Online: 171 - Visite: 8388607
12/01/2010 10:41
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Modica - “Ci hanno messo in mezzo alle loro beghe e noi siamo costretti a pagarne le conseguenze”. E’ il ritornello che risuona tra i 27 giovani dipendenti del Copai, il Consorzio per la promozione dell’area iblea. Lamentano il mancato pagamento degli stipendi a partire dallo scorso mese di aprile. “Cioè da sempre – spiegano -. Abbiamo iniziato, dopo un concorso, con dei corsi di formazione relativi a diversi ambiti. Quelli che siamo qui a protestare oggi e che siamo rimasti come dipendenti del Consorzio siamo coloro che abbiamo frequentato tre corsi, uno relativo agli impianti di depurazione, uno per esperti turistici ed un altro nell’ambito delle risorse idropotabili. Dopo il corso di formazione, per il quale – aggiunge uno dei ragazzi in protesta – attendiamo anche di ricevere quell’euro e 50 centesimi per ogni ora di lezione, abbiamo effettuato il previsto periodo di stage. Al termine di questo – continuano – ci hanno proposto un contratto co.co.pro., “atipico” perché comunque lavoriamo per otto ore al giorno. Abbiamo firmato questi contratti che prevedeva il pagamento di 1000 euro lordi mensili e che aveva la durata di dodici mesi. Abbiamo iniziato a lavorare ai singoli progetti nel mese di aprile, fermandoci a luglio ed agosto, ma fino ad oggi non abbiamo ricevuto nemmeno un euro!”. “Tra l’altro – spiegano altri ragazzi del gruppo in protesta – a quanto ci è dato sapere non hanno pagato nemmeno i docenti dei corsi di formazione!”.
La protesta avviata ieri “e che non si concluderà – annunciano – sino a quando non sarà fatta chiarezza”, si basa oltre che sul mancato pagamento, anche sul “rimpallo di responsabilità” tra la Provincia regionale di Ragusa, ente a cui il Copai fa capo a livello finanziario, e lo stesso Consorzio. “Abbiamo incontrato il Presidente della Provincia, Franco Antoci – dicono i dipendenti del consorzio di promozione dell’area iblea – e questi ci ha assicurato di avere già erogato 600mila euro all’indirizzo del Consorzio, quale anticipo dei 2mln complessivi dovuti. Di questi soldi Antoci ci ha detto di averne richiesto un rendiconto che però non è ancora stato recapitato all’ente di viale del Fante. Abbiamo chiesto quindi conto e ragione ai vertici del Consorzio e ci è stato risposto che, a causa dell’apposizione dei sigilli da parte della Guardia di Finanza in alcuni locali ed il sequestro di alcuni documenti, non è possibile procedere alla rendicontazione. Quindi – dicono ancora i dipendenti – a quanto ci è dato sapere, questi soldi non possono essere impiegati per erogare quanto ci spetta”.
La situazione dunque appare quanto mai ingarbugliata, alla luce anche delle altre vicende, di carattere giudiziario, che riguardano il Consorzio presieduto da Sara Guizzo. “A noi di quanto sta accadendo in altre sedi non interessa – fanno sapere i giovani dipendenti -. Noi abbiamo firmato un contratto, abbiamo lavorato, abbiamo prodotto progetti eventualmente finanziabili e dunque ci spetta quanto dovuto. Continueremo la nostra protesta e stiamo pensando seriamente di adire le vie legali”.
Giorgio Caruso
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